mercoledì, 04 Agosto 2021

Intelligenze artificiali e multiple secondo David Orban

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 Parlare con David Orban significa fare i conti con l’interrogativo spiazzante che l’ha reso famoso e che è rivolto come una terapia personalizzata a ciascuno di noi: «What is the question I should be asking?», qual è la domanda che dovrei pormi?

E questa, finalmente, si materializza dopo una lunga chiacchierata, come un’illuminazione: «Siamo pronti a cambiare?». Sì, no, forse… Non occorre formulare una risposta immediata, perché la sfida riguarda la domanda stessa, tanto complicata e cangiante è nelle sue conseguenze.

Orban la giustifica con questo ragionamento: «Oggi la sfida nasce dalla nostra progressiva immortalità: le persone vivono 90 anni e oltre e le loro sono vite attivissime, prevalentemente intellettuali. Però ci si deve confrontare con una realtà che si trasforma intorno a noi e dobbiamo quindi sforzarci per cambiare senza sosta e continuare a essere parte del mondo. Non è il bambino che nascerà sulla Stazione Spaziale a doversi preoccupare, piuttosto l’adulto di adesso che si trova a lavorare in un ambiente in totale metamorfosi». Ecco, appunto, uno dei semi da cui sboccia la domanda delle domande: siamo davvero pronti a cambiare?

Molteplice come il suo interrogativo-chiave, Orban viene variamente definito guru, businessman e influencer. Docente della Singularity University, l’istituzione creata nella Silicon Valley da altri due visionari – Peter Diamandis e Ray Kurzweil – per offrire nuovi pensieri e nuovi approcci al futuro imminente, è considerato tra i massimi esperti di «tecnologie esponenziali»: rappresentano l’impetuoso intreccio di tecnoscienza che sta rivoluzionando la nostra quotidianità, cancellando cose e mestieri e inventando situazioni inedite. Biologia sintetica, robotica e Intelligenza Artificiale rappresentano gli esempi più clamorosi.

David Orban, a proposito di «cambiamento», condivide la provocazione di chi sostiene che dobbiamo imparare a pensare come scienziati?

«In realtà pensare da scienziato è lo stato naturale di ogni essere umano. Quando lancio una palla, il cervello risolve equazioni differenziali in tempo reale e allo stesso modo le superstizioni derivano da un eccesso di capacità di riconoscere dei “pattern”, dei modelli, anche là dove non esistono. Ora viviamo un momento storico in cui possiamo abbandonare tutte quelle superstizioni e abbracciare spiegazioni finalmente affidabili e in grado di generare risultati desiderabili. Quindi, la mia risposta è sì: dobbiamo pensare da scienziati».

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