martedì, 29 Novembre 2022

Cina e Stati Uniti alla guerra commerciale hi-tech. E l’Europa?

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Martedì, negli Stati Uniti, la Commissione Federale delle Comunicazioni ha votato all’unanimità un piano che impedisce, agli operatori delle telecomunicazioni sovvenzionati a livello federale, di utilizzare fornitori ritenuti pericolosi per la sicurezza nazionale americana.

La decisione ha come obiettivo diretto Huawei, che produce apparecchiature di rete per telecomunicazioni e smartphone, e il suo principale rivale cinese, ZTE, cui il governo ha inteso mandare un chiaro messaggio di sfiducia. Il giorno prima, Washington aveva vietato a ZTE di usare componenti fabbricati negli Stati Uniti.

Siamo di fronte a una vera e propria guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti per la supremazia high-tech. Huawei nell’ultimo decennio ha provato a invadere il mercato americano con le sue apparecchiature. Nel 2018 è stata lanciata una nuova linea di smartphone, ma quando AT&T si è piegata alle indicazioni governative sul tema della sicurezza federale, l’accordo per vendere i dispositivi di produzione cinese è sfumato.

Come scrivono Raymond Zhong, Paul Mozur e Jack Nicas sul Nyt: “Huawei ha ricominciato ad occuparsi del governo negli Stati Uniti – leggi: lobbying – e la settimana scorsa ha deciso di fare tagli al personale impiegato negli Usa”.

Da tempo Cina e Stati Uniti stanno giocando una partita molto aggressiva sul versante tech, sia per supportare le proprie aziende, sia per proteggersi dalle minacce alla sicurezza nazionale. Le ultime mosse contro Huawei e ZTE potrebbero portare aziende come Apple e Qualcomm a ritrovarsi nel bel mezzo del fuoco incrociato, situazione dalla quale avrebbero molto da perdere. Apple, ad esempio, in Cina Taiwan e Hong Kong, ha totalizzato nel 2017 46,5 miliardi di dollari di vendite dei suoi prodotti: circa il 20 percento delle sue vendite totali.

Continua il Nyt: “Per ZTE, le sanzioni di questa settimana sono un incubo che diventa realtà. Gli smartphone e le apparecchiature di rete dell’azienda si affidano a microchip e software americani, il che significa che potrebbe dover ridisegnare fino al 90% della sua linea di prodotti. ZTE e Google, che fornisce il sistema operativo Android ai telefoni della compagnia cinese, sono preoccupati che il divieto possa impedire a ZTE di ottenere in licenza il software”.

Sul Corriere della Sera del 18 Aprile, Giulia Cimpanelli descrive gli interessi di ZTE nel mercato italiano, il secondo in Europa dopo la Germania: “un investimento di 3 miliardi di euro nei prossimi sei anni, ha assunto oltre 600 risorse nel 2017 e ha vinto la commessa da quasi un miliardo di euro per il 5G di Wind Tre, per la quale sta collaborando con Openfiber. ZTE è stata la prima a realizzare test sperimentali in Cina su una velocità di traffico dati superiore a un gigabit al secondo”.

Adesso la domanda da porsi è questa: che effetti avrà sul nostro Paese la guerra commerciale tra Cina e Usa? E soprattutto come impatterà tutto questo in Europa dove, con grande fatica, la Commissione europea sta lavorando alla definizione del mercato unico digitale?

 

di Francesco Nicodemo

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Da tempo Cina e Stati Uniti stanno giocando una partita molto aggressiva sul versante tech, sia per supportare le proprie aziende, sia per proteggersi dalle minacce alla sicurezza nazionale

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