sabato, 27 Novembre 2021

FOR Justice: Basterà la riforma?

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Al via un ciclo di tre Digital Talk organizzati dal Riformista e dalla Fondazione Ottimisti&Razionali sulle tematiche caldissime della giustizia italiana: Riforma Cartabia, Referendum “giustizia giusta” e processo mediatico.

Il primo dei tre talkFORjustice, dal titolo “Basterà la riforma?”, si è tenuto il 6 settembre. Gli ospiti erano Andrea Orlando, Lisa Noja, Enrico Costa e Gian Domenico Caiazza. L’evento è stato moderato da Aldo Torchiaro, giornalista de il Riformista, con i saluti di Claudio Velardi.

«Dal deserto dei tempi di Bonafede all’oasi riforma Cartabia»

Il percorso della riforma della Giustizia è certamente colmo di ostacoli e tutto è ancora in divenire ma «il tema della giustizia è fondamentale per il nostro paese e per la ripresa di quest’ultimo»; così ha esordito Lisa Noja, deputata membro della Commissione Affari Sociali.

Partendo da questa riflessione si è passati alla tappa, quasi obbligata, del confronto tra la riforma Bonafede (c.d. “Spazzacorrotti”) e la riforma Cartabia.

I limiti individuati nella Riforma Bonafede riguardano soprattutto l’intenzione univoca di individuare nel carcere il principale trattamento sanzionatorio e non favorire, nemmeno indirettamente, l’accesso a qualsiasi altra forma di sanzione alternativa, svilendo così la funzione a cui deve mirare l’ordinamento giudiziario ed in particolare il processo penale: la rieducazione del condannato (ex art 27 c.3 Cost.).

È evidente come la funzione rieducativa della pena sia direttamente collegata al più discusso e articolato nodo della riforma Giustizia: la prescrizione e l’improcedibilità per superamento dei termini di durata massima dei giudizi di impugnazione.

Il tema delle lungaggini processuali e degli effetti che possono generarsi è stato affrontato, e si spera risolto, dalla riforma Cartabia con conferma della regola, introdotta con la legge n.3/2019 ( c.d. “Spazzacorrotti”) dell’interruzione del corso della prescrizione del reato con la sentenza di primo grado, sia essa di assoluzione o di condanna.

Proprio su questo la deputata Noja ha voluto evidenziare l’ importanza della conclusione dei processi in tempi “ragionevoli” per scongiurare la conclusione del processo per prescrizione e  per garantire sia una risposta alle parti offese sia, in un ottica garantista, che la «pena abbia realmente una funzione rieducativa e non solo afflittiva» .

A sostegno dell’importanza della tematica giustizia, la deputata si è detta favorevole al referendum “giustizia giusta”: «Il fatto che ci sia il referendum in cui i cittadini avranno la possibilità di dire la loro, la dice lunga su quanto sia sentito dalla cittadinanza».

«La riforma Cartabia è frutto di un compromesso, il passo successivo è “arrivare alla meta”»

Per la riforma, il punto decisivo e critico è costituito dalla risposta della “risorsa” umana; è proprio su questo che il ministro Orlando ha posto l’accento: «La riforma offre delle risposte ma si tratterà di prevedere chi controlla i controllori».

La considerazione parte proprio dal presupposto che per rendere il processo certo nei suoi tempi tendenzialmente contenuti è stato previsto un processo penale, scandito per fasi temporali molto definite, ma “chi garantisce che le regole e i tempi sono rispettati?Basteranno le risorse previste per le nuove assunzioni nel PNRR o è anche necessario un intervento di riforma nel CSM? Sul punto i dubbi restano aperti e sarà solo il tempo a darci le risposte.

Di sicuro per l’ex Guardasigilli l’intervento di riforma nel CSM è auspicabile ma di certo non attraverso la separazione delle carriere prevista nel referendum “giustizia giusta”: il tema su cui ci si dovrebbe focalizzare è quello della produttività della magistratura, non tanto sull’aumento di organico e sulla divisione delle carriere.

Dalla “Spazzacorrotti” alla riforma Cartabia

«Dal confronto tra la “Spazzacorrotti” e la riforma Cartabia l’impressione è chiara: la riforma Bonafede scaricava sul cittadino le inefficienze della giustizia, mentre la Cartabia fa il contrario»; così è intervenuto il deputato Enrico Costa, componente della Commissione Giustiza.

La riforma Cartabia avrebbe potuto intraprendere una via più coraggiosa e trattare argomenti come la custodia cautelare in modo più approfondito e meno semplicistico di come è stato fatto nei quesiti referendari, ma superare la precedente impronta di cultura del sospetto è stato già un grande traguardo, tenendo sempre presente che cambiare le regole di giudizio non è sufficiente ed è fondamentale che ci sia una verifica successiva.

La posizione contraria al referendum “giustizia giusta” emerge anche sul quesito riferito all’abolizione del decreto Severino, avverte infatti l’on. Costa che cancellare completamente quel decreto legislativo, che a sua volta aveva già inglobato numerose norme del TU enti locali, lascerebbe un vuoto enorme.

«La riforma della giustizia è frutto di una mediazione quasi meticolosa»

«Il Parlamento ha approvato il testo della riforma della giustizia penale ora si spera che anche il Senato l’approvi» è questo l’auspicio del Presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane, Gian Domenico Caiazza.

È proprio sul tema dell’importanza delle risorse nell’attuazione della riforma, che ritorna anche l’avvocato Caiazza, sottolineando come, una volta conquistata la riforma, occorrerà “riqualificare” i giudici esprimendo la necessità di acquisire una nuova mentalità, tesa a rendere il “servizio” giustizia effettivamente tale e avendo sempre presente che il compito della magistratura è di applicare le leggi e non scriverle.

Oltre la riforma, il referendum. Ed è in particolare sul quesito della separazione delle carriere, che per il presidente Caiazza è opportuno chiarire: che il quesito referendario non ha ad oggetto la separazione delle carriere bensì una cosa ben diversa, la separazione delle funzioni. Quindi, pur qualora vi sia l’approvazione del quesito, nel concreto cambierà ben poco.
Insomma la questione rimane aperta: “Basterà la riforma?”

Vi diamo appuntamento al 13 settembre ore 18 per il prossimo talkFORjustice: “Referendum sì/Referendum no”.

Articolo a cura di Diotima Pagano

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