giovedì, 21 Ottobre 2021

FOR Justice: il processo mediatico

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Il terzo dei talkFORjustice, organizzato dalla Fondazione Ottimisti&Razionali e dal Riformista, dal titolo “Il processo mediatico”, si è tenuto il 20 settembre (è possibile rivedere il Talk qui).

Gli ospiti erano Enza Bruno Bossio, Tiziana Maiolo, Massimo Micucci e Luca Palamara. L’evento è stato moderato da Aldo Torchiaro, giornalista de il Riformista.

Il paradosso della gogna mediatica

«La politica non si è impegnata abbastanza nell’arginare il dilagare del processo mediatico; anzi in molti casi l’ha addirittura aggravato»; così Enza Bruno Bossio, Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni – Camera dei Deputati, si è espressa sul tema del “delicato” rapporto tra politica e magistratura.

«La situazione attuale dei rapporti tra magistratura e media è frutto di anni in cui la politica ha avuto paura di regolare e gestire il confine tra i due diversi ambiti arrivandosi addirittura ad affermare una dimensione spiccatamente giustizialista che ha raggiunto il suo apice con la Riforma Bonafede».

Proprio in questo sottile equilibrio tra poteri dello Stato si “accende” il processo mediatico: processo in cui, per la deputata Bruno Bossio, è completamente negato il diritto di difesa, seppur riconosciuto dalla nostra Carta Costituzionale come diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. Ma, oltre la violazione del diritto di difesa, il processo mediatico “accelera” anche tutte le fasi processuali rendendo gli “indagati” direttamente “colpevoli” e non lasciando spazio alla libertà d’espressione, anzi censurando qualsiasi opinione diversa dalla collettività e favorendo l’aggressione di qualsiasi posizione non omologata alla massa creando così la c.d. gogna mediatica.

Lo spiraglio di luce fuori dal tunnel ora sembra essere l’emendamento presentato dal parlamentare Enrico Costa sul recepimento della direttiva UE sulla presunzione di innocenza: l’auspicio, per la Deputata, è che, tramite una regolazione e delle regole ben definite, si possano evitare situazioni in cui siano riportate dai media informazioni non ancora verificate ma, soprattutto, si possa sfuggire alla strumentalizzazione dei casi di cronaca giudiziaria. Ha poi continuato affermando che il recepimento della direttiva Ue sulla presunzione di innocenza è un primo tassello ma sarebbe necessario un intervento del Parlamento orientato ad una riforma delle leggi che hanno ad oggetto la stampa accompagnato e sostenuto da un intervento riformatore focalizzato a limitare gli “argini straripanti” del processo mediatico.

Vale infatti sottolineare come la deputata abbia sottolineato come «l’evoluzione del processo mediatico non è quello che avremmo voluto», si pensi alle celebri parole di Leonardo Sciascia[1] in tema, e di come queste risultino ormai superate dovendosi fare i conti con l’intelligenza artificiale e con gli algoritmi che orientano l’informazione.

Inoltre, puntualizza ancora in tema come «gli algoritmi sono capaci di fissare la colpevolezza nel tempo e il ricorso al diritto all’ oblio è una procedura lunga e articolata».

È necessario un intervento riformatore della giustizia

Prendendo spunto dalla sua storia personale, il candidato – Collegio uninominale della Camera Roma – Primavalle, Luca Palamara, ha sottolineato come da oramai un trentennio il dibattito sulla giustizia sia monopolizzato.

In particolare, ha affermato il candidato, «in questi 30 anni c’è stato sempre il timore di attuare un intervento riformatore della giustizia forse perché la politica non ha mai avuto la forza di andare avanti fino in fondo e perché troppo spesso la magistratura ha spinto per una “autoriforma”».

Questa considerazione apre la strada ad una riflessione più ampia sulla magistratura e di come questa sia stata ideata e prevista nel 1948 come indipendente e con carriere unificate; ma, per l’ex magistrato, tale struttura non è più adeguata ai tempi attuali e perciò un percorso riformatore e di attualizzazione sarebbe necessario. Proprio su questa scia ha sottolineato la grande importanza e lo stimolo di cambiamento prodotto dai quesiti del referendum Giustizia Giusta.

Sul processo mediatico, invece, le riflessioni di Palamara sono partite dall’esperienza svolta all’interno delle procure e da come molto spesso «siano proprio i magistrati a ritiene che il processo penale senza la grancassa mediatica non decollerebbe».

Soprattutto a questo meccanismo è strettamente collegato il ruolo di spicco che finisce per essere rivestito dai giornalisti e dalle testate di riferimento che “forzando lo scoop” collegato alle vicende giudiziarie si assicurano che l’opinione pubblica non rimanga all’ “oscuro” di quello che avviene nelle aule di giustizia.

Ma, ha chiarito, «essendo in una democrazia in cui ai cittadini deve essere garantito il diritto all’informazione e allo stesso tempo essendo un Paese che può essere definito come la “culla della civiltà giuridica” è impossibile ritenere che il processo penale debba stravolgere la sua funzione di accertare nei tre gradi di giudizio gli eventi per “piegare” le informazioni a fini mediatici».

Processo mediatico: il punto di stortura è la complicità tra il pubblico ministero e il cronista giudiziario

La giornalista del Riformista Tiziana Maiolo è ritornata sul tema trattato dalla deputata Enza Bruno Bossio della “complicità” tra magistratura e politica ed ha affermato che «i magistrati non hanno perso il potere perché la politica è debole ma perché hanno perseguito il potere».  

Dalle considerazioni sulle aspirazioni di “sete di potere” della magistratura ne deriva l’analisi del punto di stortura che ha alimentato il processo mediatico individuato nella complicità tra il pubblico ministero e il giornalista giudiziario; da qui origina la previsione di Tiziana Maiolo per cui «ilcrollo del palazzo di giustizia di Milano trascinerà anche il grande mito dello scoop giornalistico che nasce proprio dalla complicità tra pm e cronista giudiziario».

Dal processo mediatico ai quesiti referendari, su cui la giornalista del Riformista si è schierata a favore, in particolare con riguardo al quesito sulla separazione tra magistrati inquirenti e giudicanti affermando che «i pubblici ministeri hanno una mentalità orientata al 41 bis cp ed è perciò necessaria una piccola trasformazione culturale che deve passare inevitabilmente per la separazione delle carriere».

Rimedialità e processo mediatico

Le osservazioni di Massimo Micucci, Cda della Fondazione Ottimisti&Razionali, sul processo mediatico sono partite invece da se sia possibile o meno prevedere dei procedimenti di “rimedialità mediatica”.

I meccanismi di riequilibrio attualmente previsti per compensare gli effetti negativi subiti dagli indagati poi successivamente assolti, ma intanto oggetto dell’attenzione dei mass media, non sembrano bastevoli: non sembra essere sufficiente la condanna per diffamazione e nemmeno il ricorso all’ esercizio del diritto all’ oblio, procedimenti lenti e non pienamente satisfattivi.

Viene così ad essere affrontato un altro tema di grande importanza oggetto di un emendamento presentato alla riforma della giustizia: il diritto all’oblio e il favore per la deindicizzazione dei dati personali relativi ai procedimenti penali in cui c’è stata assoluzione o proscioglimento.

Ha sottolineato, ancora, Massimo Micucci, che sarebbe opportuno porre l’attenzione sui rimedi da offrire al danneggiato e, soprattutto, che sarebbe forse opportuno prevedere un meccanismo di anticipazione della tutela al fine di non attendere un riequilibrio postumo.

Articolo a cura di Diotima Pagano


[1]Quando l’opinione pubblica appare divisa su un qualche clamoroso caso giudiziario – divisa in “innocentisti” e “colpevolisti” – in effetti la divisione non avviene sulla conoscenza degli elementi processuali a carico dell’imputato o a suo favore, ma per impressioni di simpatia o antipatia. Come uno scommettere su una partita di calcio o su una corsa di cavalli”

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