mercoledì, 04 Agosto 2021

Comunicazione e Diplomazia: tornano gli Stati Uniti?

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Alessandro Fiorenza
Laurea in Scienze Politiche alla Sapienza di Roma, per un po' ha provato a mettere in pratica, sul suo territorio, le teorie apprese all'Università, ma ha capito presto che ad interessargli, più che la politica attiva, erano analisi e scrittura. Ha pubblicato un saggio sulla crisi dei partiti, si diletta con la narrativa, lavora come comunicatore, e sotto lockdown ha imparato a fare certi spritz che lévati.

C’è una foto, scattata nel corso di una riunione del G7 nel giugno del 2018, in Canada, che al tempo suscitò un certo clamore e divenne oggetto di numerose discussioni, soprattutto sui social media, fino ad arrivare ad essere indicata come rappresentativa della fase che la politica internazionale stava attraversando in quel periodo. Comunicazione

L’immagine venne rilasciata sull’account Instagram ufficiale di Angela Merkel e riprende la Cancelliera, affiancata dal presidente francese Emmanuel Macron, mani sul tavolo ed espressione esasperata, intenta a rivolgersi al Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che la ascolta a distanza, tenendo le braccia incrociate.

Comunicazione

Ci fu persino qualcuno che arrivò a paragonare questa immagine, per luce, composizione ed effetto scenico, ad un quadro rinascimentale (non avendone mai visto uno in vita sua, presumibilmente). In ogni caso, la foto comunicava con notevole impatto la distanza tra Unione Europea e amministrazione americana, che nel corso della presidenza Trump si è registrata su molti temi cruciali per la comunità internazionale, dalla questione del rispetto dei diritti umani alla lotta al cambiamento climatico. Una distanza che trovava origine nella politica di disimpegno dal ruolo di paese guida delle democrazie occidentali da parte degli Stati Uniti, riassunta dallo stesso Trump nello slogan “America first“.

Le immagini iconiche, dunque, oltre a comunicare sono in grado di riassumere un’intera stagione politica (e non lo scopriamo certo oggi). Ma così come pure il silenzio ha, in alcuni casi, una grande forza comunicativa, anche l’assenza di immagini in grado di colpire l’opinione pubblica ha in sé un significativo contenuto di comunicazione.

Il G7 e l’arrivo di Biden in Europa

Le foto che arrivano dall’ultimo G7, che si è svolto dall’11 al 13 Giugno in Cornovaglia, infatti, non hanno nulla di particolare. Sono le classiche immagini che abbiamo visto in altre centinaia di occasioni simili: c’è la foto di famiglia dei leader schierati uno affianco dell’altro, ci sono le immagini “informali” che riprendono le chiacchierate dei leader seduti attorno ad un tavolino e non mancano capi di governo fotografati mentre discutono tra loro. Niente facce esasperate, nessun atteggiamento strafottente, grande attenzione alle parole utilizzate e qualche simpatica gaffe del presidente Joe Biden a fare da contorno. Tutto normale, niente di nuovo. O tutto nuovo, invece, almeno rispetto all’anomalia dei rapporti internazionali così come erano rappresentati nelle immagini dei summit che si svolgevano durante la presidenza Trump.

Il Ritorno

Non è un caso che la parola chiave, la più utilizzata in assoluto dalla comunicazione della nuova amministrazione Biden, e proprio in occasione del prima missione diplomatica in Europa del neo eletto Presidente, sia ritorno.  Ritornano gli Stati Uniti sulla scena internazionale, la diplomazia si riprende il posto che aveva sin qui occupato l’isolazionismo predicato dai sovranismi e torna ad essere centrale la politica volta a produrre uno sforzo collettivo per l’intera comunità internazionale, verso il raggiungimento di obiettivi che riguardano soprattutto la transizione ecologica, il rispetto dei diritti umani e la salute globale. Il tutto in una fase in cui in molti paesi e diversi territori, tra Stati Uniti e Unione Europea, l’opinione pubblica percepisce il superamento della pandemia e il graduale e tanto atteso ritorno alla normalità.

Questo, naturalmente, almeno nelle intenzioni della comunicazione della presidenza Americana. Biden ha inteso dare sostanza a questo cambio di rotta ottenendo la stesura e la firma di un communiqué – il comunicato che racchiude la dichiarazione finale dei 7 leader – che l’Ispi definisce “chiaro e coeso” e che oltre a citare le minacce autocratiche e a sottolineare le sfide economiche poste da Russia e Cina, mette in risalto la lotta al cambiamento climatico (citato per ben 17 volte), e la necessità che la comunità internazionale prosegua gli sforzi in favore del rispetto dei diritti umani (di cui compaiono 12 riferimenti nel testo).

Gli Stati Uniti tornano quindi per guidare la comunicazione, e dunque fissare gli obiettivi, della strategia di politica internazionale delle democrazie occidentali. Quanto questo poi porterà un concreto cambiamento nei rapporti con Russia e Cina, cui il messaggio del G7 è in tutta evidenza rivolto, si vedrà con il tempo.

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