lunedì, 15 Agosto 2022

Crisi di Governo: le incognite per l’energia

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Simona Benedettini
Simona Benedettini è una consulente freelance esperta di regolazione e concorrenza del settore energetico ed energy analyst della Fondazione Ottimisti&Razionali. Simona ha più di dieci anni di esperienza come consulente per operatori pubblici e privati del settore energetico in Italia ed Europa. Ha un Dottorato in Law and Economics ed è stata visiting scholar presso University of Illinois. Simona è autrice di articoli accademici ed editoriali su tematiche energetiche.

Il 20 luglio la Commissione Europea ha pubblicato un pacchetto di iniziative per il coordinamento delle misure di riduzione dei consumi di gas naturale da parte degli Stati Membri in caso di interruzione delle forniture di gas russo.

Il pacchetto si compone di una proposta di Regolamento europeo sul “Coordinamento delle misure per la riduzione della domanda di gas naturale” e di una Comunicazione “Save gas for a safe winter”.

Il Regolamento prevede che, nell’immediato, gli Stati membri adottino misure volontarie per raggiungere una riduzione di almeno il 15% della domanda di gas naturale rispetto al consumo medio osservato nei mesi 1° agosto – 31 marzo nel periodo 2016-2021.

In caso di dichiarazione dello stato di emergenza a livello UE, il Regolamento prevede che tale target di riduzione dei consumi di gas diventi obbligatorio e che lo diventino, pertanto, anche le misure a tal fine necessarie. Queste ultime, che sono le medesime da adottare anche per il raggiungimento in modo volontario del target del 15%, sono indicate nella Comunicazione “Save gas for a safe winter” di cui FOR ha dato qui anticipazione. Gli sforzi e i progressi compiuti volontariamente dagli Stati Membri saranno considerati dalla Commissione ai fini dell’impegno a essi richiesto nell’ipotesi di una riduzione obbligatoria dei consumi. La Commissione potrà dichiarare lo stato di emergenza a livello UE o di sua iniziativa oppure su richiesta di almeno tre Stati Membri che abbiano attivato lo stato di emergenza.

Il Regolamento avrà efficacia per due anni dalla sua entrata in vigore. Entro il 1° agosto 2023 la Commissione effettuerà una revisione del Regolamento e una valutazione del livello di sicurezza energetica europea. Sulla base di queste valutazioni, la Commissione potrebbe decidere di prolungare o ridurre il tempo di efficacia del Regolamento

Per l’Italia, il target del 15% si tradurrebbe in una riduzione di 8,3 miliardi di metri cubi di gas naturale. Circa tre miliardi in più rispetto a quelli che il Piano di emergenza allo studio del Governo considera necessari in termini di razionamento in caso di stop alle esportazioni di gas russo.

Per questo, come Spagna e Portogallo, l’Italia ha espresso la volontà di opporsi all’obiettivo del 15% nel Consiglio Europeo dei Ministri dell’Energia del prossimo 26 luglio. Come i Paesi Iberici, l’Italia ritiene penalizzante una riduzione così importante dei consumi essendosi mossa per tempo per mettersi al riparo da una eventuale ritorsione di Mosca. Tuttavia, per un Governo dimissionario sarà difficile fare valere la propria posizione. Il tema è politico e, in particolare, riguarda l’impossibilità di un Governo al capolinea di esercitare potere negoziale al tavolo europeo.

Sul piano delle politiche energetiche europee la fine del Governo Draghi non è dannosa solo perché viene a mancare un interlocutore autorevole e garante di stabilità per Bruxelles. Lo è perché in questa fase, in cui l’Europa compie scelte cruciali come quelle nell’ambito della gestione dell’emergenza gas, manca all’Italia una rappresentanza politica.

Questo vale anche per un’altra misura che all’Italia potrebbe tornare utile dati gli scenari che si prospettano sul mercato del gas. Ossia quella dell’introduzione di un tetto al prezzo di importazione del gas naturale. Una iniziativa presa in considerazione dalle istituzioni politiche europee e, progressivamente con una maggiore convergenza tra gli Stati Membri, grazie all’opera negoziale del presidente Draghi.

Le dimissioni dell’attuale Governo pongono però un punto interrogativo anche sul fronte delle misure nazionali in campo energetico. A ottobre prossimo è atteso l’aggiornamento dei prezzi regolati dell’energia elettrica e del gas naturale per circa tredici milioni di consumatori. Un aggiornamento che, dato l’andamento del prezzo del gas di questi mesi, sarà tutt’altro che indolore.

Nei prossimi giorni il Governo lavorerà a un nuovo DL Aiuti che dovrebbe contenere anche misure in materia di energia. La speranza è che il provvedimento riesca a includere misure di mitigazione dell’aumento dei prezzi energetici che vadano a coprire anche l’ultimo trimestre dell’anno. In alternativa, un nuovo Governo non riuscirebbe ad agire per tempo per l’aggiornamento tariffario di ottobre.

Oltre al tema bollette c’è l’importante partita delle infrastrutture che servono al Paese per affrancarsi dal gas russo attraverso la diversificazione delle fonti di approvvigionamento. Tra queste infrastrutture la realizzazione di nuovi impianti di generazione elettrica rinnovabile, l’installazione dei rigassificatori galleggianti al largo di Ravenna e Piombino, e la realizzazione di nuove interconnessioni con il Mediterraneo. In assenza di continuità politica e, soprattutto, di una chiara visione in questi ambiti da parte delle forze politiche che si candidano a governare il Paese, l’incertezza si fa strada.

Una incertezza che, se si tradurrà nella ritardata o mancata realizzazione di queste infrastrutture, renderà vani gli sforzi compiuti sino a ora nel diversificare le fonti di approvvigionamento di gas e più probabile l’adozione di misure obbligatorie di razionamento, anche a livello europeo, nel caso di blocco delle forniture di gas russo.

Le incognite aperte sul fronte energia con la fine del Governo Draghi rischiano, quindi, di rendere ancora più irta di ostacoli la via di uscita dalla crisi energetica. Uno scenario poco tranquillizzante per la stabilità sociale ed economica del Paese.

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