lunedì, 20 Settembre 2021

L’India vista dal suo interno: intervista a Vincenzo De Luca, Ambasciatore italiano in India

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Manuela Scognamiglio
Napoletana doc, vive a Milano e lavora nell'ambito del Digital Engagement e Intrattenimento. È appassionata di lingue e comunicazione. Apprezza le sfide, il coinvolgimento internazionale e la conoscenza, così come il confronto con le persone. Crede nella condivisione delle esperienze, nella creazione di opportunità e nel cambiamento.

Abbiamo intervistato Vincenzo De Luca, Ambasciatore in India, che ha raccontato un Paese complesso come l’India sotto vari aspetti, da quello geopolitico a quello sanitario.

Vincenzo De Luca

Come si colloca l’India nel palcoscenico internazionale e qual è il suo ruolo geopolitico in rapporto a Stati Uniti, Russia e Cina?

A partire dagli anni ’90, l’India si sta affermando come potenza economica crescente. I tassi di aumento della produzione, dal ‘91 fino ad oggi, sono stati molto elevati; negli ultimi anni, addirittura più elevati di quelli della Cina. Grazie a politiche favorevoli agli investimenti indiani e internazionali, il Paese ha accresciuto notevolmente il tasso di sviluppo, con alcune aree urbane più avanzate come Delhi, Mumbai e Bangalore.

Grazie a questa performance economica positiva e alla sua popolazione significativa, che conta 1 miliardo e 380 milioni di abitanti, l’India esercita un ruolo importante già storicamente in Asia e sempre di più sulla scena globale.

Tra l’altro, l’India vanta anche una stabilità governativa importante: nell’ultimo ventennio, si sono alternati governi del Partito del Popolo Indiano (BJP) di Modi e del Partito del Congresso Nazionale Indiano (INC), ma sempre con lunghi mandati. Il mandato di Modi è iniziato nel 2014 e continua ancora oggi: questa prospettiva lunga di governo consente di avere possibilità di continuità anche nell’azione internazionale.

Dal punto di vista del suo posizionamento, l’India si muove in una logica di multipolarismo: ha sviluppato, soprattutto negli ultimi anni, molti rapporti con l’Unione Europea e in particolare con l’Italia. Si è resa protagonista di diverse iniziative bilaterali anche in campi molto innovativi come l’International Solar Alliance (abbiamo firmato come Italia l’atto di adesione nel marzo scorso), la Coalition for Disaster Resilient Infrastructure (CDRI) ed è in questo momento nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per un biennio.

L’India è quindi una potenza molto importante nello scacchiere dell’Indopacifico (area in cui si concentrerà buona parte della crescita del PIL mondiale nei prossimi decenni), dove cerca di promuovere una politica di equilibrio, affermando una sua azione a favore di un multilateralismo più efficace. Sui piani economico, digitale e ambientale, ci sono stati molti accordi di apertura, di negoziato con l’Unione Europea, con i principali paesi europei e con gli Stati Uniti, ma anche con Giappone e Australia.

Quali sono le principali sfide della democrazia indiana? Come assicura il benessere della propria popolazione?

La democrazia indiana è oggetto di una storia molto interessante: è stata sin dall’inizio una sfida quella di riuscire a sviluppare un modello democratico in un paese con forti squilibri sociali al momento dell’indipendenza, quando l’India aveva una partecipazione al PIL globale del 4%, contro il 24% nella prima metà dell’800, con forti aree di sottosviluppo dentro il paese. Ma i governi che si sono succeduti sono riusciti a rilanciare la crescita economica e assicurare una maggiore diffusione del benessere, potendo così sviluppare un sistema democratico vero e proprio, con la partecipazione al voto più alta al mondo (oltre 800 milioni di cittadini).

Nonostante squilibri e difficoltà interne, diversità dal punto di vista etnico, religioso e culturale, l’India è riuscita sempre a mantenere un sistema democratico che garantisce partecipazione al voto, pluripartitismo, assetto federale tra lo stato centrale e i 29 stati locali. La costituzione è stata opera di 3 anni di lavoro dopo la fine del dominio britannico, contiene oltre 400 articoli, ed è molto in grado di rappresentare le diverse culture e istanze istituzionali della società.

È un Paese che partecipa molto al dibattito politico sulla stampa, adesso anche sui social, quindi è un paese di vivacità, ricchezza, diversità e originalità per quanto riguarda un percorso democratico che si è sviluppato con una Costituzione adottata solamente 75 anni fa e che oggi ancora è viva e dà una prospettiva di continuità istituzionale al paese.

Io ritengo la democrazia indiana un esempio che bisogna far conoscere meglio; non è facile per un paese di queste dimensioni costruire un modello democratico, preservarlo, svilupparlo, elaborarlo e consolidarlo nel corso del tempo. E questo è il motivo per cui Stati Uniti ed Europa guardano l’India con particolare interesse.

In che modo l’India ha gestito la crisi sanitaria da Covid-19 e come si è distinta rispetto agli altri grandi paesi?

L’India, nel 2020, dopo la diffusione del Covid prima in Cina e poi in Europa e in Italia, ha adottato immediatamente delle misure di lockdown per circa 2 mesi. Queste misure molto stringenti hanno consentito di contenere la dimensione del contagio. Poi, quest’anno, nel mese di marzo, c’è stata una seconda ondata molto devastante dal punto di vista dei numeri.

Il governo ha avviato la produzione di vaccini: il Covishield, su licenza AstraZeneca, e il Covaxin. Teniamo presente che l’India è un po’ la farmacia del mondo: è il Paese che fabbrica il più alto numero di medicinali, in particolare quelli generici, e anche sui vaccini ha un elevato potenziale. Naturalmente, la seconda ondata ha un po’ rallentato la possibilità dell’India di esportare vaccini; in compenso però il tasso di crescita della vaccinazione in India è significativamente cresciuto nelle ultime settimane. Sono arrivati fino a 12 milioni di somministrazioni in una sola giornata, e attualmente a 600 milioni di dosi di vaccini somministrate complessivamente; anche se ancora un numero limitato rispetto alle esigenze di una copertura rassicurante (bisognerebbe arrivare al 70-75% della popolazione vaccinata con 2 dosi, quindi a 1 miliardo di persone). Comunque, penso che da qui all’autunno si raggiungerà una percentuale molto significativa di vaccinati.

Il paese ha sempre cercato una collaborazione internazionale per far fronte all’emergenza, con l’OMS, l’Europa, l’Italia, per quanto riguarda ossigeno e medicinali. In particolare, abbiamo avuto diverse iniziative di scambio di esperienza tra governi italiano e indiano, partendo da una fortissima collaborazione quando c’è stata la prima ondata di Covid sia in Italia che in India per quanto riguarda l’evacuazione degli italiani in India (oltre 1100) e viceversa. Attualmente, stiamo proponendo dei progetti di collaborazione per la ricerca in tale settore.

Qual è lo stato dei rapporti tra Europa/Italia ed India, anche alla luce dei 18 mesi di crisi pandemica?

I rapporti tra Italia, Europa e India hanno conosciuto uno slancio molto significativo negli ultimi 2-3 anni, in particolare nell’ultimo Summit tra India ed Europa, che si è svolto ad Oporto, sotto presidenza portoghese. Lì, è stato deciso di avviare i negoziati per un accordo di libero scambio, per un accordo sulla protezione degli investimenti e sull’indicazione geografica. Se questi accordi avranno i risultati che ci auguriamo in tempi brevi, saranno un ulteriore segnale positivo per gli investimenti europei in India.

In occasione dei prossimi round negoziali in termini di sostenibilità tra Europa e India, che avverranno in particolare durante la COP 26 che si terrà a Glasgow (di cui l’Italia sarà co-presidente insieme al Regno Unito), l’Italia sta giocando un ruolo di primissimo piano, soprattutto per quanto riguarda la partnership sulla transizione energetica. Tale partnership chiama in causa investimenti e tecnologie per le quali l’Italia vanta una leadership in campo europeo: per quanto riguarda le rinnovabili (Enel), per quanto riguarda il gas e l’idrogeno (Snam), per quanto riguarda le reti (Terna), per quanto riguarda la chimica verde e i biocarburanti (Eni e Maire Technimont).

Un altro capitolo interessante è quello dell’incrocio tra manifattura e digitale. Noi, Italia, siamo il secondo paese manifatturiero in Europa; l’India è la super potenza dell’Asia sul digitale. Bangalore e Karnataka sono considerate la Silicon Valley dell’Asia. Stiamo cercando di sfruttare anche questo potenziale nel rapporto tra Italia, Europa e India.

Sono cresciuti molto anche gli scambi universitari; in Italia, abbiamo oltre 5mila studenti indiani (purtroppo abbiamo avuto delle restrizioni nei mesi scorsi per via del Covid ma stiamo riaprendo); questo significa un grande patrimonio, una connessione people to people, un arricchimento dal punto di vista del know-how, la possibilità di formare i quadri indiani in Italia ma anche opportunità per gli studenti italiani in India. Si apre una prospettiva interessantissima per i prossimi 10 anni.

Questa crescente collaborazione è stata probabilmente anche accelerata da Brexit che oggi sta ulteriormente favorendo un rapporto più diretto sia con l’UE in quanto tale, sia con i principali partner europei, che sono Germania, Francia e Italia. Quindi c’è una grande opportunità per il sistema economico italiano, per il mondo della ricerca italiana, per il mondo della cultura e università.

Naturalmente, per l’Europa e per l’Italia, il rapporto con l’India deve essere un rapporto di medio-lungo periodo: non bisogna pensare che tutto si risolve in breve tempo, anche dal punto di vista degli investimenti. Però il quadro è un quadro di stabilità, di accoglienza degli investimenti, anche in settori strategici come quelli della difesa, dell’alta tecnologia, della manifattura avanzata, delle biotecnologie, della scienza, della ricerca.

In che modo la pandemia ha cambiato e cambierà gli equilibri sociali, economici e politici in India? È possibile pronosticare una crescita del Paese?

Dopo la pandemia, c’è molta più attenzione alle politiche sociali e sanitarie. Come abbiamo scoperto in tutti i Paesi del mondo, la pandemia chiama in causa la necessità di avere servizi sanitari il più possibile universali e che siano in grado di offrire quell’assistenza necessaria in quanto gli effetti vanno al di là dei singoli territori e Paesi. La sicurezza dei grandi Paesi e del mondo è data anche da un quadro di assistenza sanitaria adeguato. La pandemia quindi accelererà la spesa in campo sanitario.

La pandemia ha sviluppato anche molto i processi di digitalizzazione, in modo particolare in India direi, almeno per quanto riguarda i rapporti e le comunicazioni. Qui, abbiamo trovato estrema facilità sin dal primo giorno di lockdown ad avere iniziative online, con piattaforme che funzionano, grande proattività e reattività di tutti i partner istituzionali ed economici. L’Italia è stato il primo paese a promuovere una piattaforma digitale con Investindia per favorire rapporti diretti delle nostre imprese con i partner indiani.

L’India avrà un ruolo anche importante nel G20, nei vari suoi formati: è comunque un paese di peso dal punto di vista economico, sociale, politico e con il governo italiano stiamo avendo rapporti molto stretti. C’è stata, la settimana scorsa, in preparazione del G20, una call molto significativa tra i primi ministri Draghi e Modi. Ci saranno altri appuntamenti, quindi io vedo una situazione di grande sviluppo dei rapporti.

Quest’anno, tra l’altro, abbiamo promosso l’anno della cultura italiana in India e l’anno della cultura indiana in Italia; nonostante il Covid, abbiamo organizzato, sia online che in presenza, iniziative significative in campo cinematografico. L’anno scorso, l’Italia è stata paese ospite dell’industria di Bollywood (online). Proprio oggi [sabato 4 settembre, NdR] abbiamo avuto un focus India al Festival di Venezia. Abbiamo promosso analoghe iniziative nel campo del design, della moda, dell’arte.

Insomma, le prospettive sono estremamente interessanti, il nostro lavoro qui è appassionante!

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