domenica, 27 Novembre 2022

Conflitto Russia-Ucraina: la comunicazione dei difensori

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Manuela Scognamiglio
Napoletana doc, vive a Milano e lavora nell'advertising. È appassionata di lingue e comunicazione. Apprezza le sfide, il coinvolgimento internazionale e la conoscenza, così come il confronto con le persone. Crede nella condivisione delle esperienze, nella creazione di opportunità e nel cambiamento.

Nonostante gli appelli del tipo “Putin non dichiarerebbe mai guerra” e simili, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, alla fine, ha avuto luogo. Se, da un lato, il responsabile è un uomo di 69 anni e al potere da 23, poco democratico e (forse) oggi meno lucido di una volta, dall’altra parte ci sono un Occidente che ha ignorato per anni segnali inequivocabili e gli Stati Uniti che, con la loro politica estera, almeno nei confronti della Russia, sono sempre stati poco inclini alla negoziazione.

Ma adesso è tardi per tornare indietro, bisogna in qualche modo gestire il conflitto. Per diversi aspetti, sembra quasi che la storia si ripeta. Ma un aspetto sicuramente innovativo riguarda la comunicazione, che viene usata come arma innovativa di condivisione e forza.

Il primo conflitto “social”: la strategia dell’Ucraina

Quanti di voi hanno visto e letto con attenzione negli ultimi giorni una storia IG, un reel Tik Tok, un tweet sulla guerra in Ucraina? È il primo conflitto così tanto vissuto e seguito dai social, che hanno una funzione per certi versi determinante. Si fa un uso sempre crescente di queste piattaforme, che sono migliorate anche dal punto di vista dei contenuti educativi e che, in casi come questo, sono strumenti che riescono a garantire rapidità di informazione e confronto immediato con le persone. Inoltre, l’Ucraina ha scelto una strategia di comunicazione fuori dal comune.

Il primo canale che colpisce è l’account Twitter ufficiale del Paese. Già il 24 febbraio, in risposta al discorso televisivo in cui Putin annuncia l’invasione e minaccia cittadini ucraini e occidente, l’Ucraina risponde con un meme che ritrae Hitler che si congratula con il leader russo. Questo con l’obiettivo di contrastare la sua dichiarazione, che parla di un’opera di “denazificazione”, denunciando il fatto che si tratti invece proprio della prima invasione su larga scala del Paese, dopo quella nazista del 1941. Il post inoltre chiarisce: “non è un meme, è quanto stiamo e state vivendo in questo momento”.

L’Ucraina fa inoltre prova di una comunicazione onesta e non ha paura di mostrare la sua fragilità: il seguente post che combatte la disinformazione russa termina con un post scriptum che dice: “perdonateci, il team è esausto e non dorme, capita di fare errori nei tweet e allora ripetiamo”.

E non rinuncia, in un momento così delicato e drammatico della sua storia, a un tocco di umorismo nell’esortare l’aiuto di Elon Musk.

Insomma, la scelta dell’Ucraina di adottare quasi un humour noir nel suo storytelling di guerra colpisce l’opinione pubblica, che empaticamente si immedesima e si sente subito più vicina al paese. Provocare un’amara risata è il modo che sceglie il Paese per raggiungere e sensibilizzare il maggior numero di persone possibile.

La figura di Zelensky

In questo contesto, Zelensky viene descritto dai media internazionali come un personaggio eroico. Due sono finora le sue carte vincenti, non comuni per un Capo di Stato, ancor di più nel corso di una guerra: la sua umanità, che viene fuori con prepotenza, e il suo dialogo costante con la comunità internazionale.

Dopo il primo giorno di invasione, il Presidente pubblica sui suoi account un video insieme agli altri membri di governo, confermando che si trovano tutti per le strade della capitale, e che lì sarebbero rimasti, insieme a tutti i cittadini, per difendere l’indipendenza del proprio Paese. Il giorno dopo, altro video per le strade di Kiev per smentire la fake news secondo cui era scappato e aveva chiesto all’esercito di deporre le armi. Sul suo stile di comunicazione, l’Economist scrive: “Riesce a riflettere e a proiettare le paure, i desideri e i sogni della gente. L’Ucraina si è unita dopo l’invasione. Zelensky è ispirato dallo spirito del suo popolo tanto quanto è lui a ispirarlo”.

Zelensky sta inoltre gestendo le relazioni diplomatiche con i paesi alleati con grande carisma e polso, e anche un pizzico di sarcasmo. Tra il “rimprovero” a Draghi per un passaggio del suo discorso alla Camera del 25 febbraio, secondo cui il premier italiano avrebbe detto che Zelensky non “era più disponibile” all’orario concordato (“la prossima volta proverò a spostare l’agenda di guerra per parlare con Draghi a un orario preciso”) e il rifiuto dell’offerta americana di aiuto per lasciare Kiev: “La battaglia è qui. Mi servono munizioni, non un passaggio. (…) Questa è l’ultima volta che potreste vedermi vivo”, i riflettori di tutto il mondo, anche quelli di norma spenti, si accendono su questo aspetto del conflitto.

La necessità di un’Ucraina “nuova”

La comunicazione riveste un ruolo di primo piano, la gestione ucraina di questo conflitto ce lo sta dimostrando, e potrebbe dare il via ad un cambiamento più profondo e necessario della leadership del paese. Henry Kissinger, politico americano, spiega, in una sua analisi del 2014 ma ancora molto attuale, che troppo spesso la questione ucraina viene presentata come una resa dei conti tra Est e Ovest, mentre se vuole sopravvivere e crescere, deve fare da ponte tra loro.

L’Ovest del Paese è in gran parte cattolico; l’Est in gran parte russo-ortodosso. L’Occidente parla ucraino; l’Oriente parla principalmente russo. La politica dell’Ucraina post-indipendenza dimostra chiaramente che la radice del problema risiede negli sforzi dei politici ucraini di imporre la loro volontà sugli altri, prima da una fazione, poi dall’altra. Mentre invece dovrebbero cercare la riconciliazione. Sempre secondo Kissinger, infatti, l’Ucraina non può più né mostrarsi né, di conseguenza, essere trattata come parte di un confronto Est-Ovest se vuole godere di una sua vera e propria indipendenza.

Forse può far sperare proprio questa comunicazione nuova, inaspettata e innovativa del paese e del suo leader, che stanno gestendo il conflitto meglio di quanto si aspettasse la comunità internazionale, Stati Uniti, Europa e Russia stessa, segnando il primo passo per l’Ucraina verso la costruzione di un’identità propria.

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