sabato, 27 Novembre 2021

Il nucleare della discordia (?)

Da non perdere

Noel Angrisani
Laureato in Scienza della Politica, ha completato il suo percorso di studi con un master in Relazioni Istituzionali, Lobby e Comunicazione d'Impresa. Per due anni si è occupato di progettazione europea, successivamente ha lavorato presso un'agenzia di eventi corporate e B2B per il No-Profit. Dopo essersi cimentato nel public affairs, oggi lavora come consulente in ambito organizzazione e pianificazione.

Almeno da Černobyl’ in poi, l’energia nucleare non ha mai goduto di buona stampa e nell’opinione pubblica si è rafforzato il convincimento, dopo il disastro di Fukushima, circa la sua pericolosità. Per tali ragioni il dibattito sul tema, soprattutto nell’Unione Europea, è sempre ruotato principalmente intorno ad una questione di sicurezza.

Da quando però si è iniziato a parlare di transizione energetica, il nucleare ha ritrovato una nuova centralità. In questo contesto, il global energy crunch  ha rappresentato un formidabile fattore di accelerazione; già la settimana scorsa, dieci Paesi comunitari hanno controfirmato una lettera in cui chiedono alla Commissione europea di «riconoscere l’energia nucleare come fonte di energia a basse emissioni», da inserire nei piani Ue per la «transizione verso la neutralità climatica» e «proteggere i consumatori europei dalla volatilità dei prezzi».

La Francia del nucleare

Alla guida di questo schieramento si è posizionata la Francia di Macron, la quale mira ad inserire il nucleare nella tassonomia verde dell’Ue (tra l’altro, FOR e Italia più verde hanno pubblicato una lettera aperta indirizzata al presidente Draghi proprio su questo argomento) , che proprio in queste settimane ha presentato l’ambizioso piano d’investimenti France 2030 il cui scopo è decarbonizzare l’economia francese servendosi in particolare dell’energia nucleare, su cui sarà investito circa 1 miliardo. L’obiettivo è duplice: da un lato continuare a sfruttare la nuova generazione di EPR (European Pressurized Reaction) dall’altro puntare sui SMR (Small Nuclear Reactors) i quali consentono una migliore gestione delle scorie.

Il caso del nucleare francese è interessante da osservare non solo in un’ottica di transizione energetica, ma per la proiezione geopolitica che esso rappresenta, in linea con la storia (industriale) del Paese. Infatti, ponendosi in antitesi con la scelta tedesca, consente alla Francia un vantaggio competitivo considerevole – basti pensare che oltre il 70 per cento della sua elettricità deriva da centrali nucleare – ridisegna il risiko delle alleanze nel cuore dell’Unione Europea e la rende inevitabilmente protagonista di (futuri) equilibri geostrategici. La Francia, non a caso, è il secondo Paese al mondo per numero di reattori, ciò si traduce in un peso specifico notevole nel teatro globale, con una spinta sia sotto il profilo della sovranità energetica e sia nella sicurezza degli approvvigionamenti.

Visioni positive

Tali fattori hanno ricadute significative sull’opinione pubblica francese, la quale pur non essendo mai stata di oggetto consultazione pubblica sul tema, a differenza dell’Italia, continua a guardare con attenzione al nucleare. Un dato che emerge dall’ultimo barometro dell’Institut de Radioprotection et de Sûreté Nucléaire (IRSN) secondo il quale il 53 % dei francesi ha una visione positiva del nucleare, sostenendo come la costruzione delle centrali sia stata una buona cosa per la Francia.

Qualcosa d’impensabile nel nostro Paese, già solo per avere sollevato il tema, il Ministro della Transizione Energetica Cingolani, è stato duramente criticato e costretto ad una parziale retromarcia. Il dibattito oltralpe è invece più articolato (e meno ideologico), certo  emergono posizioni critiche come quella di Stéphane Lhomme, direttore l’Observatoire du nucléaire – secondo il quale l’energia nucleare è un’illusione, l’EDF in crisi non riuscirà a finanziare i nuovi reattori e il lento sviluppo delle rinnovabili rischia di generare un impasse energetico –  ma complessivamente c’è maggiore concordanza sul tema.

In vista del futuro

In vista delle elezioni del prossimo anno, il nucleare – ma più in generale la questione ambientale – può rappresentare il convitato di pietra della campagna elettorale. I candidati, ad iniziare dal presidente in carica Macron che ha corretto parzialmente la sua posizione dovranno misurarsi costantemente con l’incandescenza del tema, così come emerge dall’indagine IPSOS «Fractures françaises».

Mentre nel resto d’Europa si fanno i conti (energetici) della serva, si osserva con un pizzico d’invidia la grandeur e l’autonomia energetica francese. Chapeau!

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