sabato, 31 Luglio 2021

Il vento vuole il mare aperto

Da non perdere

Luigi Santoro
Dopo la laurea in Filosofia (anzi, Scienze Filosofiche!) alla Federico II di Napoli si è messo a studiare il tedesco, cosa che l’ha spinto oltre il baratro della follia, sul cui ciglio vagava dopo aver scritto una tesi su Adorno. Invece di proseguire con la carriera dell’insegnamento ha deciso di voler avere a che fare con il mondo aziendale; ora non lavora in azienda. Scrive molto, vorrebbe leggere di più.

Articolo di Luigi Santoro

Con il suggestivo titolo “il vento vuole il mare aperto. Lo sviluppo dell’eolico offshore” si è aperto l’Energy Talk del 28 Aprile targato FOR a cui hanno partecipato Francesco Balestrino, Antonio Gentile e Luigi Giardino, Ammiraglio Ispettore del Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto con la moderazione di Claudio Velardi.

Il caso ha voluto che proprio la mattina del 28 il Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, abbia rilasciato un’intervista dal titolo intitolata dai quotidiani Via la burocrazia, ripartiamo da sole e vento.

Una coincidenza fortuita, soprattutto perché una delle tematiche trattate durante il talk era proprio la necessità di snellire e semplificare quei processi autorizzativi che, a causa delle lunghe tempistiche che attualmente richiedono, rappresentano il tallone d’Achille italiano. Nel PNRR sono state previste – come ha sottolineato Antonio Gentile – misure atte a favorire progetti innovativi offshore eolici ma anche solari. Del resto, il numero delle installazioni eoliche nell’UE ha beneficiato di una costante crescita tra il 2011 e il 2020 (nonostante i timori circa l’anno scorso), anno che ha consentito di raggiungere, ad oggi, i 220 GW di potenza installata nell’offshore. Germania – che con l’eolico soddisfa il 27% del fabbisogno energetico nazionale (in Danimarca si arriva al 48%) -, UK, Spagna e Francia guidano la classifica dei Paesi in tal senso “virtuosi”; e l’obiettivo europeo, da portare a termine entro il 2025, è dar vita ad altri 105 GW di impianti eolici a terra ed in mare.

Il caso italiano

In Italia (dove, con il 100% di impianti offshore, viene soddisfatto appena il 7% del fabbisogno energetico nazionale) si incorre nei tristemente noti ritardi burocratici; basti pensare che per autorizzare una nuova installazione possono trascorrere dai 5 ai 7 anni – cosa che, last but not least, scoraggia eventuali investitori interessati. Eppure, come illustrato da Francesco Balestrino, il nostro Paese offre interessanti possibilità che riguardano soprattutto le cosiddette floating installations, ovvero installazioni galleggianti. Saipem, a tal proposito, ha mostrato la volontà di accelerare lo sviluppo di progetti di energia eolica offshore in Italia con l’aiuto di enti ed associazioni presenti sul territorio; in Sardegna, per esempio, sono già state individuate aree su cui avviare progetti di fondazioni galleggianti. I vantaggi di strutture galleggianti – che sono comunque, ovviamente, ancorate ai fondali marini – sono di varia natura: innanzitutto, non sono deturpanti per il paesaggio né ostacolano le normali attività di pesca e il traffico marino, dovendo mantenere una distanza di almeno dieci miglia nautiche dalla costa. In secondo luogo, è relativamente semplice costruire l’installazione nei cantieri a terra per poi trainarla al largo – stesso discorso vale per le operazioni di manutenzione. Anche il progetto AGNES, nell’Adriatico – un mare generalmente calmo che favorisce tali progetti -, si basa sul floating,

Hub energetici e prossimi passi

Sarà proprio il progetto AGNES, il cui ambizioso obiettivo è essere il primo distretto energetico verde integrato, a rappresentare un hub energetico che vedrà l’utilizzo sinergico di eolico e fotovoltaico. 65 turbine eoliche ed un impianto fotovoltaico da 100 MW consentiranno la produzione – queste sono le previsioni – di 4000 tonnellate di idrogeno verde all’anno; utili alla causa saranno sicuramente i già presenti impianti oil&gas che potranno essere sfruttati per trasportare l’idrogeno sulla terra ferma. Saipem e il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) hanno poi percorso ulteriormente il sentiero dell’innovazione con il prototipo HEXAFLOAT, una soluzione che garantisce una buona risposta dinamica al funzionamento della pala eolica in mare e può adattarsi ai varie taglie di turbine eoliche. La struttura a pendolo vince le forze  dinamiche della eolica eolica mentre questa è in funzione mentre la parte sommersa rende la tecnologia più stabile. Com’è evidente, in Italia non mancano né le competenze né le condizioni per portare avanti progetti importanti rispetto alla transizione energetica; è però necessario intervenire sui suddetti tempi burocratici che ostacolano lo sviluppo italiano in tal senso.

L’incontro si è poi concluso con le parole dell’Ammiraglio Ispettore Luigi Giardino che ha sottolineato come il connubio mare-vento rappresenti una risorsa fondamentale; il mare, in particolare, è una risorsa inesauribile che va utilizzata ma con rispetto, quasi si trattasse di una sorta di timore reverenziale. Il vento, allo stesso modo, possiede una tremenda forza distruttiva ma può anche diventare – anzi, diventa –  una insostituibile fonte di energia alternativa. La stessa IMO (International Maritime Organisation) si è occupata delle wind farm; si tratta del resto di un territorio, questo, colmo di possibilità e che tocca vari ambiti dello sviluppo energetico futuro. E l’Italia è chiamata a fare la sua parte sulla strada che porta alla transizione energetica.

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