martedì, 31 Gennaio 2023

Pensieri lenti e veloci – Daniel Kahneman

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L’uomo prende le sue decisioni in modo razionale. Questo l’assunto che ha guidato l’economia fino all’arrivo di Daniel Kahneman che ha svelato che i  meccanismi di decision-making sono ben più complessi di così.

Lo psicologo israelo-americano, vincitore del premio Nobel per l’economia e insignito della Presidential medal of freedom da Barack Obama, ha riassunto il suo lavoro sui processi decisionali nel libro del 2011 “Pensieri lenti e veloci”.

Concepito per il vasto pubblico, il testo di Kahneman mette al centro della sua analisi i meccanismi che muovono le decisioni umane e i bias, i preconcetti che ricorrono in maniera prevedibile in determinate circostanze. L’analisi delle dinamiche decisionali spiegherebbe i meccanismi alla base dell’euristica della disponibilità. Definita come la predisposizione umana ad assegnare maggiori probabilità ad eventi poco probabili. L’euristica della disponibilità chiarisce come l’importanza assegnata ai problemi vari a seconda di quanto sia facile recuperare nella propria memoria questi problemi.

La memoria a sua volta è determinata da quanto i media si occupano di quei problemi; essi popolano la mente conscia mentre gli altri ne scivolano via. Pur tuttavia i media tendono a interpretare la realtà attraverso bias  legati alla visione che hanno di ciò che al momento è nella mente del pubblico. Questo meccanismo spiegherebbe perché spesso l’attenzione del pubblico si focalizza di più sulla morte di un personaggio famoso – e su avvenimenti drammatici – che su argomenti fondamentali per la sua sopravvivenza.

Per spiegare come si formino i bias, Kahneman utilizza i concetti di Sistema 1 e Sistema 2, ampiamente diffusi in psicologia. Il primo sistema è legato ad un modo di operare veloce e automatico, senza sforzo, a cui non viene applicato un controllo volontario. Il Sistema 2 invece concentra la sua attenzione sulle attività mentali impegnative che richiedono una focalizzazione, come i calcoli complessi.

Organizzato in questo modo, il pensiero ci aiuta ad eseguire con relativa facilità operazioni ben più vaste di quello che crediamo. Allo stesso tempo però può condurre gli stereotipi ad avere la meglio sull’intuizione nel momento in cui la riflessione è troppo pigra per correggerli. Kahneman fornisce anche una soluzione per combattere i bias: imparare a non fidarsi delle proprie impressioni e riconoscere lo schema illusorio che il nostro cervello ci offre.

 

di Alessia Boragine

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