martedì, 29 Novembre 2022

SUL CASO FLAMANVILLE

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Stamane, alle ore 8.40, c’è stato un guasto nell’impianto nucleare francese di Flamanville, situato in Normandia e di proprietà di Edf (Électricité de France).
Il guasto ha generato prima un’esplosione e un incendio nell’impianto del reattore 1 in una zona “non nucleare”. 5 persone sono state ricoverate per una lieve intossicazione. Il reattore è stato spento per precauzione.

La Edf in tarda mattinata ha dichiarato che l’incendio è stato messo sotto controllo, non vi sono state vittime e non esiste alcun rischio di contaminazione ambientale.
Nelle prime ore del pomeriggio la prefettura locale ha dichiarato “conclusa” l’emergenza.

La notizia ha avuto molta visibilità sulle maggiori testate online e social media anche se lo stato di emergenza è rientrato e sono stati esclusi possibili rischi ambientali. Sul tema pubblichiamo un contributo di Umberto Minopoli.

Gli incidenti in una centrale nucleare non sono necessariamente “incidenti nucleari”. Una centrale nucleare è costituita da un’isola nucleare (edificio reattore) e da una serie di parti convenzionali, comuni ad ogni centrale elettrica e passibili di anomalie, guasti o incidenti di natura convenzionale. La pericolosità (e rischiosità) di tali incidenti, laddove non riguardi l’isola nucleare e gli impianti o processi ricadenti in essa, è del tutto simile ed analoga a quella  che, comunemente, può riguardare le centrali convenzionali e variegati impianti industriali in genere. Nel caso della centrale nucleare di Flamanville si è verificato un guasto tecnico (elettrico e chimico), con conseguente incendio e detonazione nella sala macchine della centrale. Che ovviamente è del tutto separata e distinta dal luogo che contiene il motore nucleare dell’impianto.

L’incidente ha riguardato il circuito secondario della centrale: quello che, attraverso uno scambiatore di vapore, trasporta quest’ultimo alla turbina per generare l’elettricità. Il circuito secondario (lo dice la parola stessa) è, quindi, separato e distinto dal circuito primario e dall’edificio (isola nucleare) dove si genera la reazione nucleare e la trasformazione del calore in vapore utilizzabile. La centrale è stata fermata, perciò, per una ragione tecnica che non ha nulla a che vedere con le parti nucleari dell’impianto. È stata fermata semplicemente perché era compromessa l’attività della turbina essendo avvenuto un incidente sul circuito che alimenta la turbina stessa. Si tratta, dunque, di incidenti convenzionali, ricorrenti in ogni impianto energetico ma che ci si ostina a deformare, ingigantire e allarmare,  per ignoranza dei processi reali e tecnici di un impianto nucleare.

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