giovedì, 08 Dicembre 2022

Il piano energetico dell’Unione Europea, a piccoli passi

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Noel Angrisani
Laureato in Scienza della Politica, ha completato il suo percorso di studi con un master in Relazioni Istituzionali, Lobby e Comunicazione d'Impresa. Per due anni si è occupato di progettazione europea, successivamente ha lavorato presso un'agenzia di eventi corporate e B2B per il No-Profit. Dopo essersi cimentato nel public affairs, oggi lavora come consulente in ambito organizzazione e pianificazione.

Lento pede pervenit. Potremmo sintetizzare così la strategia energetica dell’Unione Europea di fronte ad una crisi divenuta ormai di sistema, in cui però emergono piccoli e timidi segnali per contrastarla. 

Il primo proviene direttamente dal Consiglio europeo dei ministri dell’Energia della settimana scorsa quando, in un’inedita alleanza, i paesi del Sud Europa, guidati da Italia, Francia e Spagna, hanno firmato una proposta al fine di creare approvvigionamenti comuni di gas su base volontaria per contenere l’insostenibile aumento dei prezzi. In realtà non una proposta particolarmente innovativa, visto che se ne discute da qualche tempo.

La novità è però legata all’accoglimento da parte della Commissione, che tramite il Commissario all’Energia, Kadri Simson, ha dichiarato di voler includere il progetto nel pacchetto per il mercato del gas e dell’idrogeno – in cui sarà compresa anche la revisione del regolamento sulla sicurezza dell’approvvigionamento di gas – in approvazione il prossimo 14 dicembre. 

Gas e nucleare nella tassonomia verde

Una seconda indicazione significativa emerge al termine del Consiglio Ecofin in cui si è discusso, tra numerosi argomenti, dell’inserimento di gas e nucleare nella tassonomia verde. Secondo quanto dichiarato dal Vicepresidente della Commissione Ue, il lettone Valdis Dombrovskis: «Per il mix energetico del futuro abbiamo bisogno di più rinnovabile, ma anche di fonti stabili e la Commissione adotterà una tassonomia che copre anche il nucleare e il gas. Stiamo preparando il nuovo atto delegato, non abbiamo una data concreta per la proposta della Commissione, ma sarà fatto nel prossimo futuro senza indugi». 

È sicuramente, dopo tante difficoltà, un ottimo risultato che ha visto ulteriormente rafforzato l’asse Roma-Parigi. Entrambi i paesi, infatti, erano allo stesso tempo spettatori e protagonisti delle fonti discusse, vista la centralità nelle rispettive economie: l’Italia con un sottosuolo ricco di gas e la Francia con un ampio dibattito sul nucleare.

I continui tentennamenti, le tempistiche piuttosto incerte e l’attendismo cronico dell’Unione Europea non rappresentano sicuramente un buon viatico. E le analisi dell’Acer (l’Agenzia per la cooperazione dei regolatori dell’energia) e dell’Esma (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati) citate dalla Simson – accompagnate da un “detto questo” –  ne sono una dimostrazione.

Un nuovo equilibrio europeo

Quello che momentaneamente possiamo registrare è sicuramente la probabile nascita di nuovi equilibri in seno all’Unione Europea, in cui la Germania del neocancelliere socialdemocratico Olaf Scholz prima di essere nuovamente protagonista, dovrà dimostrare di sapere gestire una triplice e pesante eredità: politica per il post-Merkel, sanitaria con gli affanni per la recrudescenza del covid e, infine, geo-energetica per la partita North Stream 2.

Proprio quest’ultimo punto rischia di essere il più delicato in quadro di crescenti tensioni tra Russia e Stati Uniti sul confine ucraino, condito da reciproche accuse su diminuzioni o mancate consegne di gas. 

In uno scenario di scomposizione e ricomposizione di equilibri sempre più fragili e di potenze fiaccate dalla spirale energetico-inflazionistica, l’Unione Europea tenta – come fatto in occasione del PNRR – di manifestare decisionismo politico con due linee d’azione, in parte definite. Solo le prossime settimane ci diranno se si è trattato di fuochi fatui.

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