martedì, 22 Giugno 2021

Nudge ed elezioni. Intervista a Paolo Moderato

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Se in questi ultimi scampoli di campagna elettorale, in vista dell’appuntamento del 4 marzo, diventa sempre più faticoso riscontrare un approccio razionale – e, dunque, evidence based – alle varie proposte politiche in campo, un aiuto in questo senso può venire dalle scienze del comportamento.

Scienze che non sono affatto nuove nel loro ruolo di partner delle politiche pubbliche, in ambito anglosassone: ce lo spiega Paolo Moderato, Ordinario di Psicologia Generale, presso l’Università IULM di Milano e presidente di IESCUM – Istituto Europeo per lo Studio del Comportamento Umano, think tank che da oltre un decennio si occupa della ricerca nel campo delle behavioral sciences.

«La scienza del comportamento nasce all’inizio del XX secolo negli Stati Uniti, sia come scienza sperimentale sia come scienza applicata», ci spiega Moderato, «poi, nel secondo dopoguerra, la scienza applicata del comportamento ha diretto il suo focus di interesse verso l’educazione in età evolutiva, mettendo a punto procedure di insegnamento per soggetti socialmente svantaggiati, con disabilità intellettive e bisogni educativi speciali. Ne sono un esempio tipico le procedure di trattamento per bambini con disturbo autistico, fino a quel momento considerati psicotici, da trattare con lunghe e costose, quanto inefficaci, terapie psicoanalitiche».

«Ma, in seguito – prosegue Moderato – nell’ultimo quarto di secolo la scienza del comportamento, insieme alle scienze cognitive, si è occupata dello studio dei fattori che agiscono nei processi di scelta, sfidando le concezioni dell’economia classica e i presupposti razionali su cui queste erano basate. Ne viene fuori un ritratto di homo sapiens ridimensionato rispetto alle caratteristiche di razionalità che fino a quel momento si pensava lo caratterizzassero: non siamo homines economici, o econi, siamo organismi razionali ma a razionalità limitata, incorriamo in molti errori in modo continuativo e sistematico. Dall’analisi di questi errori sistematici la scienza del comportamento ha cercato di sviluppare procedure per contrastarli».

Così, sul finire del secolo scorso, ha preso piede una nuova disciplina, la behavioral economics, che studia i principi per favorire e facilitare il cambiamento in campo sociale, sanitario ed, in generale, in tutti quegli ambiti cui i governanti sono chiamati a dare risposte alle istanze poste dai cittadini.

Tra le procedure per favorire il cambiamento, ci spiega il prof Moderato, quella che ha avuto più successo è il Nudge, la spinta gentile – dal titolo del bestseller di Richard H. Thaler e Cass R. Sunstein (Feltrinelli, 2009).

«Sulla scia del successo del volume di Thaler e Sunstein, sono nati – prima in Gran Bretagna, poi negli Stati Uniti ed in quasi tutti i paesi europei, tranne l’Italia, nonché in molti altri paesi del mondo – i cosiddetti Behavior Insigth Teams o Nudge Units, ovvero gruppi di esperti che agiscono sulla base delle leggi della behavioral economics per semplificare le procedure burocratiche. Ad esempio, si occupano di favorire l’iscrizione all’università, o il pagamento delle tasse, o dell’azione di mettere da parte soldi per la pensione, o anche di spingere alla donazione di organi».

E in Italia?

 

(Continua)

[dt_quote]”La scienza del comportamento sfida le concezioni dell’economia classica e i presupposti razionali su cui queste erano basate”[/dt_quote]
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