martedì, 22 Giugno 2021

I protoni contro il cancro. Il racconto di un paziente

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Nella stanza illuminata come un giorno d’estate, perfetta come un set di Kubrick, risuonano chiare le note di Fix You. I Coldplay mi suggeriscono Lights will guide you home /And ignite your bones /And I will try to fix you. Sospeso da un potente cuscinetto d’aria, vengo traslato dolcemente da quello che sembra l’enorme dito meccanico blu di Mazinga.

Sono in posizione, precisa al decimo di millimetro, proprio dove la Macchina concentra la sua incredibile potenza dolce. Chiudo gli occhi e mi affido alle parole di Chris Martin. Soprattutto mi affido alle parole della Scienza, degli ingegneri, dei medici, dei fisici che governano la Macchina della Fondazione CNAO, il Centro di Adroterapia Oncologica di Pavia. Il primo acceleratore di particelle in Italia costruito solo per scopi medici. Ce ne sono appena una decina al mondo, 4 in Europa.

Un enorme sincrotrone che accelera protoni e ioni carbonio ad altissime energie per bombardare con estrema precisione le cellule tumorali, anche in grande profondità nel nostro corpo, spesso dove non è possibile arrivare con la chirurgia o la radioterapia tradizionale, salvaguardando il più possibile i tessuti sani.

Non è fantascienza, non è sperimentazione, è scienza applicata. Per alcuni è il lavoro di una vita, un progetto durato decenni. È il lavoro quotidiano di decine di giovani preparatissimi sfornati dalle università italiane. Pavia, Milano, Pisa, Napoli. Età media 30 anni. Si lavora a ciclo continuo, un paziente alla volta, anche per 15 ore al giorno, perché il sincrotrone deve rimanere operativo 24 ore su 24.

Può essere intenso, ma sono chiaramente entusiasti del loro lavoro. I pazienti lo sono di più. Il trattamento rappresenta una speranza concreta per tanti tumori radioresistenti e non operabili. In alcuni casi è l’unica possibilità. Ma i risultati, rimanendo sempre ancorati alla realtà, sono incoraggianti.

Io ho scoperto due anni fa di avere un cancro. Ho affrontato con serenità due interventi di raffinata neurochirurgia grazie a quello che il Prof. Olivi chiama il suo A-Team. Ed ora sfodero il mio miglior sorriso mentre degli ioni mi bombardano con i loro 400MeV. Miliardi di volte l’energia dei fotoni utilizzati per la radioterapia.

Durante la seduta non si avverte nulla e pochi minuti dopo, quando riprendo il mio regionale per tornare a Milano, mi sento bene, forse un po’ in colpa. Forse anche per questo, e per il mio rapporto simbiotico con il digitale, mi è sembrato naturale raccontare la mia esperienza attraverso un diario pubblico, su Facebook e YouTube.

Video, foto, pensieri. Nella speranza di poter trasmettere un messaggio positivo a chi condivide questo percorso, ma soprattutto fornire indicazioni concrete a chi non ne ha. Sembra strano ma c’è ancora un tabù che censura le parole tumore o cancro dalla comunicazione, forse anche per pudore o come umana reazione apotropaica.

Al CNAO incontro decine di persone provenienti da ogni parte d’Italia. A fine 2016 il Governo Italiano ha incluso il trattamento adroterapico tra i LEA ed ora è parte integrante del sistema sanitario nazionale.

Molte altre arrivano dall’estero, anche da lontano. Portogallo, Perù. Negli Stati Uniti il prezzo per il paziente è semplicemente insostenibile secondo gli standard della sanità privata. Ma in realtà il costo del singolo ciclo di terapia non è superiore ad un ciclo di radioterapia tradizionale e di gran lunga inferiore alla chemioterapia.

Allora perché non averne di più? Semplice, gli investimenti iniziali sono importanti e c’è bisogno di competenze tecniche che non è facile trovare. Ma ci sono e possiamo lavorarci.

 

di Andrea Postiglione

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Non è fantascienza, non è sperimentazione, è scienza applicata. È il lavoro quotidiano di decine di giovani preparatissimi sfornati dalle università italiane. E i risultati sono incoraggianti

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