martedì, 29 Novembre 2022

L’EFFICIENZA ENERGETICA IN EUROPA

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L’Unione europea ha già raggiunto un consumo finale di energia in linea con gli obiettivi 2020 dell’efficienza energetica. Il dato è stato messo in luce dalla Commissione europea nella seconda relazione sullo Stato dell’Unione energetica. A darne notizia è un comunicato stampa pubblicato sul sito internet dell’istituzione comunitaria.

L’efficienza energetica è uno dei pilastri dell’Energy Union e consente di ottenere dei risparmi economici, oltre a numerosi benefici sotto forma di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e una maggiore sicurezza degli approvvigionamenti.

L’Ue si è posta l’obiettivo del 20% di riduzione dei consumi finali di energia entro il 2020. I Paesi che hanno già raggiunto questa percentuale (consumata dagli utenti finali, come industria, famiglie, servizi e trasporti), dovranno fare uno sforzo in più per mantenere i livelli di consumo al di sotto della soglia prevista.

Alcuni Paesi invece dovranno impegnarsi ulteriormente nella riduzione del consumo di energia primaria (il consumo totale di energia, che si compone del consumo finale di energia e dell’energia consumata nei processi di conversione e trasporto). Anche in questo caso, il trend sembrerebbe essere positivo: tra il 2005 e il 2014 il consumo di energia primaria in Europa è sceso. Un dato che rende ottimista l’istituzione Ue per la buona riuscita dell’obiettivo.  

Sugli effetti positivi per la vita quotidiana prodotti dall’efficienza energetica, la Commissione ha ricordato l’impatto sulla riduzione delle bollette, che consente alle imprese di diventare più competitive riducendo i costi. Aumentare l’efficienza energetica serve ad aiutare l’Ue a rispettare l’impegno della riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 40% (rispetto al 1990) entro il 2030.

Il tema dell’efficienza energetica è anche parte integrante del pacchetto “Energia pulita per tutti gli europei”, pubblicato il 30 novembre 2016. Gli obiettivi presenti creerebbero circa 400.000 nuovi posti di lavoro, la riduzione delle importazioni di gas del 12%, un risparmio di circa 70 miliardi nel costo totale delle importazioni di combustibili fossili (cumulativamente per 2021-2030) e di ridurre i costi dei danni alla salute.

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