giovedì, 21 Ottobre 2021

Nell’economia circolare c’entra anche l’Usb-C

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Francesca Santoro
Classe '95. Cultrice di linguistica generale, scrittrice in erba, lettrice appassionata. Ama i bei film e le serie tv, ma non più del suo gatto. Teinomane convinta.

Green economy, ecosostenibilità, transizione ecologica, sono espressioni del lessico fondamentale delle politiche ambientali europee. Di recente, il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, ha annunciato che saranno presto pubblicati i bandi per i progetti per l’economia circolare e che saranno investiti oltre 2 miliardi di euro per i relativi impianti. La costruzione di nuovo impianti, i materiali, non hanno costi trascurabili, e gli investimenti sono fondamentali per la transizione, ecologica e sociale. Non si può attuare l’una senza l’altra, ha sottolineato il Ministro, altrimenti il rischio è che le categorie più fragili paghino il prezzo più caro. La sostenibilità deve essere sotto ogni punto di vista, non solo ambientale, ma anche economico e sociale.

Il Ministro ha auspicato che la raccolta differenziata arrivi al 75%, mentre «i restanti materiali vanno recuperati, in discarica ci deve finire meno del 10%»; perfettamente in linea con i principi dell’economia circolare.

La proposta dell’Ue di un cavo unico

L’Unione Europea agisce all’interno della logica circolare anche per la proposta di adottare un caricabatterie comune e permettere così ai consumatori di utilizzare anche i propri vecchi cavi e tagliare i rifiuti elettronici. La vice presidente della Commissione Ue, Margrethe Vestager, ha detto che «i tempi sono maturi per un’azione legislativa per un caricabatterie comune». L’idea è adottare un caricatore universale per tutti i dispositivi elettronici, indipendentemente dal brand, che potranno avere una sola porta standard del tipo Usb-C, già disponibile su quasi tutti i nuovi smartphone. L’Usb-C è un cavo adatto alla trasmissione dati e all’alimentazione, ed è più efficiente rispetto ai tipi A e C sotto diversi aspetti: è simmetrico (non c’è un verso “giusto” o “sbagliato” di inserirlo) ed ha una ricarica più veloce.

Potrebbe sembrare una mossa mirata contro Apple, che da sempre ha un suo cavo, il Lightning, e già nel 2020 la Mela dichiarò la propria ostilità all’armonizzazione dei cavi Usb, sostenendo che «una normativa che imponga una conformità tra i tipi di connettori integrati in tutti gli smartphone soffochi l’innovazione piuttosto che incoraggiarla, e che danneggerebbe i consumatori in Europa e l’economia nel suo insieme». A chi ha sollevato la questione, Thierry Breton, commissario Ue per il Mercato unico, ha risposto che non si tratta di una mossa contro Apple o altri, e di essere anche entrato in contatto con l’AD di Apple, Tim Cook, benché non sulla questione specifica del cavo unico. Breton ha affermato che i protocolli per la porta di ricarica Usb-C sono «ampiamente conosciuti, la tecnologia è matura, non credo creerà problemi a qualcuno».

Ricordiamo inoltre che Apple già dall’iPhone 12 non include più nelle confezioni il caricabatterie, per scongiurare l’accumulo di cavi inutili e ridurre l’impatto ambientale, anche diminuendo il volume delle confezioni. Francesco Stati de “Il Foglio” ha ipotizzato che Apple potrebbe anche puntare sulla ricarica wireless, adottata dal 2017 con l’iPhone8.

Per quanto riguarda i rifiuti, la Commissione europea stima che «la riduzione della produzione e dello smaltimento di nuovi caricabatterie ridurrà la quantità di rifiuti elettronici di quasi mille tonnellate all’anno». Il risparmio per i consumatori si aggira intorno ai 250milioni di euro, e ovviamente il risparmio di risorse del Pianeta è ingente. Una forte spinta in direzione circolare da parte dell’Unione Europea, su cui adesso il Parlamento dovrà lavorare.

Ma cos’è l’economia circolare? E fino ad ora, quale modello si è seguito?

Il vecchio modello lineare

Il modello economico lineare, classico, si basa su un semplice schema: estrarre, produrre, consumare, gettare. Si capisce che il modello lineare non tiene conto delle risorse limitate, dell’ambiente, ed è privo di tutti i principi di ecosostenibilità che si sono sviluppati negli ultimi anni. La catena è semplice, e il ciclo di vita del prodotto va sempre nella stessa direzione: la discarica. Si parla addirittura, soprattutto per quanto riguarda i prodotti elettronici, di obsolescenza programmata, cioè una strategia industriale pensata per rendere il prodotto inutilizzabile dopo un certo lasso di tempo. L’obsolescenza si raggiunge utilizzando materiali di scarsa qualità e promuovendo l’acquisto di modelli più recenti. L’obiettivo è il puro e semplice profitto, si privilegiano materiali e fonti energetiche a basso costo. Senza particolare lungimiranza, idealizzando una potenzialità di crescita infinita.

Il prodotto circolare

L’economia circolare, invece, ha una logica completamente diversa e coinvolge tutti i passaggi della produzione. Non è semplicemente riciclo, non si applica il modello gettando la bottiglia di plastica nel contenitore adatto. Questa sarebbe eventualmente solo una parte di un processo che ha inizio col tipo di energia utilizzata. L’ideale è utilizzare energia proveniente da fonti rinnovabili, per quanto possibile – ricordando tuttavia che i combustibili fossili vanno, infatti, ancora per la maggiore, rimanendo i più affidabili e sicuri in termini di potenza e continuità. L’onere del riciclaggio non appartiene solo al cittadino, ma inizia dalle industrie. Il prodotto circolare stesso andrebbe pensato perché sia durevole, efficiente, e tutte le sue parti possano essere facilmente recuperate o riciclate.

Un prodotto circolare è altamente competitivo perché presenta delle caratteristiche care al consumatore: dura nel tempo, è riutilizzabile ed ecosostenibile. Aumentare la vita di un prodotto infatti implica l’abbattimento delle emissioni di gas serra date dalla produzione incontrollata e dallo smaltimento dei rifiuti. Inoltre, bandi come quelli annunciati da Cingolani hanno l’effetto di stimolare la ricerca e la preparazione di progetti innovativi.

È chiaro che anche proposte come quelle del caricatore universale, con l’abbattimento dei rifiuti e il riutilizzo dei vecchi cavi che ne derivano, rispettano appieno la logica dell’economia circolare. Ben vengano, e in fretta.

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