domenica, 29 Gennaio 2023

La felicità è una cosa semplice? No, e nemmeno troppo scontata

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Una delle domande più mainstream e abusate di sempre – e a cui noi adulti non riusciamo mai a dare una risposta –  è “Che cos’è la felicità?”. Un bambino sa sempre cosa rispondere a questa domanda. Per i bambini, la felicità è un concetto semplice: giocare con i compagni, pitturare, andare in bici con papà, fare i dolci con la mamma. È per noi adulti che la faccenda si complica. Il concetto di felicità ‘da grandi’ non è per niente legato ai sentimenti e alla bellezza delle piccole cose. Piuttosto, è legato al nostro posto nel mondo (e nel web):  democrazia, qualità della vita, benessere, Pil – e, da poco, anche i social – sono tra le variabili principali che indicano quanto siamo felici noi adulti. E a misurare la nostra felicità ci pensa, ormai dal 2012, il World Happiness Report 2019, che misura il livello di felicità di 156 Paesi nel mondo. La classifica è calcolata sulla base di indici quali Pil pro capite, sostegno sociale, aspettativa di vita, serenità nel poter compiere scelte, generosità e percezione della corruzione. Al primo posto – anche quest’anno – la Finlandia, seguita da Danimarca e Norvegia sul podio e Islanda, Paesi Bassi e Svizzera subito dopo, Paesi che da anni hanno consolidato la loro good reputation come posti della felicità. Merito delle politiche che i governi di questi Paesi hanno messo in pratica, come lo universal basic income finlandese e la parità salariale sancita per legge dal governo islandese, per citare qualche esempio.
Buone nuove per l’Italia, per fortuna, che guadagna nove posizioni rispetto all’anno scorso collocandosi al 36° posto (dal 47° del 2018). È chiaro, però, che nonostante i progressi – all’evidenza – resta sempre lontana dal nord Europa. La debolezza del nostro Paese starebbe – a detta di Andrea Illy, presidente della Fondazione Ernesto Illy, che sostiene l’iniziativa del World Happiness Report – «nell’individualismo italiano, unito all’opportunismo». Una critica che ha una certa familiarità con lo stato attuale delle cose, in cui si fa a gara a chi, prima di tutti, promette sicurezza e benessere. Efficacia dell’azione pubblica, Stato di diritto, certezza della legge, qualità delle norme e riduzione della corruzione sono le quattro componenti che definiscono il buongoverno e determinano la felicità collettiva. Ed ecco così spiegata la posizione dell’Italia.

Nel complesso il Rapporto è diventato un punto di riferimento negli anni per misurare l’andamento della felicità dei Paesi. Uno dei temi centrali di quest’anno è il rapporto tra “felicità e comunità” per sottolineare appunto come benessere percepito, appagamento e qualità della vita non siano fenomeni individuali. Testimoni gli evidenti «legami tra la nostra felicità e la qualità del governo» e gli effetti positivi che i comportamenti  «pro-sociali» generano su noi stessi, come l’altruismo che ci rende più felici. A dare un contributo ai nostri sorrisi anche la trasformazione digitale, mentre l’economia è uno dei perni principali per costruire la nostra felicità. Un fattore determinante è, infatti, la diseguaglianza in quanto un aumento delle disparità porta con sé disagio collettivo e sofferenza. Insieme agli altri fattori individuati nel Rapporto, ovvero il reddito pro-capite, il sostegno sociale (non solo il welfare, ma anche altre reti di solidarietà), un’aspettativa di vita sana, la libertà di fare scelte fondamentali, la generosità e l’assenza di corruzione. E, poi, la novità del 2019: i social media – il dato allarmante del Rapporto – individuati come la causa di «un’epidemia mondiale di nuove dipendenze». Dipendenze che si manifestano in chi sceglie, ormai, vacanze e pranzi in base agli hashtag e ai posti più instagrammabili.

Misurare la felicità, quindi, diventa utile per capire percezioni e andamenti. Ma raccogliere tutto in una classifica può rivelarsi un’operazione imperfetta, secondo lo psicosociologo Enrico Frinzi, che più volte si è interrogato sul tema della felicità. Per Frinzi, infatti, la percezione dipende dai posti dove c’è comunità e il 52% degli italiani tra i 18 e i 70 anni – da una sua ricerca – si dichiara felice e realizzato, pur riconoscendo che un buon 48% degli italiani è affetto dalla «malattia del futuro» provocata da un «azzeramento della prospettiva». Non si tratta di mettere la polvere sotto il tappeto, ma – a voler essere ottimisti insieme a Frinzi- «l’Italia sta trovando una strada o, quantomeno, non l’ha persa». Nonostante rimangano il menefreghismo e l’ostilità per il diverso «c’è comunque un pezzo di Paese che esprime un volto diverso», un «quadro in evoluzione che in ogni modo si sviluppa su una geografia variegata». Così, senza andare alla ricerca della felicità in Finlandia, basta scendere tra i borghi del Sud Italia, dove è più facile avere «relazioni felicitanti». E l’obiettivo, per Frinzi, dovrebbe essere lavorare, dall’alto, per attrezzare il Sud in «termini di servizi», incoraggiando le comunità e le buone pratiche per spingere a far restare soprattutto i giovani. Il punto è che la felicità, in Italia, dipende anche – ma non solo – dal gap strutturale che si trascina da innumerevoli anni in questa disparità Nord-Sud, con il primo sempre più popolato dal secondo e quest’ultimo abbandonato in una condizione di impoverimento, culturale ed economico.

Ad ogni modo, sarebbe fin troppo bello – e utopistico – trovare la felicità in una classifica. Ferme restando le best practices dei Paesi scandinavi, rimane la natura dell’uomo. Non c’è welfare che tenga, infatti, di fronte all’insoddisfazione che da sempre caratterizza l’uomo e che, per la sua condizione di finitezza,  lo spinge costantemente a desiderare di più. Chi crede di trovare la felicità nel freddo dei Paesi scandinavi deve, perciò, tenere conto anche dell’altra faccia della medaglia, ovvero la percentuale, tra le più alte in Europa, dei tassi di suicidi in questi posti della felicità.

Insomma, non è facile trovare la felicità, anche lì dove sembra scontata. Ma, almeno, nella continua ricerca di un sano equilibrio tra economia e benessere, uguaglianza e democrazia, abbiamo una certezza: nella ricetta della felicità c’è sicuramente la pizza, il cibo che ci regala più gioie, e che mette sempre d’accordo tutti.   

 

di Elania Zito

[dt_quote]La debolezza del nostro Paese starebbe – a detta di Andrea Illy, presidente della Fondazione Ernesto Illy, che sostiene l’iniziativa del World Happiness Report – «nell’individualismo italiano, unito all’opportunismo». Una critica che ha una certa familiarità con lo stato attuale delle cose, in cui si fa a gara a chi, prima di tutti, promette sicurezza e benessere. [/dt_quote]

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