mercoledì, 04 Agosto 2021

Donazioni con la blockchain. Ecco come si rinnova il no profit

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Come può la tecnologia blockchain contribuire all’espansione del no profit? Fornendo uno strumento capace di incentivare le donazioni al terzo settore garantendo che i soldi versati vengano effettivamente utilizzati per le finalità indicate e che non finiscano, invece, per perdersi in altri rivoli o incagliati tra i passaggi burocratici.

Se uno dei maggiori ostacoli alle donazioni è la trasparenza, accompagnata dall’incertezza sull’effettivo utilizzo delle risorse donate, allora la tecnologia della catena dei blocchi può aiutare a costruire un legame virtuoso alimentando la fiducia dei donatori, dando loro la possibilità di tracciare i passaggi di denaro e di verificarne l’utilizzo finale.

La blockchain, come abbiamo spiegato qui, consente di avere sempre a disposizione un registro delle operazioni contabili garantito, certificato e consultabile da chiunque abbia preso parte alla transazione. Strumento ideale per contrastare un calo di fiducia che rischia inevitabilmente, nonostante tutti gli sforzi messi in campo dagli operatori del terzo settore, di generare un calo del flusso di denaro. Quindi la blockchain, che basa la propria tecnologia sul registro di tracciamento dei flussi di denaro crittografato, può instaurare una connessione costante tra il donatore e l’ente no profit che riceve la somma di denaro.

Avere la fiducia dei donatori è il primo obiettivo. Proprio su questo elemento hanno puntato alcune startup italiane come Helperbit e Aidcoin. Al contrario di diversi sistemi, come gli sms (che rappresentano il 28,3 per cento della percentuale sui donatori in Italia – Dati dell’Osservatorio sui donatori italiani 2017), «la blockchain consente di quantificare e monitorare dall’inizio alla fine quanto viene raccolto», spiega al Sole 24 Ore Guido Baroncini Turricchia, Ceo di Helperbit.

Aidcoin, invece, è la piattaforma sviluppata da CharityStars, sito online di aste di beneficenza. Secondo i suoi creatori, chiunque potrà seguire il flusso delle proprie donazioni all’interno della piattaforma creata ad hoc e in grado di interagire un domani anche con i dati delle ong, rendendo così possibile conoscere anche l’ultimo miglio delle donazioni.

Sono previste due modalità di tracciamento. Per quelle “tradizionali” con carta di credito il tracciamento avverrà attraverso le Api, PI-Application Programming Interface, che con il consenso del cliente consentono alle banche di facilitare l’accesso ai conti dei depositari e a fornire informazioni sul conto ad App di terze parti. C’è poi la possibilità di effettuare donazioni direttamente con una criptovaluta: in quel caso le transazioni verranno tracciate proprio da blockchain.

L’elemento fondamentale, il valore aggiunto della blockchain nell’ambito del terzo settore, è non solo la possibilità di creare un sistema in cui il donatore ha la possibilità di vedere il percorso del denaro ma anche di sapere esattamente in che progetto è stato impiegato e, passo dopo passo, monitorare a che punto della realizzazione quel progetto sia arrivato.

 

di Giampaolo Tarantino

[dt_quote font_size=”normal”]Avere la fiducia dei donatori è il primo obiettivo, e al contrario di altri sistemi come gli sms, la catena di blocchi consente di quantificare e monitorare dall’inizio alla fine quanto viene raccolto[/dt_quote]
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