mercoledì, 04 Agosto 2021

Il Sistema Pensionistico Italiano: quale futuro per i giovani?

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Da giovani, è difficile inquadrare il sistema pensionistico nella maniera più adeguata; d’altronde, come diceva Marie Von Ebner Eschenbach, “in giovinezza impariamo, in vecchiaia capiamo”.

In questo momento, il sistema pensionistico italiano è al centro di un dibattito e di un fermento tale che la comprensione, anche in più tarda età, diventa difficile.

Essenzialmente, il sistema pensione si suddivide in due filoni: pensione pubblica e fondo complementare. La pensione pubblica, fornita in Italia da INPS (Istituto Nazionale Previdenza Sociale) si suddivide a sua volta in diverse tipologie; una di queste, al centro della discussione pubblica, è Quota 100. Essa è una prestazione economica erogata, a domanda, ai lavoratori dipendenti e autonomi che maturano, nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 31 dicembre 2021, i requisiti prescritti dalla legge.

E il futuro?

È difficile dirlo con certezza, anche se ultimamente, nonostante le varie dichiarazioni rilasciate dal Ministro Gualtieri sulla difficoltà nel modificare “in corsa” la norma, vi sono aperture verso la possibilità di modificarla, portandola addirittura a Quota 101, come dichiarato ultimamente dal Ministro della Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone.

La previdenza complementare invece, come definita da INPS, è una forma di previdenza che si aggiunge a quella obbligatoria ma non la sostituisce. È fondata su un sistema di finanziamento a capitalizzazione, dove per ogni iscritto viene creato un conto individuale nel quale affluiscono i versamenti che vengono poi investiti nel mercato finanziario da gestori specializzati (in azioni, titoli di Stato, titoli obbligazionari, quote di fondi comuni di investimento ecc.) e che producono, nel tempo, rendimenti variabili in funzione dell’andamento dei mercati e delle scelte di gestione.

Una volta compresa la sua finalità, la previdenza complementare sembra essere uno strumento messo in campo per favorire i giovani all’avvicinamento al sistema pensionistico, ribellandosi così a quella visione, spesso sponsorizzata da Media e politici, secondo il quale se sei giovane oggi, tu la pensione non la vedrai mai.

 “Siamo in campo previdenziale” sostiene Maurizio Sarti, direttore di un fondo di previdenza complementare destinato ai lavoratori della Pubblica Amministrazione e della Sanità, Fondo Perseo Sirio: “Tu versi oggi e ciò che versi ritorna domani, ma questo non esiste nel normale comportamento delle persone, ancor di più adesso, anche se non era diverso anni addietro. Quando ero giovane, per fare un esempio, non c’era obbligo di assicurare l’auto per la responsabilità civile, il risultato era che nessuno ce l’aveva, con la conseguenza di un altissimo contenzioso.”

Per Maurizio Sarti quindi, non c’è davvero alcun dubbio: “se dovessimo ragionare in maniera razionale, non vi sarebbe nessuna ragione per non sottoscrivere un fondo di previdenza complementare. Essa è un risparmio conveniente dal punto di vista fiscale, dato che porta a risparmiare l’aliquota marginale dal 23 al 43%. Nel momento in cui prenderò la prestazione pagherò un’imposta che va dal 15% in giù, guadagnando 2 volte e la mia pensione complementare di domani tra il lordo e il netto avrà una differenza minima. Il risultato che ne deriva sarà che il gap previdenziale sarà completamente azzerato nel lungo periodo.”

Chiaramente, l’adesione a un fondo pensione negoziale, se consideriamo il fatto che stiamo andando incontro a mercati finanziari con rendimenti tendenziali annui inferiori al passato, presenta un altro vantaggio: il contributo del datore di lavoro, una liberalità che spetta al lavoratore che decide di conferire il proprio TFR (Trattamento di Fine Rapporto) alla forma di previdenza complementare. In parole più semplici, il lavoratore, aderendo a un fondo pensione negoziale, potrebbe contare su un numero di quote maggiore rispetto a quelle acquisite tramite il solo conferimento del TFR.

Ma allora, cos’è che manca?

“Noi abbiamo uno dei sostegni pubblici che copre di più in Europa” Prosegue Maurizio Sarti, “solo che è complicato da capire. Quando io ho cominciato a lavorare, ma anche anni dopo, fino agli anni ‘80, la pensione poteva essere tranquillamente calcolata anche da una scimmia. Il calcolo della pensione era semplicissimo, sapevi prima quello che avresti avuto. Oggi ci sono gli esperti, i consulenti previdenziali, perché la pensione oggi è in termini di calcolo e determinazione del livello di copertura, oltre che in termini di requisiti per potervi accedere, da specialisti. Ciò lo hanno fatto le leggi, che di volta in volta sono intervenute, creando una stratificazione. In questo scenario così difficile da capire, i giovani hanno difficoltà ad inquadrare la differenza tra un Fondo Pensione e la Pensione Pubblica, senza considerare la normale lontananza dal concetto di pensione che si sviluppa in giovane età. In tutto ciò, il più grande danno che si può fare ai giovani è far passare il messaggio che loro la pensione non la vedranno mai.”

La battaglia che l’Italia ha davanti in questo momento appare chiara: rendere ancor più Europeo il sistema pensionistico; il nostro è assicurativo, mentre in buona parte d’Europa è assistenziale. Bisogna, come sostiene Sarti in conclusione, uscire fuori dal concetto di divisione tra obbligatorietà e volontarietà: “se un fondo pensione è obbligatorio, in buona parte dell’Europa esso è un benefit contrattuale, ma In Italia non è così. Questo dice tutto.”

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