domenica, 27 Novembre 2022

Fine anno tra varianti, vaccino e No Vax

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Manuela Scognamiglio
Napoletana doc, vive a Milano e lavora nell'advertising. È appassionata di lingue e comunicazione. Apprezza le sfide, il coinvolgimento internazionale e la conoscenza, così come il confronto con le persone. Crede nella condivisione delle esperienze, nella creazione di opportunità e nel cambiamento.

Qual è stato nelle vostre famiglie l’argomento più discusso di queste ferie natalizie? Per quanto mi riguarda, il Covid e il vaccino hanno battuto qualunque altro tema 10 a 0. Dovunque ci siamo girati, c’era un positivo. Penso di non aver parlato con nessuno che non fosse positivo o non avesse avuto, nel corso di questi giorni, almeno un contatto con un positivo. Deprimente, mi direte, ma forse non così tanto se approfondiamo e facciamo parlare i dati.

Che ci siamo vaccinati a fare?” lo avrete sentito anche voi ai tavoli di pranzi e cene natalizie. Cerchiamo di rispondere. Se analizziamo il periodo tra il 1° novembre e il 22 dicembre 2020 si sono verificati 30.176 decessi, quest’anno solamente 3.957: un calo dell’87%.

Un anno fa, d’altronde, si guardava con preoccupazione alla variante inglese del Coronavirus. Nel corso dei mesi, questa mutazione ha ceduto il posto prima a Delta e oggi a Omicron, nuove varianti sempre meno incisive. Non a caso, l’anno scorso trascorrevamo il Natale in zona rossa, con un limitato numero di familiari e senza poter uscire di casa; completamente diversa la situazione quest’anno.

Il vaccino fa la differenza

La principale differenza? Sicuramente il vaccino, che ha contribuito ad affievolire il virus e ridurne in buona parte la gravità. Ad oggi, in Italia, le dosi di vaccino somministrate sono 111,5 milioni. Più di 48 milioni di italiani over 12 sono vaccinati con una dose, l’89% della popolazione, e più di 46 milioni con 2 dosi, l’86% della popolazione. 420mila sono i guariti da massimo 6 mesi. Facendo una stima, quindi, il Super Green Pass spetta a quasi il 90% della popolazione.

Il Centro Studi e Ricerche Nebo ha stimato che i morti per Covid-19 nel 2020 sono stati quasi 84.000; dato che diminuisce significativamente nel 2021, con 60.000 morti (25mila in meno).

No Vax, ora basta

Secondo l’ultimo monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità, dal 12 novembre al 12 dicembre 2021, il 64% degli ingressi in terapia intensiva riguarda soggetti non vaccinati, nonostante rappresentino poco più del 10% della popolazione con più di 12 anni. Non ci si può aspettare, quindi, che la somministrazione della dose booster possa evitare il sovraccarico delle terapie intensive.

Servirebbe invece ridurre il numero di non vaccinati, in particolare tra i 40 e i 79 anni. Consideriamo quindi ancora oggi soluzioni per rilanciare la campagna vaccinale per le prime dosi o, in alternativa, saranno necessarie misure restrittive.

In Germania, ad esempio, le nuove regole secondo le quali ai non vaccinati è stato proibito l’ingresso in negozi, eventi culturali, ristoranti, cinema e teatri hanno ridotto significativamente i numeri della quarta ondata. Ad inizio dicembre 2021, la Germania aveva 75mila nuovi contagi al giorno, con più di 380 decessi e un’incidenza settimanale di 440 nuovi infettati da Covid-19 per 100mila abitanti.

Negli ultimi giorni di dicembre, invece, a seguito del lockdown per i non vaccinati, la Germania registrava una media di 15.000 nuovi casi e 150 decessi al giorno. Adattare strategie simili in Italia potrebbe essere una soluzione? Bisogna fare le valutazioni del caso ma certo è che la Germania qualcosa può insegnarla.

“Con Omicron inizia la fine della pandemia”

Interessante l’opinione di Yascha Mounk, politologo americano, che ci trasmette speranza. Infatti, egli sostiene che «con Omicron, inizia la fine della pandemia di Covid (…)».

«Ci sono due modi in cui potrebbe finire nel 2022. Il primo è biologico: scoprire che Omicron non fa ammalare in modo grave la netta maggioranza delle persone e che l’esposizione a questa variante, se vaccinati, protegge da ceppi futuri. Ma questa è una congettura. Non sappiamo se sarà così, anche se è una speranza e uno scenario plausibile. Il secondo modo in cui potrebbe finire la pandemia è sociale: consiste nel dire che ci siamo abituati al fatto che la nostra vita implicherà più rischi nel 2022 rispetto al 2019, ma collettivamente e individualmente scegliamo che vivere in modo più normale valga la pena di correre quei rischi».

Gen Z: chi si rassegna è perduto

Tra quelli che si devono prendere più rischi forse ci siamo proprio noi Millennials/Generazione Z. Enrico Galletti scrive sul Corriere della Sera, parlando della Generazione Z: «Rassegnàti. Lo racconteremo così ai nostri figli. Se nel 2020 abbiamo incontrato la paura, il 2021 resterà l’anno in cui, alla fine, ci siamo rassegnati. (…) Il 2021 ci ha privato di una parte importante della nostra formazione. Restiamo la generazione dei sogni in tasca per colpa della pandemia, dei momenti rinviati, dei viaggi posticipati a chissà quando. È più difficile avere vent’anni, oggi. E se lo dici c’è chi si arrabbia e risponde che serve prudenza. Solo che ragionare così è diventato vecchio: è banale sottolineare che con la responsabilità di tutti ne usciremo. Bisogna fare i conti con gli effetti di quest’altro anno sprecato per molti, se il sogno era quello di partire per un Erasmus e di buttarsi a capofitto tra le avventure della vita (…) Vi sembrerà strano, ma pensate ai baci. Pensate a quanti baci non ci siamo dati in questi due anni. Ora sorriderete, un po’ arrabbiati, dicendo che questo è il capriccio di chi non conosce il sacrificio. E allora pensate ai vostri vent’anni. Pensate al viaggio di maturità, ai primi amori, alle vostre avventure. A quanto per i vostri figli — i ventenni di oggi — tutto questo sia stato (e sia) più difficile».

Sono d’accordo con Galletti, meno che nel definirci una generazione “rassegnata”. Perché la rassegnazione equivale alla fine, ma la nostra vita è solo all’inizio. E allora rimbocchiamoci le maniche, corriamo qualche rischio in più, bilanciamo precauzione e condivisione, rinunce e viaggi. I dati sono dalla nostra parte, devono esserlo anche i nostri pensieri.

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