giovedì, 24 Giugno 2021

Ero studente – Giovanni Lo Storto

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“Non bastano più una, due o tre dimensioni di apprendimento in una traiettoria formativa. Occorre massimizzare ogni volta tutto l’apprendimento possibile. Renderlo inclusivo, ampio, largo. Largo ma non ingombrante. Agilmente largo, sorprendentemente ricco. Intenso di nozioni ed emozioni”. Questo è uno dei primi suggerimenti che Giovanni Lo Storto, Direttore Generale dell’Università LUISS Guido Carli, regala ai lettori del suo “EroStudente. Il desiderio di prendere il largo”, edito recentemente da Rubbettino. Un libro che delinea perfettamente la prospettiva che l’istruzione del presente e del futuro dovrà avere per adeguarsi ai cambiamenti – così veloci da apparire immediati – della società contemporanea.

Riallineare le esigenze della scuola e dell’università, per tenere il passo con una sempre crescente e fondamentale innovazione vuol dire orientare gli studenti degli istituti superiori verso un sempre più necessario e mirato sviluppo delle proprie aree di miglioramento coltivando le proprie passioni; vuol dire curricula accademici dinamici e flessibili che possano stare al passo con i cambiamenti economici e tecnologici del mondo; significa trovare il lavoro dei propri sogni attraverso un placement che sappia ascoltare gli studenti e guidare le loro passioni.

Superando infatti la standardizzazioni e la conformità del sistema formativo tradizionale, accompagnando gli studi con soft skill ben rafforzate dal lavoro sul campo, l’autore ritiene ormai necessario un riallineamento dell’istruzione, della crescita personale, della società virtuosa, tutti gli elementi che troppo spesso sono stati messi in crisi da un tradizionalismo che si è spinto troppo in là, dimenticando che la virtù sta nel mezzo, e basterebbe anche solo “prendere ciò che di buono sa portare l’innovazione tecnologica (e non solo), pur mantenendo i valori senza tempo”. Questo però non sarà fruttuoso se gli educatori del domani, di oggi, non conosceranno l’innovazione: se non saranno coscienti del ruolo a cui sono chiamati e non si adatteranno ai mutamenti della società.

Ma a che tipo di apprendimento si deve puntare? Non più ad un lifelong learning ma ad un life largelearning. Affinché la formazione sia non solo continua e lunga tutta una vita, ma che sia anche larga, inclusiva, esperienziale. Dove la ricerca del successo non sia più lo scalare la vetta di un’azienda ma sia una vera, profonda e felice, ricerca della soddisfazione personale.

Una ricerca che ben viene spiegata dalla seconda parte del libro di Lo Storto, che racconta le esperienze di ragazzi dai 18 ai 20 anni, volontari che hanno lavorato in team, al fianco di donne carcerate, di ragazzi affetti da autismo, nei campi nelle terre confiscate alle mafie, nel supporto a ragazze madri. Perché attraverso progetti che arricchiscono la formazione degli uomini e delle donne del futuro, grazie alle proprie esperienze, i ragazzi hanno imparato a creare connessioni con chi sembra diverso, hanno scoperto come godere di un percorso di formazione differente che insegna le cose più importanti al mondo: arricchire i propri orizzonti e guardare gli altri ma sapendo che, in realtà, sono noi.

 

di Alessia Boragine

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