lunedì, 16 Maggio 2022

Extraprofitti rinnovabili o della discordia

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Noel Angrisani
Laureato in Scienza della Politica, ha completato il suo percorso di studi con un master in Relazioni Istituzionali, Lobby e Comunicazione d'Impresa. Per due anni si è occupato di progettazione europea, successivamente ha lavorato presso un'agenzia di eventi corporate e B2B per il No-Profit. Dopo essersi cimentato nel public affairs, oggi lavora come consulente in ambito organizzazione e pianificazione.

La risoluzione della partita del Quirinale con la rielezione di Sergio Mattarella e le imminenti misure distensive per l’agognato superamento della pandemia rappresentano timidi indicatori di relativa normalità. Tuttavia, sul tavolo del Governo, insieme alla “messa a terra” del PNRR, è la crisi energetica a rappresentare il tema più spinoso.

Le tensioni geopolitiche sul versante russo-ucraino e i ripetuti tentennamenti dell’Unione Europea (leggere alla voce tassonomia) si collocano in uno scenario sempre più complesso, in cui l’Italia – nonostante lo standing di Mario Draghi – ha un ruolo di secondo piano. Le incertezze del quadro internazionale contrastano con un contesto nazionale in cui si sono resi necessari provvedimenti immediati, a fronte di ripetuti appelli da parte del mondo produttivo e della filiera energetica, spingendo il Governo a varare misure urgenti per contrastare il caro-energia. Il 21 gennaio il Consiglio dei ministri ha approvato il Decreto Sostegni Ter al cui interno vi sono svariati provvedimenti a sostegno di imprese e operatori economici, oltre a norme volte al contenimento dei prezzi nel settore energetico.

Gli extraprofitti sulle rinnovabili

Tra le disposizioni più discusse quella riguardante gli extraprofitti sulle rinnovabili, in pratica una tassa – un meccanismo di compensazione a due vie sul prezzo dell’energia – con cui i produttori dovranno restituire la differenza tra i prezzi di mercato e relativi incassi. Un procedimento in parte già annunciato da Draghi nella conferenza di fine anno quando mise nel mirino i grandi produttori di energia perché «stanno facendo profitti fantastici, ma il costo dell’idroelettrico e quello delle rinnovabili non hanno niente a che vedere con quello del gas, eppure viene venduta tutta al prezzo del gas».

In linea di principio la misura potrebbe anche avere una sua logica, ma come spesso capita rischia di risultare un provvedimento a metà. Prima di tutto perché penalizza unicamente i produttori “green” – impianti solari, idroelettrici, geotermici ed eolici – quando in realtà, come dimostra Gazprom, gli extraprofitti possono farli anche i venditori fossili. Inoltre, come evidenziato dal professor Zorzoli, «molti contratti elettrici sono a lungo termine e non è detto che tutti i soggetti stiano guadagnando». Ad esempio ERG, i cui contratti sono bloccati per i prossimi anni a prezzi già stabiliti. Il CEO Paolo Merli ha voluto chiarire in un’intervista all’inserto economico del Corriere della Sera come in realtà siano i produttori di gas a fare extra profitti, ma soprattutto «stanno guadagnando i trader di energia elettrica che hanno preso una posizione al rialzo sottoscrivendo quei derivati di vendita a termine con cui noi come gli altri operatori blocchiamo le vendite a prezzi fissi. Misure una tantum su ipotetici extra-profitti rischiano di creare danni e criticità».

Contestazioni diffuse

Oltre alle questioni tecniche su profitti reali o presunti, la procedura interroga non solo l’andamento del mercato energetico, ma soprattutto le regole e gli obiettivi. I governi di tutta Europa sono sotto pressione a causa degli alti costi dell’energia, le discussioni riguardanti gli extraprofitti attraversano tutto il Continente – dalla Francia alla Spagna, dalla Romania alla Gran Bretagna – con grandi polemiche. In Italia, questa misura scontenta tutti, dalla filiera energetica alle associazioni ambientaliste.

Il mercato resta frastagliato, mentre i policy maker si soffermano su opzioni contingenti che rinviano la risoluzione di problemi strutturali, in cui i temi di efficienza e sicurezza energetica sono trascurati. Se da un lato il sistema di incentivi e sussidi – sul cui funzionamento è altrettanto urgente interrogarsi – ha alimentato storture nel settore energetico, creare un sistema sanzionatorio a geometria variabile – lasciando intatto il meccanismo iniquo di premialità – rischia di ingessare un sistema sempre più somigliante all’Idra di Lerna, ma sulle rive energetiche non intravediamo ancora Eracle.

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