martedì, 28 Giugno 2022

L’Europa corre verso il digitale: 9,2 miliardi per la Digital Transformation

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L’Europa punta al digitale. Questo appare sempre più chiaro dalle proposte che la Commissione europea ha avanzato in questi ultimi mesi.

In primo luogo, la trasformazione digitale è stata inserita tra le sfide politiche a cui l’Unione vuole dare una priorità, come si denota dalla proposta per il nuovo MFF, il quadro finanziario pluriennale che coprirà il periodo 2017-2021. In particolare, l’esecutivo comunitario intende istituire il Programma Europa digitale mettendo a disposizione 9,2 miliardi€ di budget per plasmare e sostenere la trasformazione digitale della società e del sistema economico europeo. Proprio la digitalizzazione viene chiaramente indicata come l’elemento chiave per sbloccare la crescita in tutte le sue possibili forme.

TRE PROGETTI PER LO SVILUPPO

Per realizzare questa sfida si intendono avviare diversi progetti. 3 miliardi saranno destinati al finanziamento delle infrastrutture per permettere di avere una connettività diffusa su tutto il territorio, superando il digital divide e costruendo le basi per qualsiasi politica successiva. Tra le misure in questa direzione dovranno passare necessariamente anche lo sviluppo di una copertura 5G e la definizione di standard per la mobilità connessa. In questo senso, la Commissione ha recentemente finanziato con 18,5 milioni un progetto che permetta di collegare un tratto di “strada connessa” tra Monaco e Bologna tramite la connessione 5G.

In secondo luogo sono previsti investimenti nelle competenze dei cittadini per sviluppare le digital skills avanzate che sempre di più frequentemente saranno richieste nel mondo del lavoro – si stima che 9 profili su 10 richiederanno competenze digitali ad oggi non possedute dal 44% della popolazione europea tra 16 e 74 anni – tramite corsi per studenti ed esperti (gli ambiti interessati sono i più disparati come blockchain, robotica, analisi di dati e cybersecurity) oltre che tirocini presso imprese innovative.

Un altro elemento del Piano riguarderà l’intelligenza artificiale. La mancanza di informazione sul tema, insieme alla scarsa accessibilità delle competenze e agli elevati costi, sta frenando le sue applicazioni da parte delle imprese, non permettendo di svilupparne appieno il potenziale e frenando l’innovazione. La proposta per ovviare a questa problematica riguarda la creazione di poli di innovazione che aiutino le imprese accompagnandole nell’investimento tramite consulenze, orientamento e strutture di prova in cui sperimentare le applicazioni. A questa voce saranno destinati 2,5 miliardi.

Il 4 punto riguarda l’impegno comune verso la realizzazione di un supercalcolatore europeo. Le quantità sempre più elevate di dati raccolti in ogni ambito (dalla sanità, all’energia, all’informatica,)  richiedono computer dotati di una capacità di elaborazione dei calcoli adeguata a rendere effettiva anche l’applicazione ai campi potenzialmente interessati (dalla lotta ai cambiamenti climatici, alla finanza, all’antiterrorismo). In questo ambito l’Europa è fortemente arretrata, basti pensare che consuma un terzo del totale delle risorse mondiali di supercalcolo ma è in grado di produrne autonomamente solo il 5%. La potenza di calcolo complessiva degli Stati membri è il 25% per cento rispetto a quella degli Stati Uniti. Per invertire questo deficit e puntare all’indipendenza si sta puntando alla creazione di un supercomputer comunitario HPC (High Performance Computing) in grado di elaborare dati nell’ordine esa, un miliardo di miliardi di calcoli al secondo – da incrementare ulteriormente entro il 2026. Proprio lo scorso giovedì 27 settembre i ministri impegnati nel Consiglio hanno approvato in via definitiva un Regolamento per l’istituzione di un’impresa comune volta alla costruzione del supercomputer da realizzarsi tramite la forma del partenariato pubblico-privato. Nei documenti del Consiglio emerge l’urgenza di far iniziare i lavori per l’HPC non oltre inizio 2019 se si vuole giungere alla realizzazione per l’anno successivo e non si vuole correre il rischio di vedere cancellato il programma post elezioni europee di maggio. L’obiettivo è vedere l’impresa, che avrà sede a Lussemburgo, operativa entro il 2026.

I PROSSIMI PASSI

Nelle prossime settimane si giocherà un’importante partita sul versante della cybersecurity, altro pilastro del Programma Europa digitale – si propone una dotazione finanziaria di 2 miliardi. Inizierà la discussione tra i legislatori europei sul Cybersecurity act volto a revisionare le competenze dell’Enisa (European Network and Information Security Agency), a introdurre una certificazione del livello di sicurezza informatica dei dispositivi connessi e la creazione di un centro di ricerca volto a predisporre le difese informatiche a livello comunitario. Misure come queste intendono essere il primo tassello verso una nuova gestione della sicurezza informatica che parta dalla consapevolezza che le tecnologie digitali sono e saranno sempre di più la struttura portante dell’economia e occorrono strumenti adeguati a far fronte ai nuovi rischi. A riguardo si pensi solo che l’80% delle imprese europee ha subito almeno un incidente di cibersicurezza. Non ultimo il tema della concorrenza e della trasparenza nelle transazioni e business digitali, tema che ha contraddistinto l’operato della direzione guidata dalla commissaria Vestager con azioni contro le grandi aziende digitali – con tra le altre Google e Apple sanzionate da Bruxelles, Facebook e Amazon più volte nel mirino – e che continuerà ad essere al centro dell’agenda, basti considerare le misure verso una c.d. “web tax” o in materia di diritto d’autore.

 

di Federico Bergna

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