sabato, 27 Novembre 2021

Il valzer dell’energia tra divisioni e geopolitica

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Noel Angrisani
Laureato in Scienza della Politica, ha completato il suo percorso di studi con un master in Relazioni Istituzionali, Lobby e Comunicazione d'Impresa. Per due anni si è occupato di progettazione europea, successivamente ha lavorato presso un'agenzia di eventi corporate e B2B per il No-Profit. Dopo essersi cimentato nel public affairs, oggi lavora come consulente in ambito organizzazione e pianificazione.

Le fibrillazioni del mondo dell’energia proseguono senza sosta, così come le difficoltà di approvvigionamento. Nel corso di queste settimane si sono susseguiti incontri e appuntamenti per trovare possibili soluzioni, tra le più discusse in seno all’Unione Europea, lo stoccaggio e contratti comuni sul gas.

Com’era facilmente prevedibile, e in realtà come era già stato ampiamente dimostrato dalla controversa strategia comunitaria sui vaccini, l’idea di intraprendere un approccio comune anche sul caro-energia ha visto l’ennesima spaccatura all’interno dei paesi dell’Unione Europea. Le prime avvisaglie c’erano già state all’inizio di ottobre nel vertice informale a Brdo, tendenza confermata dal Consiglio europeo della scorsa settimana in cui, paradossalmente, si è discusso del solco che si è venuto a creare tra Polonia e Unione Europea in merito al primato del diritto comunitario sulla legislazione nazionale. A seguire il tema dei migranti, movimenti secondari e la potenziale costruzione di barriere fisiche con fondi comunitari, e infine, le note emozionali per l’ultimo vertice di Angela Merkel.

Crisi dell’energia e schieramenti

E la crisi energetica? La dialettica tra favorevoli e contrari ad un piano condiviso è stata in parte anestetizzata da dichiarazioni di circostanza e impegni generici: bisogna fare in fretta; si deve limitare l’aumento dei prezzi; agevolare la ripresa; salvaguardare la transizione ecologica; è necessario evitare ulteriori problemi ai cittadini ecc.

Vaghi annunci che si sono tradotti in un nulla di fatto nel vertice straordinario di martedì in Lussemburgo. Qui i 27 ministri dell’Energia si sono divisi in due schieramenti: il primo guidato dalla Spagna che chiede una riforma del mercato, con la creazione di riserve strategiche e acquisti di gruppo, oltre a ricalcolare il prezzo dell’elettricità all’ingrosso. Il secondo gruppo dei paesi del Nord-Europa, capeggiati dalla Germania restano, fermamente contrari a qualunque tipo di riordino.

Il “risultato” è stato l’ennesimo rinvio, per cui «non è stata trovata una posizione condivisa sull’adozione o meno di misure di intervento a livello UE, applicabili in tutti gli Stati membri», secondo quanto ha dichiarato il ministro dell’infrastrutture sloveno Vrtovec.

In vista del G20 e, soprattutto, dell’imminente COP 26 a Glasgow, l’irrisolutezza dei paesi comunitari rappresenta un pessimo biglietto da visita, incomprensibile, vista l’emergenza.
Non devono perciò destare stupore le annunciate defezioni – su tutti Russia e Cina – in vista di appuntamenti che si preannunciano decisivi, ma puntualmente rappresentano un’ottima passarella di buone intenzioni con rimando a più accurati pacchetti legislativi o analisi messianiche.

La casa brucia, le differenze esplodono

Come messo in evidenza da Alberto Clô su Rivista Energia «finché si è trattato di assumere impegni nel lungo-lunghissimo termine (2030-2050), oltre l’orizzonte politico-elettorale di chi governa, come sul Green Deal, tutto è parso facile e fattibile. Ora che la ‘casa brucia’ per l’esplodere dell’inattesa eppur prevedibile crisi energetica emergono le grandi differenze di situazioni, interessi, posizioni dei paesi dell’Unione».

La rincorsa ai (sempre più ridotti) dividendi elettorali in patria, un’affannosa ricerca di disegni condivisi a livello comunitario costantemente insoddisfacenti, una scarsa conoscenza delle logiche di mercato, la sottovalutazione dei rapporti di forza e degli equilibri geopolitici, oltre al perseguimento di strategie energetiche – quest’ultime costantemente riproposte nel goffo eco del Whatever it takes – dispendiose, ma scarsamente remunerative ci restituiscono un’istantanea sbiadita dell’Unione Europea e dei suoi membri.

Per l’inverno del nostro scontento – energetico e comunitario – il tiepido sole di Bruxelles non sarà glorioso.

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