venerdì, 07 Ottobre 2022

Dal carrello della spesa a Gorbaciov

Da non perdere

Ho fatto la spesa in uno di quei supermercati di generi per la casa: detersivi, spugnette e quant’altro.

Poco ne capisco ma mi sono accorto, persino io, di aumenti medi del 30% su gran parte di questi generi; anche nel tempio del risparmio per antonomasia aumenta tutto. Contemporaneamente c’è l’esplosione (ed esibizione) tragica e irreparabile delle bollette di gas ed elettricità, triplicate e quadruplicate.

Provando a seguire persone che ne sanno più di me (ci vuole poco) capisco ancor meno, ma certamente:

a) la cosa è cominciata prima della guerra per questioni inerenti la struttura dei mercati, non per speculazione ma perché, date certe premesse (rinnovabili per forza, dipendenze, aumento dei consumi e poi la guerra), il mercato dell’energia non può essere “sostituito” né dalla “magia delle rinnovabili”, costose ed insicure, né dal ritorno all’energia muscolare umana e poi animale come qualche decina di migliaia di anni fa;

b) chi ha provato a dire, per tempo, che serve estrarre ed usare meglio i combustibili fossili in modo sicuro, con appropriate infrastrutture e tecnologie, e non scartare fonti pulite ma antipatiche come il nucleare (anche per ridurre, forse, l’impatto climatico e arrivare ad eliminare parte degli stessi fossili) è stato impiccato sull’altare delle magnifiche sorti e progressive dell’altro mondo possibile;

c) viste le premesse, e le promesse, non c’è una soluzione urgente e semplice e le bugie (sussidi, sostituzioni improvvide) sono la peggiore soluzione. Oserei anzi dire che, forse, la “transizione reale” andrebbe riscritta per provare ad uscirne bene.

E che c’entra la morte di Gorbaciov? Tutti ne hanno un ricordo gentile, positivo, almeno rispetto alla storia precedente. Ha certamente messo fine, con Reagan, alla Guerra Fredda e, pur senza volerlo, ad una delle conseguenze peggiori del regime comunista: l’orrore della cortina di ferro. Per tante generazioni, perestrojka e glasnost’ sono state un’esplosione di libertà e verità. Lo ha fatto (come negarlo?) credendo di salvare il socialismo e l’URSS. Questo non è accaduto perché non poteva accadere; prova ne sia che, ahimè, di quel regime ha poi prevalso comunque l’anima inevitabile di dominazione coloniale, di oppressione delle libertà dei popoli, disposto alla guerra di sterminio.

Come acutamente scrive Anne Applebaum: Gorbaciov s’era formato nella speranza del socialismo dal volto umano di Dubček ma, una volta libero, l’est europeo guardava alla libertà e alla crescita democratica. Con prospettive molto diverse da Paese a Paese. In Russia le illusioni ed il vuoto di “governo” lasciarono via via spazio ad uno Stato Mafioso ed oligarchico.

Colpa in parte sua? Non credo potesse andare oltre sé stesso, ma tanti nei Paesi baltici, ad esempio, gli attribuiscono responsabilità: fu contrario alla riunificazione delle due Germanie (adesso andate a chiedere ad un tedesco se tornerebbe a prima), favorevole all’annessione della Crimea del 2014. Di Gorby però ricordiamo il meglio, e non è colpa di sua se un establishment militare e politico di fanatici, cleptocrati, fascisti ed assassini dopo aver promesso integrazione, pace e cooperazione, almeno fino al 2008, s’è poi mosso indisturbato per ridisegnare mezzo mondo, conculcare le libertà, anche grazie alla condiscendenza e alla convenienza dall’Occidente, contando sulla disponibilità di risorse minerarie e senza contropartite. Senza alcuna “reciprocità” (di diritti, condizioni, possibilità). Siamo stati noi, miopi occidentali, a metterci sotto il tacco del loro gas: perché non lo cerchiamo nel cortile di casa, non lo estraiamo da noi, non lo bruciamo, e nonostante l’eccellenza tecnologica estrattiva investiamo più volentieri in Angola che in Adriatico. Perché in casa nostra, come a Piombino, è sempre meglio dire un no che un sì ad un impianto, fosse anche un gasdotto o una nave che si avvicina per provare a risollevarci.

Le bollette che ci arrivano, gli scontrini, dovremmo spedirle o attaccarle dove c’erano trivelle, non sui menù, a casa del Fronte unito del No di Piombino (da FDI a PD).

Solo i soliti imbroglioni delle parrocchiette possono limitarsi ad invocare “aumentiamo le rinnovabili” o, addirittura “rinunciamo alle sanzioni”. Le sanzioni sono il prezzo inevitabile che paghiamo all’espansione da noi finanziata delle risorse del boia di Mosca, che va fermato con tutti i mezzi, perché in breve tempo potrebbe ridurre non solo l’Ucraina, ma mezza Europa, ad un cimitero o ad un recinto di economie depresse.

Di Gorbaciov ricordiamoci dunque il coraggio di guardare dove nessuno aveva mai guardato e di agire anche con conseguenze che non aveva previsto (dopo Chernobyl) e che non si guardò mai indietro.

Ne è venuto del buono. Tanti Paesi si sono uniti all’Europa libera. Teniamoci i buoni frutti della lungimiranza, ma diciamoci più verità, ricostruiamo le speranze deluse su basi del tutto nuove e ragionevoli o il nostro tributo sarà ipocrisia.

Articolo a cura di Massimo Micucci, Direttore Merco Italia

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