martedì, 22 Giugno 2021

Intelligenza artificiale e UE. Intervista a Mady Delvaux

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Il 25 aprile scorso la Commissione Europea ha adottato una Comunicazione sull’Intelligenza Artificiale in Europa. Con essa, l’Organo esecutivo dell’Unione intende proporre un approccio europeo all’A.I. basato su tre pilastri: anticipare i progressi tecnologici e incoraggiarne l’adozione da parte dei privati e del settore pubblico; prepararsi per i cambiamenti socio – economici connessi all’intelligenza artificiale; infine, assicurare che tutto ciò avvenga nell’ambito di un quadro normativo ed etico adeguato, tanto da prevedere per il 2019 l’elaborazione di un codice etico e di linee guida per l’interpretazione della direttiva sulla responsabilità sul prodotto.

Sulla Comunicazione si è immediatamente espressa Mady Delvaux, Deputata del Parlamento Europeo, vice Presidente della Commissione Giuridica e relatrice nel gennaio 2017 della proposta di risoluzione del Parlamento Europeo recante raccomandazioni alla Commissione concernenti norme di diritto civile sulla robotica.

Delvaux ha rimarcato pubblicamente come l’atto, giunto ad oltre un anno dalla proposta della Commissione giuridica, sia un buon passo nella giusta direzione, ma che non sia ancora abbastanza, soprattutto considerato il rischio che l’Europa resti indietro rispetto a Cina e Stati Uniti e che ogni ritardo incentivi gli Stati Membri ad adottare politiche nazionali sull’intelligenza artificiale che possono minare la coesione e frammentare il Mercato unico (anche quello digitale).

Ho potuto raggiungere Mady Delvaux e affrontare direttamente con lei il tema.

“Il mio primo rammarico – esordisce – è che la Commissione non abbia iniziato prima ad istituire gruppi di esperti e l’Alleanza per l’intelligenza artificiale. Ciò che viene annunciato ora è la preparazione di una strategia, non è ancora una strategia”.

È un giudizio chiaro, nonostante riconosca i molti aspetti positivi fra i quali l’impegno per la creazione effettiva dell’Alleanza entro luglio 2018 – impegno avviato con la sottoscrizione di una dichiarazione di cooperazione da parte di 24 Stati Membri e della Norvegia lo scorso 10 aprile a Bruxelles, nel corso del Digital Day – e l’invito, in marzo, a presentare domande per la selezione dei membri del Gruppo di esperti di alto livello sull’intelligenza artificiale.

Le ho chiesto, dunque, quali sono, a suo avviso, le priorità sulle quali è necessario concentrarsi e accelerare le azioni a supporto. “La standardizzazione: è stato appena istituito un Sotto Comitato ISO sulla standardizzazione dell’A.I. Sarebbe della massima importanza che l’industria europea investisse fortemente in questa sottocommissione per evitare che gli standard siano stabiliti esclusivamente dagli Stati Uniti e dalla Cina che ne detengono la presidenza e la vicepresidenza. Poi, la definizione di principi etici, cosa che intende fare la Commissione entro fine anno. Un’iniziativa da accogliere positivamente, quindi. E ancora, riesaminare le linee guida sulla sicurezza del prodotto: gli standard di safety sono stabiliti per garantire un livello di sicurezza in modo che i prodotti non rappresentino un pericolo per l’utilizzatore. Ma non esistono standard per la security, vale a dire per garantire un minimo di sicurezza informatica per impedire che i prodotti vengano violati troppo facilmente”.

“Chiarire i problemi relativi alla responsabilità – prosegue. Certamente non c’è una soluzione adatta a tutte le possibili applicazioni dell’A.I. Sarà necessario esaminare le domande e proporre soluzioni caso per caso. Per esempio, le auto senza conducente: chi sarà responsabile in caso di incidente quando non ci sarà più un conducente alla guida dell’auto?”.

Anche in questo caso, secondo Delvaux “se la Commissione non prende l’iniziativa di proporre una direttiva, vi è un grande rischio che ogni Stato membro decida da sé e che il mercato unico diventi ancora più frammentato di quanto non lo sia già. Alcuni Stati membri stanno legiferando (la Germania ha già una nuova legge sulle automobili). La Commissione afferma che l’attuale legislazione è sufficiente, cosa sulla quale non sono d’accordo. Così la direttiva sulla responsabilità sul prodotto – che consente al consumatore di chiedere un risarcimento al produttore in caso di difetto del prodotto – non conosce gli algoritmi: un algoritmo è un prodotto? A questa domanda non è stata data risposta”.

La conversazione con Mady Delvaux mi consente di tornare su alcune questioni particolari per le quali il parere dell’Eurodeputata mi sembra autorevole non solo per il suo ruolo e la sua maturità politica, ma anche per la sua lunga e specifica esperienza governativa.

La prima questione è quella che Delvaux ha inserito nella sezione della proposta di risoluzione dedicata a Educazione e lavoro e riguarda le strategie da adottarsi per il rafforzamento delle competenze digitali anche delle donne e per una sempre più ampia presenza femminile nell’industria digitale.

La mia impressione è che siamo molto indietro e che le azioni per colmare il gender gap in questo campo debbano essere maggiormente mirate, costanti e incentivate. “È un dato di fatto che la ricerca su intelligenza artificiale e ICT in generale è ampiamente dominata dagli uomini, anche se ci sono donne straordinarie in questo settore e le università e l’industria stanno cercando di mettere le donne al primo posto per dare un’immagine di correttezza politica. Sarà probabilmente necessario lanciare importanti campagne europee in parallelo in tutti i Paesi dell’Unione per incoraggiare le donne a intraprendere studi sulle ICT. La Commissione continua a sostenere che non ha giurisdizione sull’istruzione, il che è vero”.

Nella Comunicazione della Commissione si dà rilievo alla necessità di “incoraggiare la diversità.  Un maggior numero di donne e di persone di estrazione diversa, incluse le persone con disabilità, deve essere coinvolto nello sviluppo dell’A.I., in modo da assicurare che l’intelligenza artificiale sia non discriminatoria e inclusiva”.

Chiedo allora a Delvaux di parlarmi di Intelligenza Artificiale e gender bias, se è vero, ad esempio, che la robotica è ancora campo di studio e applicazione maschile e quanto un algoritmo può tener conto delle diversità se non è progettato da team portatori di diversità essi stessi.

“Per quanto riguarda la parzialità nell’A.I., a causa di un’eccessiva omogeneità dei programmatori, questo è un problema reale. Da qui l’importanza di incoraggiare le donne ad integrare questo mondo di algoritmi e intelligenza artificiale. Ma anche giovani e meno giovani provenienti da altri contesti sociali. In questo contesto sarà anche necessario prestare attenzione al pregiudizio nei database”.

“Da chi provengono i dati da cui l’A.I. apprende (uomini bianchi, benestanti, giovani, quartieri ricchi)? Penso che il problema sia identificato, almeno nei centri di ricerca. Ma è necessaria una maggiore trasparenza, soprattutto per quanto riguarda la ricerca privata, considerato che GAFA (Google, Facebook, Apple e Amazon) sta investendo molto in questo settore di ricerca e le loro banche dati non sono accessibili. La trasparenza sarà un principio importante nelle questioni etiche – conclude la Deputata, così come l’accesso ai dati una questione che potrebbe richiedere l’intervento del legislatore”.

 

di Francesca Sanesi

[dt_quote font_size=”normal”]il rischio è che l’Europa resti indietro rispetto a Cina e Stati Uniti e che ogni ritardo incentivi gli Stati Membri ad adottare politiche nazionali che possono minare la coesione e frammentare il Mercato unico
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