lunedì, 20 Settembre 2021

FOR&CHIPS: Criptovalute – Perché ne abbiamo bisogno?

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Antonio Somma
Laureato in fisica all'Università Federico II, diplomato in pianoforte e in composizione al Conservatorio di Napoli, sua prima e ultima città, scrive poca musica, suona un po' di più, studia di tutto da sempre. Orgoglioso esponente della generazione Erasmus, dal 2020 dottorando in acustica musicale e musicologia alla Sorbona di Parigi.

Il quarto ed ultimo appuntamento di FOR & CHIPS, il nostro format estivo di approfondimento, si è svolto giovedì 26 agosto – trovate la diretta integrale sul nostro profilo Instagram, dove troverete anche gli interventi passati (questo, questo e questo). Abbiamo parlato di criptovalute, tema di cui ci siamo già occupati molto, e su cui, nonostante tutto, l’informazione generalista italiana stenta a dare una visione di ampio spettro, relegandolo a sotterraneo scantinato di scommettitori spendaccioni e truffatori smart. È ora di capire che le cose stanno molto diversamente: ne abbiamo parlato con Federica Rocco, amministratrice delegata del consorzio cryptovalues.eu, ormai un’affermata realtà di collegamento e cooperazione fra diverse figure, istituzionali e di business, che operano o che vogliono cominciare a operare nella sfera cripto.

Bitcoin: istruzioni per l’uso

Appuntamento perfetto per cercare di capire, questa volta, cosa effettivamente possiamo fare con le criptovalute. Se infatti la comprensione dei meccanismi di funzionamento di queste nuove tecnologie ci affascina e ce le rende più familiari, dall’altro siamo ormai a un punto della storia in cui conviene iniziare a vederle come un servizio di cui, forse, presto non potremo più fare a meno. In questo senso, è immediato il paragone con Internet, passato da strumento facoltativo, parallelo a quelli più tradizionali, a ingrediente indispensabile delle nostre vite. «Quando internet è nato», ha ricordato Rocco, «ci si scambiava sì le mail, ma le cose importanti venivano ugualmente stampate e spedite su carta, con il timbro e le assicurazioni dell’ufficio postale». Così, la naturale diffidenza nei confronti di ciò che è nuovo e che non si capisce ha ceduto il passo a un uso assolutamente naturale e spregiudicato di questi nuovi, formidabili strumenti. Eppure, ha osservato, «ben pochi tra noi conoscono o si vanno a cercare il codice che sta dietro una mail spedita da me a te». Così potrebbe presto essere pure per Bitcoin, che potremmo imparare a usare senza necessariamente riflettere sull’imponente struttura che la tiene in vita.

Bitcoin e il mercato

Non dobbiamo cedere alla tentazione di vedere Bitcoin e alle altre criptovalute come nient’altro che un esotico investimento. «Alla domanda che gli amici mi fanno su quando converrebbe investire, rispondo sempre ‘ieri’», ha commentato Rocco. Bitcoin resta un assetclass alternativo, che attira le attenzioni di un numero crescente di investitori. Volatile sul breve termine, tutte le previsioni rassicurano che il suo valore è destinato a crescere sempre più. Bitcoin è infatti pensato per esaurirsi, prima o poi, il che vedrà un’offerta finita a fronte di una domanda che, se guardiamo in grande, è sempre aumentata senza mai vacillare. Questo si riflette naturalmente sul suo valore di mercato, sempre più alto anno dopo anno, il che lo rende un efficace investimento a lunga decorrenza.

Non sapevamo di aver bisogno delle criptovalute

Ciò che però conta davvero è la rivoluzione sociale operata da Bitcoin e dalla Blockchain. Con essa «possiamo realizzare una transazione tra me e te senza bisogno di intermediari, senza dare giustificazioni a nessuno». Nonostante quel che si potrebbe pensare, lo scambio è sicuro e trasparente. Guardiamo al problema della doppia spesa, il pericolo cioè che un malintenzionato possa trovare un modo per moltiplicare a piacere una certa somma di denaro. Nelle FIAT, le valute tradizionali, questo rischio è sventato grazie all’intermediazione bancaria, ma sulla Blockchain è impedita per costruzione e non richiede l’intervento di un terzo attore. È stata questa la grande scoperta di quelli che, agli inizi degli anni Novanta, costituivano quella comunità di pensatori che alla fine ha fatto nascere Bitcoin. «La domanda che si ponevano era: come sventare la minaccia che un mondo pervaso da Internet finisse per eliminare completamente la privacy? Bitcoin ha offerto la risposta per quanto riguarda il possesso di denaro», ha raccontato Federica Rocco.

Chi possiede le criptovalute oggi?

Se tutto questo è già una realtà in quei paesi (Asia, Africa, Sud America) in cui le persone non hanno la garanzia di un conto corrente in Banca sicuro ed affidabile, nell’ultimo anno sempre più realtà istituzionali stanno entrando nella criptosfera. «I loro clienti chiedono di investire anche in cripto», ha commentato Rocco. E così, anche J. P. Morgan, che fino a poco tempo fa dichiarava di voler licenziare chi possedesse Bitcoin, oggi comincia a introdurre un’infrastruttura che aiuti ad acquistare cripto-asset. Poi ci sono i privati, come quelli che, avendo comprato Bitcoin in tempi non sospetti, si sono visti moltiplicare gli investimenti a dismisura, capitalizzando cifre impressionanti. «Chiunque può possedere criptovalute» e farne ciò che ne vuole.

Che bisogna fare per possedere criptovalute?

Nonostante quel che si possa credere, possedere Bitcoin può essere facile quanto fare un bonifico: basta passare per le piattaforme di trading, che aiutano il compratore a investire in Bitcoin in maniera trasparente e regolare da un punto di vista fiscale. «Per restare in ambito europeo, abbiamo ad esempio The Rock, Coinbase, Bitpanda». La regola generale è, però, quella di non abbandonare i propri Bitcoin sulle piattaforme di exchange. Abituati come siamo ai nostri conti correnti bancari, non dobbiamo cadere nella tentazione di pensare alla vecchia maniera. «Non sono delle Banche», ha precisato Federica Rocco, «e quindi non offrono le stesse garanzie». Un vero possessore di Bitcoin è tale soltanto se li ha su una chiavetta e detiene i codici pubblici e privati di accesso e gestione. Ma le possibilità sono varie, e ognuno può personalizzare il proprio rapporto con Bitcoin in base alle esigenze: esistono servizi, come CheckSig, che offrono maggiori garanzie sulla custodia del tuo patrimonio cripto quasi come una banca, e la vita dell’hodler può diventare così più semplice.

La normativa sulle criptovalute: a che punto siamo?

Se le criptovalute rifiutano la presenza di terzi attori, allora, perché abbiamo bisogno di leggi che ne regolino la gestione? «I problemi normativi sono tanti», ha commentato Federica Rocco, e cryptovalues è nato proprio con l’obiettivo di affrontarli. «Cryptovalues nasce ufficialmente nel 2018 e riunisce delle expertise multidisciplinari provenienti da diversi settori – aziende e professionisti – con l’obiettivo di mettere a fattor comune tutte queste competenze e far sì che queste realtà, che già operano nel settore, riescano a contribuire a quello che è un framework normativo chiaro e, soprattutto, di aiuto per il suo sviluppo». Più tavoli istituzionali sono aperti per far fronte alle sfide che le criptovalute pongono al legislatore. «Cryptovalues ha spiegato» alla Camera dei Deputati, nel corso di un’audizione parlamentare a giugno, «quali sono secondo noi le priorità».

Prima di tutto, «esiste un vuoto tassonomico»: le criptovalute hanno introdotto un nuovo lessico, spesso molto specifico, che non esiste nelle leggi degli Stati in cui circolano. Per chi ama le analogie, «non c’era bisogno della legge sull’aviazione, prima che si inventasse l’aeroplano». C’è poi la proposta di una stable coin europea, digital euro, una versione “cripto” dell’euro. Basato sulla blockchain, il valore di questa moneta resterebbe ancorato a quello dell’euro, fissato dalla Banca Centrale Europea. Questi e altri progetti permetterebbero di non essere presi in contropiede da simili iniziative di privati. È il caso di Facebook, che ha ventilato più di una volta la possibilità di introdurre una criptovaluta interna al suo Marketplace. Le conseguenze di questa innovazione sarebbero imprevedibili, e bisogna che il legislatore sia preparato. Last but not least,  il tavolo a Bruxelles, MiCA, con cui la Commissione Europea si propone, nel giro di due o tre anni, di introdurre regolamenti univoci a livello europeo per tutelare i consumatori e regolamentare i servizi di exchange in maniera univoca in tutti gli Stati Membri.

Un mondo a due velocità

«Tre anni per il nostro settore sono un’era geologica», ha sottolineato Federica Rocco, che ha espresso preoccupazioni sulle diverse velocità a cui corrono i Parlamenti e la cripto finanza. Ma resta fiduciosa: «gli incontri con coloro che avevano esperienza diretta del mondo cripto sono sempre stati accolti con interesse», racconta. La legittima difficoltà, per chi ha studiato nel ventesimo secolo, resta lo sforzo di non applicare categorie vecchie a strumenti per cui quelle categorie sono diventate inadeguate. Un Paese che non oppone una chiusura normativa a realtà che non comprende è un Paese che non fa fuggire altrove gli investitori e i professionisti. Quanto a questo, la posta in palio per l’Italia è già piuttosto alta, visto che la sfera cripto italiana è enormemente sviluppata. «Dovremmo essere più che orgogliosi dei professionisti italiani che operano nel mondo di Bitcoin e della Blockchain fin dalla loro invenzione. È il caso di The Rock, che è la più longeva tra le piattaforme di trading al mondo, ed è tutta italiana».

Un appello anche a studiare, quello di Federica Rocco, che prevede un’enorme espansione del settore nei prossimi anni, e un mercato del lavoro vergine, tutto da occupare. «Bisogna sapere che questo mondo esiste, e bisogna studiare facoltà dove si studiano matematica e informatica per poterlo comprendere».

Il mondo cripto impone all’Italia e all’Europa molte sfide e offre molte occasioni, che dobbiamo cercare di non sprecare. Ora o fra qualche anno, dovremo fare i conti con la finanza blockchain: quando quel momento arriverà, sta a noi scegliere se essere in una posizione di forza o subire le conseguenze di quello che si profila come un enorme cambiamento di paradigma.

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