lunedì, 20 Settembre 2021

La disinformazione non corre sul web

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Scarsa trasparenza, poca concorrenza, disinformazione, sono molte le accuse mosse alla rete. Come spesso accade davanti a un problema, c’è chi cerca soluzioni e chi prima riflette su origine ed eventuali artefici. Una delle sfide si chiama disinformazione e i nemici vengono identificati nelle fake news. Già da tempo si ipotizzano colpevoli, cause e soluzioni. L’Unione Europea ad esempio ha raggruppato degli esperti guidati da Mariya Gabriel, che in Commissione ha la responsabilità dell’economia e società digitale.

Il gruppo ha precisato che vi è differenza tra disinformazione e bufale e ritiene che contribuisca alla prima tutto ciò che è falso, non accurato, fuorviante e che viene diffuso intenzionalmente. Intanto l’83% degli europei ritiene che le fake news possano costituire un rischio per la democrazia e considerano più affidabili i media tradizionali, in particolare la radio raggiunge il 70% della fiducia, la tv il 66% e la carta stampata il 63%. Al contrario i giornali online si fermano al 47% e i social network e le app di messaggistica addirittura al 26%. I dati sono stati elaborati da Eurobarometer sulla base di 26mila interviste e sono in linea con quelli di una consultazione pubblica, secondo cui peraltro, il fact checking successivo non è efficace per contrastare la disinformazione.

Da un lato quindi, le Istituzioni europee si occupano della disinformazione veicolata dalla rete, dall’altra i cittadini concordano nel non fidarsi del Web. In realtà notizie false o inesatte sono sempre esistite e hanno sfruttato i mezzi di volta in volta a disposizione per diffondersi. Più che contrastare alla radice il fenomeno e interrogarsi su come favorire la capacità di discernimento delle persone tuttavia, si punta il dito contro la rete.

Per capire le responsabilità di Facebook viene chiesta maggiore trasparenza. Su Politico Europe, Mark Scott ha scritto che il social network permette a soggetti esterni di accedere ai dati delle pagine pubbliche ma non a quelli degli account privati, adducendo motivi di privacy. Ciò vuol dire che per stimare la diffusione delle notizie false o inesatte, ci si deve basare su approssimazioni. Più facile è risalire ai dati di Twitter i cui contenuti sono prevalentemente pubblici, ma nell’articolo richiamato, viene ricordato che in Usa gli utenti della piattaforma dai 280 caratteri sono svariati milioni, invece ad esempio in Italia gli utenti di Facebook sono 25 milioni e quelli di Twitter solo 2.

Eppure, come abbiamo ricordato la settimana scorsa, pare che le fake news tendano a essere condivise in maniera più capillare e veloce proprio su Twitter. In particolare, come riporta il Guardian, i ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) hanno esaminato circa 125,000 contenuti ritwittati 4,5 milioni di volte e hanno trovato che una notizia vera impiega sei volte in più di una falsa a raggiungere 1500 persone.

Dove sta andando dunque il web? Probabilmente non si può non rispondere se non con le parole usate dal suo inventore Tim Berners-Lee in una lettera aperta. Come riporta ancora una volta il Guardian, la difficoltà della rete risiede nel fatto che poche piattaforme concentrino gran parte del potere e controllino dunque la condivisione di contenuti, che sono d’altronde idee e opinioni delle persone.

In passato vi era una miriade di blog e siti web, oggi invece l’87% delle ricerche è monopolizzato da Google, Facebook conta 2,2 miliardi di utenti attivi ogni mese ed entrambe, insieme a Youtube e Instagram rappresentano il 60% delle inserzioni pubblicitarie totali. Secondo Berners-Lee bisogna attuare una regolamentazione e sfatare due miti: la pubblicità non è l’unico modello di business per le piattaforme online, e soprattutto non è tardi per cambiare il modo in cui esse operano. Bisogna però impegnarsi perché vi è anche un altro problema da risolvere e si chiama “digital divide”, in altre parole la disuguaglianza passa anche dal web. Non poter accedere alla rete equivale a disporre di minori occasioni di apprendimento e perché no, di guadagno.

La rete opera in velocità e, a quanto pare, anche le soluzioni alle sue tante questioni irrisolte devono essere trovate in fretta.

 

di Giusy Russo

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