domenica, 27 Novembre 2022

Dall’orologio di Greta alla guerra. Dell’energia ragionevole

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Perché Greta non parla e (ottimamente) viaggia molto? Perché in fondo ha già vinto.
Per sempre? Certo è che, a 50 anni dal Club di Roma, la guerra sul clima ha largamente vinto: nelle aziende e tra gli investitori, negli organismi internazionali, tra i governi e negli orientamenti delle persone. Tuttavia, con la guerra sul groppone, sarà la bolletta a dire sempre più spesso verità scomode, anzi scomodissime, anche sui propositi e le possibilità del movimento climatista. RePowerEU è sostanzialmente la registrazione soft di questa vittoria: da Putin saremo indipendenti perché ci saranno solo rinnovabili, molto più di prima, appena più tardi. Aspettiamo, e vedremo, speriamo non sia tardi per i “rinsavimenti” e per un più ragionevole redeployment della necessaria sostenibilità. Sulla difesa europea, la Nato, l’immigrazione c’è voluta una tragica guerra, ancora in corso, e dalle conseguenze imprevedibili e permanenti, per capire. Speriamo ci voglia meno.

Seguo per quel che posso i temi cari agli ambientalisti, dalle energie rinnovabili (o no) al ciclo dei rifiuti; di questo mi ricordo ogni volta che debbo scendere le buste. Non c’è laurea in logistica, o Greta, che tengano contro monnezza, cinghiali, peste e gabbiani. Speriamo nella volontà quasi eroica del ragionevole sindaco Gualtieri per correggere trenta anni di insensatezze in-differenziate. Il punto è, anche su clima e fonti energetiche, l’agonia della ragionevolezza.

Non si tratta di greenwashing, che è da aborrire perché co-responsabile della irresponsabilità, è l’ambientalismo cosmetico che racconta “ecco ci siamo” basta poco e tutto sarà rinnovabile. Ma quando, dove e come “si può fare” dav-ve-ro questa transizione? Non lo dicono i molti irragionevoli grigi di oggi. Quali?

  1. Nonostante siano proprio i signori della guerra a guadagnare dalla ristrettezza delle nostre fonti energetiche, crescono quelli che “meglio russi che morti”; i revenant della complessità ci sfibrano con le ragioni di chi ha torto e i torti di chi ha ragione (e diritti). Per fortuna è difficile che vincano anche solo all’Eurovision, ma non impossibile.
  2. Sono poi la stessa vocal minority che ha sostenuto: “meglio morti che vaccinati”. Cioè i Cacciari, i Salvini, i DuPre. Per fortuna della maggioranza, nei Paesi liberi hanno vinto quasi ovunque i “vaccinisti”. I dubbiosi precauzionali in Russia, in Cina e all’Avana si ritrovano poi morti, perché mal vaccinati, o carcerati.
  3. C’è un contingente più vasto e potente degli altri che si è ingrossato prima della guerra, e prima della pandemia: l’EMBP, Esercito Multinazionale dei Buoni Propositi, Verdi ma non più innocui. Il climatismo ideologico, senza se e senza ma, i guerrieri del “facciamone a meno”. Purtroppo per loro, l’orologio della fine del mondo è tornato verso il “rischio” guerra (brutto-brutto), nucleare (brutto anche se buono) e contro la Nato. Eppure, era comodo dire ai giovani “noi ci teniamo le pensioni”, ma il venerdì pensiamo al vostro futuro facendolo verde. Adesso come si fa?
  4. Sull’energia, l’Europa resta divisa per compartimenti d’interesse: i francesi, col nucleare, sono scettici verso il gas, che gli altri prendono da Putin; gli altri, i tedeschi, a loro volta sono scettici col nucleare degli altri e molto lenti sul gas (che non hanno). L’Italia, che avrebbe pure gas e petrolio, e che ha nobilmente spinto sulle rinnovabili (e potrebbe avere il nucleare ma lasciamo perdere), è destinata a rinunciare alle sue risorse fossili anche in via transitoria. Dal fantozzismo al tafazzismo. Noi siamo a caccia del gas degli altri, più costoso e più caro, nemmeno del tutto sicuro. Lo cercheremmo (c’è!) persino su Marte, meno che a casa nostra. Nessuno ragionevolmente dovrebbe rinunciare a quella parte delle risorse proprie (anche fossili, meno inquinanti come gas, ricominciando a fare prospezioni e a scavare. Non è droga, la droga è scriversi regole forzose addosso cui, appunto, si è costretti a derogare. Perché sarebbe ragionevole ed utile usare anche l’arma dell’estrazione?
    Per:

prosciugare l’arsenale russo, e di chiunque domani si facesse idee analoghe;

ridurre la bolletta che toglie ad alcuni il respiro e ad altri il lavoro, senza rinunciare ad una delle regole fondative dell’Unione Europea, cioè il mercato (non per ideologia ma per pragmatismo siamo partiti dal “mercato comune” del carbone e dell’acciaio);

non spostare la dipendenza in aree che domani potrebbero divenire instabili;

finanziare con mezzi propri (e non con la bolletta della signora Pina) l’auto elettrica, mulini, idrogeno verde e tutto ciò che è davvero il nostro destino comune (neo-nucleare compreso);

una globalizzazione tra amici liberi ed autonomi darebbe più sicurezza, più spinta ad una ripresa che appare tragicamente offuscata dall’irragionevolezza, dalla guerra e dalla crisi globale ed aiuterebbe anche i più poveri ad essere verdi senza dipendere dai ricchi.

Articolo a cura di Massimo Micucci, Direttore Merco Italia

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