domenica, 29 Gennaio 2023

Il futuro chiama, il no profit risponde: è il Terzo Settore, bellezza!

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Addio plastica. E a dirlo non è solo l’Europa, ma anche la Cooperativa sociale Sonda.

Si chiama Apepak, è la nuova rivoluzionaria “pellicola” per conservare gli alimenti che sta crescendo a Castelfranco. Una pellicola completamente naturale, composta da fibra di cotone e cera d’api. Quasi una “seconda pelle”, riutilizzabile mille volte. E come la Sonda, tante sono le cooperative che vivono il nostro Paese.

Una storia recente. Una storia germogliata a cavallo fra gli anni ‘70 e ‘80, quella della cooperazione sociale, nata per rispondere al bisogno delle comunità e dei territori di cui è espressione. E parte da qui: dalla necessità delle pubbliche amministrazioni di razionalizzare la spesa socio-assistenziale. Un percorso che per bussola ha la Carta Costituzionale che già nelle prime righe degli articoli 2, 3 e 45 sottolinea l’importanza di affrontare diversamente le richieste della società.  

Il periodo tra gli anni ‘70 e ‘80 è un mosaico ricco di eventi: dalla stagione dei diritti sociali al riformismo legislativo, fino alla collaborazione con il mondo cattolico. Tasselli che, pezzo per pezzo, hanno portato alla Legge n. 381 del 1991, anno di nascita della Cooperazione sociale che, insieme al contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL), ha sancito l’esistenza di un nuovo soggetto giuridico capace di pensare, progettare e gestire risposte ai diritti sociali ancora insoddisfatti. Non solo un modello particolare d’impresa sociale che – oltre a realizzare percorsi di reinserimento lavorativo (e sociale) per soggetti svantaggiati – è in grado di valorizzare al meglio le capacità produttive residue di lavoratori, ma anche organizzativo della produzione, centrato sulla persona e in grado di coniugare in modo efficiente obiettivi economici e sociali.

A porre rimedio all’eccessiva frammentarietà normativa, ci è voluto il Codice del Terzo settore (D. lgs. 3 luglio 2017, n. 117) – ancora carente di ben 41 decreti attuativi – per sostenere l’autonoma iniziativa dei cittadini che intendono concorrere, anche in forma associata, al perseguimento del bene comune e ad elevare i livelli di cittadinanza attiva, di coesione e protezione sociale. Step legislativi che fanno la differenza e che a piccoli passi contribuiscono a cambiare – e muovere – l’economia e che fanno del sociale un rigeneratore di valore. L’economista Kenneth Arrow direbbe l’agire sociale come «un modo per trasformare la società, generare cambiamenti e condivisioni fra persone che considerano la relazione come un ‘bene in sé’».

di Claudia Dionisi

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Non solo un modello particolare d’impresa sociale che – oltre a realizzare percorsi di reinserimento lavorativo (e sociale) per soggetti svantaggiati – è in grado di valorizzare al meglio le capacità produttive residue di lavoratori, ma anche organizzativo della produzione, centrato sulla persona e in grado di coniugare in modo efficiente obiettivi economici e sociali.

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