sabato, 27 Novembre 2021

Cuba vista dal suo interno: intervista a Roberto Vellano, Ambasciatore italiano a Cuba

Da non perdere

Manuela Scognamiglio
Napoletana doc, vive a Milano e lavora nell'ambito del Digital Engagement e Intrattenimento. È appassionata di lingue e comunicazione. Apprezza le sfide, il coinvolgimento internazionale e la conoscenza, così come il confronto con le persone. Crede nella condivisione delle esperienze, nella creazione di opportunità e nel cambiamento.

Abbiamo intervistato l’Ambasciatore italiano a Cuba, Roberto Vellano, che ha risposto alle nostre domande su diversi argomenti che coinvolgono l’isola. Dai rapporti con gli USA alle relazioni con l’Italia, passando per il ruolo di Cuba nel mondo, abbiamo potuto osservare la situazione dal suo interno.

Roberto Vellano, Ambasciatore italiano a Cuba

Com’è cambiata la situazione di Cuba quando Obama ha riallacciato i rapporti diplomatici e com’è cambiata nuovamente con l’Amministrazione Trump? Quali sono presumibilmente le prossime mosse degli Stati Uniti?

I rapporti con gli Stati Uniti sono uno dei fattori più importanti, se non il più importante, della politica estera di Cuba, proprio per la collocazione geografica e la storia stessa del paese; ma sono rapporti complicati, come sappiamo. L’embargo degli Stati Uniti nei confronti di Cuba è cominciato negli anni ‘60, poi accentuato con il tentativo di invasione della Baia dei Porci nel ’61 e con la crisi dei missili nel ’62, ed è un insieme di leggi e provvedimenti che impedisce qualsiasi forma di rapporto commerciale tra Cuba e Stati Uniti (con alcune eccezioni) e penalizza anche le transazioni tra Cuba e Stati terzi, soprattutto sul piano finanziario.

Questa politica è stata modificata durante la presidenza Obama, il cui obiettivo era quello di riaprire i rapporti per aiutare un processo di cambiamento: c’è stato il ripristino dei rapporti diplomatici del 2014 e altre misure per allentare l’embargo e normalizzare gradualmente i rapporti, che riguardavano i viaggi, il turismo, le rimesse degli emigrati cubani negli Stati Uniti. Questa parentesi è durata poco: i rapporti sono stati formalmente riallacciati nel 2014, Obama ha poi visitato L’Avana nel 2016, ma con l’elezione di Trump, le cose sono tornate alla situazione precedente; anzi, in alcuni casi le sanzioni si sono accentuate. L’apertura di Obama è coincisa anche con una crescita dei rapporti economici e di cooperazione anche tra Cuba e l’Europa. Difficile però dire che risultati avrebbe avuto se fosse continuata questa linea sul lungo periodo.

Certo è che ora, con l’elezione di Biden, la situazione è rimasta immutata, contrariamente a quanto molti si aspettavano. Biden in campagna elettorale aveva lasciato intendere che avrebbe rivisto la politica degli Stati Uniti verso Cuba. Ma le cose non sono cambiate e verosimilmente non cambieranno in futuro; il presidente Biden non ha i numeri in Congresso, soprattutto al Senato, per modificare questa politica. C’è una fortissima influenza dell’esilio cubano soprattutto in Florida, stato chiave, che è in grande maggioranza contrario a qualsiasi ripresa dei rapporti o apertura nei confronti del Governo cubano. Questa situazione quindi durerà nel prossimo futuro e dobbiamo considerarla un dato di fatto per ora probabilmente non modificabile.

Sulle motivazioni che hanno spinto l’amministrazione Biden a non intervenire sulla questione cubana, l’Ambasciatore afferma:
Inizialmente, l’amministrazione Biden si è attenuta all’espressione: “non è una nostra priorità”. Probabilmente, il partito democratico stesso non ha una posizione univoca. C’è una parte favorevole ad un maggiore engagement e un’altra, a cui appartengono molti democratici della Florida, ad esempio, che ha una posizione del tutto opposta. In questa difficoltà, la linea di fatto rimane quella che ha definito l’amministrazione Trump.

Come si colloca Cuba nel palcoscenico internazionale? Quali sono i suoi punti di forza e di debolezza?

Se guardiamo alla storia di Cuba dopo la rivoluzione, negli anni ‘60-‘70-‘80, c’è stato un periodo di grande attivismo internazionale. Cuba, nonostante le sue dimensioni ridotte, è stata un punto di riferimento per i movimenti di decolonizzazione, di liberazione e “anti-imperialisti”, sia in America Latina sia in Africa, soprattutto in Angola, facendo parte stabilmente dalla metà degli anni ‘60 in poi del blocco socialista.

Dopo il crollo del muro di Berlino e la fine o del blocco socialista, Cuba ha ridotto questo attivismo ma continua ad avere un peso e un’immagine internazionale superiori alle sue dimensioni geopolitiche. Direi che questo è il suo principale elemento di forza: la sua riconoscibilità internazionale, il fatto di essere stata per ragioni storiche e simboliche un ruolo di riferimento per molte forze politiche di sinistra, soprattutto in America Latina.

Un elemento di debolezza invece direi che è soprattutto quello economico: la forte dipendenza dalle esportazioni e da sostegni esterni (prima soprattutto dall’Unione Sovietica poi dal Venezuela) ne hanno indebolito l’autonomia sullo scenario internazionale.

Perché non riesce ad essere autonoma?

Sul piano economico, ci sono diversi fattori di difficoltà: uno strutturale, proprio dei sistemi ad economia statalizzata non di mercato, che hanno mostrato ovunque i loro limiti in quanto a capacità di crescita, produttività reperibilità delle merci. Poi c’è la questione dell’embargo, non solo, come dicevo, per le sue conseguenze dirette sui movimenti tra Cuba e Stati Uniti, ma anche per i riflessi tra Cuba e i Paesi terzi, a causa delle misure che colpiscono le imprese che fanno affari a Cuba. Ad esempio si prevedono ritorsioni per le imprese che utilizzano beni confiscati ad aziende USA dopo la rivoluzione. Infine, negli ultimi due anni, le conseguenze della pandemia e soprattutto il crollo del turismo internazionale hanno aggravato la situazione.

Quali sono le principali sfide della democrazia cubana? Come assicura il benessere della propria popolazione?

Una delle sfide del sistema politico cubano riguarda certamente i diritti civili e politici: c’è una Costituzione, approvata nel 2019, che riconosce alcuni diritti e libertà fondamentali ma sempre all’interna di un sistema socialista a partito unico e nella pratica ci sono molte limitazioni all’esercizio della libertà di espressione, di associazione e di associazione. Come si è visto nelle manifestazioni di protesta del luglio scorso, seguite da numerosi arresti, c’è una parte della società cubana e del mondo culturale che reclama maggiori libertà, mentre le autorità ritengono che questi movimenti siano sostenuti, ispirati e guidati dall’esterno.

Per quanto riguarda invece il benessere della popolazione, torniamo a quanto dicevo prima sulla difficile situazione economica del Paese, in cui si uniscono problemi strutturali e problemi congiunturali. Dall’inizio del 2021, questa la risi è stata affrontata con una serie di misure chiamate “Tarea Ordenamiento” (compito di riordinare il sistema economico): sono state messe in cantiere diverse riforme che complessivamente vanno verso una maggiore apertura e liberalizzazione, soprattutto verso le iniziative private. In particolare, da alcuni mesi a questa parte, è stata approvata una legge sulle micro, piccole e medie imprese che per la prima volta stabilisce non solo, com’era finora per singoli individui, la possibilità di mettersi in proprio per offrire servizi, ma quella di creare vere e proprie aziende, costituendo società a responsabilità limitata, fino a 100 dipendenti: un grande salto rispetto alla situazione precedente.

Sembra quindi che il Governo abbia scelto la strada di un modello socialista che riconosce l’iniziativa privata, come accade in alcuni paesi asiatici. Questo è un segnale importante; la grande sfida sarà come verranno applicate queste misure e quale sarà l’efficacia reale. Per ora, sono state autorizzate circa un centinaio di aziende private, che stanno cominciando a lavorare proprio in questi giorni. Vedremo quindi presto quali saranno i risultati ma certamente va registrato come uno sviluppo positivo.

In che modo Cuba ha gestito la crisi sanitaria da Covid-19 e come si è distinta rispetto ad altri paesi?

A Cuba, c’è un sistema sanitario molto capillare: ci sono molti medici, la percentuale di laureati in medicina è tra le più alte al mondo. Questo ha fatto sì che, in tutta la prima fase della pandemia, quindi per tutto l’anno 2020, il sistema abbia retto abbastanza bene: i contagi sono stati molto ridotti rispetto all’Europa ma anche al resto dell’America Latina.

Pochissimi contagi hanno portato a una riapertura al turismo e ai viaggi alla fine del 2020, che però è durata poco perché già all’inizio del 2021, la situazione è cominciata a peggiorare (cause probabilmente la riapertura ai viaggi di fine 2020, che ha importato molti casi sia dagli Stati Uniti che dalla Russia, ma anche l’insorgere delle varianti, prima Beta poi Delta, più contagiose, per le quali evidentemente le misure di contrasto adottate fino ad allora non hanno funzionato allo stesso modo). Il peggioramento è stato graduale, fino ad avere un picco molto preoccupante tra luglio e settembre di quest’anno, con gravi difficoltà del sistema sanitario a reggere l’impatto sia in termini di posti letto che di terapie intensive, produzione di ossigeno, disponibilità di medicinali, di sistemi di protezione, etc. tanto che ci sono state varie iniziative anche dall’Italia per aiutare con dispositivi di protezione, siringhe, medicinali, respiratori.

Nell’ultimo mese, la situazione è migliorata e sta migliorando piuttosto rapidamente, soprattutto qui a L’Avana. Il governo ha già anticipato alcune aperture: dal 15 novembre, ha annunciato la riapertura ufficiale al turismo internazionale. Le prospettive sembrano abbastanza buone, soprattutto grazie alla campagna vaccinale, che ha raggiunto più della metà della popolazione, vaccinata con 3 dosi.

Qui vengono usati vaccini di produzione nazionale; il più usato si chiama Abdala, ma ce ne sono anche altri, che complessivamente sembrano funzionare piuttosto bene. Sul piano internazionale, sono stati presentati all’OMS, che dovrebbe autorizzarli nei prossimi mesi. Alcuni paesi alleati di Cuba, come Venezuela, Nicaragua, Iran, Vietnam, già li acquistano o hanno annunciato acquisti futuri.

Complessivamente, sono stati 20 mesi durissimi, ma il peggio sembra essere alle spalle e l’anno 2022 potrebbe vedere miglioramenti, se le vaccinazioni funzioneranno, se ci sarà una ripresa del turismo e se le riforme economiche di cui accennavo prima cominceranno a dare risultati concreti.

Qual è lo stato dei rapporti tra Cuba e Italia?

I nostri rapporti sono molto buoni. Sul piano storico, c’è tra Italia e Cuba una grande simpatia e rapporti di collaborazione a 360°.

Sul piano politico, al di là delle differenze evidenti di sistema e di impostazione, c’è un dialogo serio, fruttuoso, ci sono consultazioni periodiche a livello di Ministeri degli Esteri. L’Italia, in sede europea, ha sostenuto con convinzione l’accordo di dialogo politico e cooperazione, che dal 2017 ha cambiato i rapporti tra Cuba e Unione Europea, che per un lungo periodo sono stati pressoché congelati. Questo accordo stabilisce un programma di dialogo politico e cooperazione economica piuttosto importante: nel settennio 2021-2027, dovrebbero essere messi in campo circa 150 milioni di euro di aiuti allo sviluppo.

Sul piano culturale, c’è un terreno molto fertile per scambi, iniziative, partenariati che riguardano un po’ tutti i settori, dall’arte, al cinema, allo spettacolo, alla letteratura.

Anche l’Italia ha con Cuba un programma bilaterale di cooperazione allo sviluppo dal 2015 che si è concretizzato, in questi ultimi 6 anni, con diverse iniziative principalmente n 3 settori: quello dell’agricoltura e autosufficienza alimentare, quello della tutela e restauro del patrimonio artistico e culturale, quello del sostegno al processo di decentramento amministrativo (una delle novità della Costituzione del 2019 è dare più autonomia ai governi locali).

A questo si aggiunge la sanità, dove non abbiamo programmi propriamente detti, ma abbiamo, come altri paesi, svolto un ruolo per aiutare Cuba ad affrontare la sua fase più dura della pandemia.

Infine, sul piano economico, i rapporti bilaterali sono intensi: siamo il secondo paese europeo per interscambio commerciale e per flusso di turismo (dopo la Spagna), abbiamo molte aziende che sono radicate a Cuba (non solo aziende commerciali ma anche con investimenti produttivi).

Oltre a ciò, c’è uno strumento che è il risultato dell’accordo di cancellazione del debito firmato a Parigi nel 2015, che ci permette di disporre dei cosiddetti fondi di controvalore, cioè una parte del debito cancellato è destinata a sostenere costi locali legati ad investimenti di aziende italiane a Cuba. Si tratta di un meccanismo che sostanzialmente incentiva la possibilità da parte delle aziende italiane interessate di effettuare investimenti, anche produttivi, qui a Cuba. Cosa che sta avvenendo in diversi settori, dai beni di consumo, alla pasta, ad impianti per la produzione di vetro. È una presenza dinamica, che naturalmente in questo periodo ha avuto alcune difficoltà e rallentamenti, ma che è decisa a rimanere.

- Advertisement -spot_img

Talk For

F&NEWS