domenica, 27 Novembre 2022

Europa ed energia: un matrimonio come tanti?

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Simona Benedettini
Simona Benedettini è una consulente freelance esperta di regolazione e concorrenza del settore energetico ed energy analyst della Fondazione Ottimisti&Razionali. Simona ha più di dieci anni di esperienza come consulente per operatori pubblici e privati del settore energetico in Italia ed Europa. Ha un Dottorato in Law and Economics ed è stata visiting scholar presso University of Illinois. Simona è autrice di articoli accademici ed editoriali su tematiche energetiche.

L’incontro informale dei Capi di Governo e dei Capi di Stato europei che si è tenuto a Praga il 6 e il 7 ottobre scorso si è concluso con un nulla di fatto rispetto alle azioni da intraprendere a livello UE per mitigare gli effetti della crisi energetica.

Dalla conferenza stampa congiunta del Primo Ministro della Repubblica Ceca, della Presidente della Commissione Europea e del Presidente del Consiglio Europeo è emersa la volontà di perseguire iniziative comuni a livello UE. In particolare, con riferimento agli ambiti indicati dalla Presidente della Commissione Europea von der Leyen in una lettera inviata giovedì scorso ai leader europei:

  • introduzione un tetto transitorio ai prezzi che si formano sul mercato olandese di riferimento per le quotazioni del gas naturale, il TTF. Il tetto entrerà in vigore nelle more dell’adozione di un benchmark di prezzo complementare al TTF e su cui Bruxelles sta lavorando;
  • adozione di misure coordinate a livello europeo di riduzione dei consumi di gas e di meccanismi di solidarietà vincolanti tra Stati Membri;
  • introduzione di un tetto europeo al prezzo del gas utilizzato dalle centrali termoelettriche. Il tetto dovrebbe essere accompagnato da misure vincolanti di risparmio energetico e di salvaguardia degli scambi transfrontalieri di elettricità;
  • promozione di partnership di lungo periodo con Paesi amici come Norvegia e Stati Uniti in concomitanza con l’avvio della piattaforma UE per gli acquisti comuni di gas per evitare concorrenza tra Stati Membri negli approvvigionamenti;
  • avanzamento di una proposta di riforma strutturale del mercato elettrico entro la fine dell’anno al Consiglio e al Parlamento europeo;
  • adozione di misure mirate a risolvere eventuali problemi di liquidità nei mercati dei derivati e a supporto della solidità dei mercati energetici.

I dettagli di tali azioni comuni sono stati rimandati al prossimo Consiglio UE dei Ministri dell’Energia, che si terrà domani e dopodomani (11-12 ottobre), per potere arrivare a proposte maggiormente circoscritte per il Consiglio Europeo del 20 e 21 ottobre.

In parallelo, continueranno gli sforzi dell’Italia per convincere gli altri Stati Membri ad adottare la sua proposta di tetto al prezzo del gas naturale e oggi supportata solo da Polonia Grecia e Ungheria. Proposta di cui nel corso della conferenza stampa congiunta non si è fatto menzione.

La proposta italiana ruota intorno alla definizione di tre scenari:

  • Scenario A – NESSUNA indisponibilità fisica di gas naturale. Questo scenario è definito come lo scenario corrente. In questo caso, stando alla proposta, l’Europa dovrebbe definire un limite minimo e massimo di variazione del prezzo del gas naturale, cosiddetto corridoio. Il valore centrale di prezzo di tale corridoio dovrebbe essere aggiornabile periodicamente sulla base di diversi benchmark di prezzo (petrolio, carbone, gas importato in Asia e US etc.). Il valore centrale potrebbe essere utilizzato come tetto al prezzo: del TTF; o al prezzo di hub diversi per evitare arbitraggio (PSV, PEG, ZEE); o ai prezzi che si formano sui mercati organizzati o OTC. Per mantenere i segnali di prezzo ed evitare che il tetto impedisca di non essere attrattivi nell’approvvigionamento di gas, in particolare LNG, sono ammesse variazioni del tetto in un range prestabilito all’interno del corridoio, p.e. ± 5% (corridoio dinamico).

Il tetto dovrebbe essere poi utilizzato nei contratti a lungo termine esistenti e dovrebbe essere accompagnato da misure volontarie di riduzione dei consumi di gas da parte degli Stati Membri.

  • Scenario B – POTENZIALE indisponibilità fisica di gas naturale. Diversamente dallo scenario A, lo scenario B si caratterizza per una situazione di eccesso di domanda anche per valori pari al limite superiore del corridoio dinamico. In questo caso, per favorire l’approvvigionamento dei volumi addizionali di gas che permetterebbero di colmare la differenza tra domanda e offerta, si consentirebbe agli operatori di “infrangere” il corridoio e acquistare gas (soprattutto LNG) a prezzi maggiori rispetto al limite superiore di prezzo del corridoio.  Per finanziare la differenza tra tetto e prezzi di mercato, gli Stati Membri potrebbero ricorrerebbe a contratti alle differenze. In aggiunta, per riassorbire lo squilibrio tra domanda e offerta, gli Stati Membri dovrebbero adottare non meglio definite “misure rinforzate” di riduzione dei consumi di gas.
  • Scenario C – EFFETTIVA indisponibilità fisica di gas naturale. Questo scenario prescinde dall’adozione di un tetto ai prezzi del gas naturale e si caratterizza per eventi estremi (la proposta cita per esempio eventuali danni a gasdotti) che possono generare la necessità di razionamenti dei consumi di gas. In questo caso, il corridoio non troverebbe più applicazione e l’UE dovrebbe ricorrere a misure quali: i) misure coordinate tra Stati Membri di gestione dell’eccesso di domanda, i.e. razionamenti; ii) meccanismi per l’allocazione efficiente tra Paesi degli approvvigionamenti addizionali di gas e necessari a riassorbire lo squilibrio tra domanda e offerta; iii) meccanismi di solidarietà tra Stati Membri secondo il Regolamento UE sulla sicurezza degli approvvigionamenti di gas. Il Regolamento prevede che uno Stato Membro possa fare richiesta di solidarietà a un altro Stato Membro direttamente connesso al proprio sistema gas. Quest’ultimo, dietro compenso, adotta le misure necessarie per garantire che l’approvvigionamento di gas ai clienti diversi da quelli civili (essenzialmente le industrie) sia ridotto o interrotto nella misura necessaria e fintantoché non sia assicurato l’approvvigionamento di gas ai clienti civili dello Stato Membro che ha fatto richiesta di solidarietà.

Oltre alle numerose criticità della proposta – e su cui torneremo in un prossimo contributo sull’argomento – ciò che oggi sembra impedire l’accordo è anche la mancata definizione di dettaglio delle modalità di applicazione delle misure i)-iii) descritte per lo Scenario C.

Gli Stati che sino a oggi sono stati più virtuosi nel diversificare le proprie fonti di approvvigionamento o nell’adottare misure di risparmio o efficienza energetica sono i meno inclini a volere subire gli effetti di razionamenti o di misure di coordinamento sui consumi per effetto delle scelte meno coraggiose di altri Paesi. Analogamente, sono meno favorevoli a tali meccanismi di condivisione, i Paesi dove l’industria riveste un ruolo importante per l’economia. L’industria sarebbe infatti il primo comparto a subire gli effetti di razionamenti e meccanismi di solidarietà nello Scenario C. Uno scenario che è ritenuto probabile e che a sua volta sarebbe la conseguenza dello Scenario A e B.

Purtroppo, ancora una volta, l’Europa sembra dare prova di essere un matrimonio come tanti. Uniti nella buona sorte – quando si trattava di definire, sognanti, ambiziosi quanto irrealistici piani di decarbonizzazione – distanti nella cattiva sorte, quella dei sacrifici condivisi. Agli inguaribili romantici (chi scrive non è tra questi) rimane la speranza di essere smentiti al prossimo Consiglio Europeo.

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