lunedì, 20 Settembre 2021

Il nucleare, l’energia che non può essere nominata

Da non perdere

Francesca Santoro
Classe '95. Cultrice di linguistica generale, scrittrice in erba, lettrice appassionata. Ama i bei film e le serie tv, ma non più del suo gatto. Teinomane convinta.

Era il lontano 1987 quando l’Italia votò in favore dell’abrogazione del nucleare, eliminandolo dagli orizzonti energetici del paese per i successivi 34 anni – ad oggi. Un timido, timidissimo, tentativo di reintroduzione del nucleare si è fatto nel 2011, ma di nuovo l’Italia ha detto “no”.

L’opinione pubblica

Il disastro di Chernobyl ha avuto un enorme impatto sull’opinione pubblica e sul voto degli italiani e non solo. Molti paesi rividero le proprie posizioni sull’energia nucleare in seguito all’incidente, dovuto principalmente a errori umani e di progettazione. Gli effetti furono devastanti sia per l’ambiente che per la reputazione del nucleare, che almeno in Italia non è mai stata ristabilita pienamente. Il referendum del giugno 2011 è avvenuto in circostanze sfortunate: solo a marzo, infatti, il mondo aveva assistito all’incidente della centrale nucleare di Fukushima Dai-ichi, causato dal violento tsunami che si abbatté sulla centrale. Il nucleare subisce l’ennesimo colpo.

Chiunque esprima simpatie per il nucleare viene rapidamente assaltato da orde di ambientalisti e contestatori antinucleari. È accaduto nel 2013 con Flavio Zanonato, all’epoca ministro dello Sviluppo Economico, e più di recente con Roberto Cingolani, ministro della Transizione Ecologica, che ha espresso la sua critica contro una parte di ambientalisti che ideologizza a suo avviso la tecnologia. Cingolani fa riferimento in particolare al nucleare di nuova generazione: sarebbe assurdo non considerare, in futuro, un’energia nucleare con poche scorie e zero disastri ambientali. Ma “Nucleare vade retro” è stata più o meno la risposta generale.

Il nucleare, statisticamente parlando

Dal disastro di Chernobyl in poi, passando per Fukushima, “nucleare” è diventato sinonimo di disastro, complice anche una narrazione catastrofista da parte dei mass media e una buona dose di pregiudizi, o giudizi frettolosi. Secondo uno studio di Forbes del 2012, che tiene conto anche dei disastri del 1987 e del 2011, il carbone risulta la fonte energetica responsabile del tasso di mortalità più alto, e il nucleare l’ultima. Carbone, petrolio, biocarburanti sono causa di gravi problemi respiratori. Il tasso di mortalità dell’energia eolica è dovuto agli incidenti durante la manutenzione delle turbine, e quello delle idroelettriche all’occasionale cedimento di dighe. Nello studio, la sicurezza del nucleare negli USA è correlata ai protocolli molto rigidi – non applicati, probabilmente, dall’URSS. La sicurezza dell’energia nucleare è ai primi posti nella lista delle preoccupazioni degli italiani ma, con i numeri alla mano, le statistiche parlano chiaro, e il rapporto di Forbes non è l’unico a mostrare l’evidenza dei fatti. Anche Chicco Testa, presidente di Assoambiente, ha fatto riferimento alle decine di statistiche, che mostrano come «i tassi di mortalità associati alle varie fonti energetiche vedono il nucleare all’ultimo posto fra quelle tradizionali preceduto da carbone, gas, olio e persino idroelettriche» (Il Foglio, 03/09/2021, p. 3) .

Problemi vecchi, tecnologie nuove

L’avanzamento tecnologico, affiancato da una gestione attenta e trasparente, può aiutare a risolvere la questione dello smaltimento delle scorie, che pure pare essere fra le prime cose che sono dette sull’argomento: “E le scorie, dove le mettiamo?”. Senza molti giri di parole, l’Italia ancora oggi non ha trovato siti adatti per le scorie di centrali ormai chiuse da decenni. È legittima la preoccupazione per eventuali nuovi rifiuti, ma precludere avanzamento tecnologico, miglioramenti energetici, anziché chiedere, anzi, pretendere dei miglioramenti del nostro paese mi sembra quanto meno degno di ulteriori riflessioni. Inoltre, se parte dell’Italia si è fermata al 1987, lo sviluppo tecnologico del nucleare ha continuato a progredire (date un’occhiata qui). Il nucleare di quarta generazione preso in considerazione da Cingolani diminuirebbe considerevolmente la produzione di scorie grazie a reattori più piccoli e compatti, che abbattono i costi, l’impatto ambientale e «permettono di usare combustibili non convenzionali che durano di più, e quindi riducono la produzione di scorie: il rifornimento va fatto ogni 3-7 anni, contro 1-2 per le centrali tradizionali» (Ansa Energia).

L’enorme fabbisogno energetico, la necessità di utilizzare fonti energetiche alternative ai combustibili fossili, il cambiamento climatico, sono tutti fattori che rendono il dibattito sul nucleare legittimo e attuale, nonché necessario. Escludere una fonte di energia sull’onda dell’emotività, senza considerare dati e numeri, sarebbe come chiudere gli occhi e girare con incoscienza la testa dall’altro lato, rifiutandosi di vedere la realtà. La realtà è descritta efficacemente ancora una volta da Chicco Testa, che, spalleggiando Cingolani, indica l’energia nucleare come unica fonte «in grado di competere con carbone e gas per forza, potenza e continuità della produzione». Le rinnovabili non bastano, è inutile crearsi false illusioni, e il nucleare può e deve essere un’opzione. Scevra da ideologismi.

- Advertisement -spot_img

Talk For

F&NEWS