lunedì, 20 Settembre 2021

FOR&CHIPS: fare startup in Italia

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Manuela Scognamiglio
Napoletana doc, vive a Milano e lavora nell'ambito del Digital Engagement e Intrattenimento. È appassionata di lingue e comunicazione. Apprezza le sfide, il coinvolgimento internazionale e la conoscenza, così come il confronto con le persone. Crede nella condivisione delle esperienze, nella creazione di opportunità e nel cambiamento.

FOR & CHIPS, gli appuntamenti per i nostri aperitivi via Instagram, sono partiti con la prima puntata di giovedì 4 agosto. L’abbiamo dedicata al mondo delle startup in Italia (per chi se la fosse persa, è presente sul nostro profilo Instagram). L’ospite dell’episodio è stato Tommaso Vitiello, attualmente business developer da Macai, una startup di quick grocery, come a lui piace definirla.

Tommaso è da sempre appassionato di imprenditoria e, nonostante la sua giovane età, è un grande conoscitore del mondo delle startup in Italia e all’estero. Ha tanti sogni nel cassetto e, tra questi, quello di essere protagonista di questo mondo. Sogno che sta già provando a realizzare e che si concretizza in un suo progetto imprenditoriale nel mondo del food – per alimentare la curiosità dei più curiosi.

In Italia si può fare di più!

Tommaso ci racconta che il contesto di startup in Italia è molto frammentato. Poche startup sono cresciute in realtà di valore importante. Abbiamo un solo Unicorn, startup che ha raggiunto una valutazione di un miliardo, che è stata Yoox (oggi Ynap), fondata da Federico Marchetti.

Il PNRR ha allocato alla voce finanziamento in startup solamente 300 milioni, che andranno ad aggiungersi al miliardo che è il budget dedicato al fondo nazionale per l’innovazione, gestito da Cassa Depositi e Prestiti. Non è abbastanza. Prendiamo esempio dai nostri vicini di casa, i francesi: Macron ha dichiarato di voler fare della Francia una startup nation, con un investimento pari a 10 miliardi di euro. E non solo: ha dato una direzione, una visione, un piano strategico a questi investimenti. In Italia mancano risorse e visione strategica.

Abbiamo un competitive advantage?

Il vantaggio di fare startup in Italia è sicuramente il capitale umano: siamo un popolo di innovatori, di avventurieri, che storicamente si sono sempre spinti oltre, e hanno intrinseca la caratteristica di esplorare, essere flessibili, creare qualcosa di nuovo. Lo svantaggio è che queste nostre caratteristiche spesso non sono supportate abbastanza da un sistema educativo, da un sistema di agevolazioni che le facciano emergere. In Italia, non è una novità, c’è anche un problema strutturale di burocrazia, che allunga i tempi di creazione di una società (cosa che in Regno Unito si può fare in un paio d’ore con una procedura online); il Consiglio di Stato ha inoltre recentemente abolito la possibilità di fondare una startup innovativa online, obbligandone la costituzione per mezzo e per tramite dei notai, regolamentazione che rende il processo più lento e più costoso, creando delle notevoli barriere all’ingresso.

Ma ci sono prospettive per il futuro? Tommaso pensa di sì, con qualche sforzo maggiore da parte delle istituzioni. Fino al 2019, prima del Covid, gli investimenti in Italia dedicati alle startup ammontavano a circa 600 milioni di euro. C’è margine di miglioramento, certo, ma oggi possiamo fare leva su un crescente interesse degli investitori stranieri rispetto al mercato italiano, che si è delineato nell’era post Covid, anche grazie ai fondi europei a noi dedicati.

Esiste l’imprenditore perfetto?

Secondo Tommaso, “l’imprenditore di successo” deve avere 3 qualità: empatia, visione e resilienza. Empatia intesa come capacità sociale, capacità di saper parlare con le persone, saperle ascoltare, per rendersi conto realmente di quali sono i loro problemi, che deve saper interpretare. Visione perché l’imprenditore, in fondo, non è altro che colui che riesce a vedere un futuro che gli altri non vedono. Resilienza, insistenza, che consente di andare oltre le complessità che prevede necessariamente la concretizzazione di un nuovo progetto imprenditoriale.

L’imprenditore ha anche una responsabilità importante nei confronti del suo team, che ha bisogno di essere coinvolto per dimostrare fiducia e passione per il progetto. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, gli investitori, quando gli si presenta un progetto, guardano come prima cosa al team e alla sua capacità di portarlo avanti.

Ciò che distingue il manager dall’imprenditore, o forse in questo caso, proprio dallo “startupper”, è che quando fai startup devi avere l’umiltà di toccare gli aspetti più concreti e anche più “bassi” dell’inizio di un progetto imprenditoriale.

Quello che Tommaso ha percepito dalla sua esperienza, anche estera, è che in Italia abbiamo quel quid in più, quella capacità di essere un po’ più smart, di risolvere i problemi con maggiore flessibilità di pensiero rispetto agli altri, e questo è sicuramente un vantaggio che dobbiamo sfruttare.

Consigli ai futuri imprenditori?

Non lasciatevi condizionare dalle pressioni esterne da parte di università, famiglia e amici ed esplorate l’opportunità di creare un progetto imprenditoriale o lavorare in startup. Se avete un’idea, provate ad immaginare un modo per capire se quel bisogno che avete individuato viene validato dalla vostra soluzione. Circondatevi di un team affidabile e che possa portare un valore aggiunto importante. Credeteci, non abbattetevi mai. Non abbiate paura del fallimento: quanto più hai fallito, tanto più sarai in grado, nella tua prossima iniziativa, di avere successo.

Vi ricordo l’appuntamento di giovedì 12 agosto, ore 18.30, con la seconda puntata di FOR & CHIPS. Green Pass: debutto in società.

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