mercoledì, 04 Agosto 2021

Chiara Ferragni o della diseducazione

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Luigi Santoro
Dopo la laurea in Filosofia (anzi, Scienze Filosofiche!) alla Federico II di Napoli si è messo a studiare il tedesco, cosa che l’ha spinto oltre il baratro della follia, sul cui ciglio vagava dopo aver scritto una tesi su Adorno. Invece di proseguire con la carriera dell’insegnamento ha deciso di voler avere a che fare con il mondo aziendale; ora non lavora in azienda. Scrive molto, vorrebbe leggere di più.

Infuria nuovamente la bufera, anche se ci sono quasi 35 gradi e non si vede una nuvola in cielo. Eppure le acque sono agitate o, meglio, sono state agitate dal nuovo scambio di opinioni che ha visto protagonisti Chiara Ferragni e Matteo Renzi in merito alle modifiche da fare al DDL Zan.

La (non) politica dei like

Chiara Ferragni
Screenshot della storia in questione

Non voglio entrare nel merito del dibattito su tali modifiche, se sia o meno necessario rimuovere “identità di genere” dal testo, eliminare l’Articolo 4, modificare il 7 anche perché nel merito ci è entrata a gamba tesa la suddetta Chiara Ferragni, con il suo «che schifo che fate politici», con tanto di mezzo busto di un Renzi dall’aria perplessa, il tutto pubblicato ovviamente tra le instastories, arma prediletta di chi combatte a colpi di like. Ora, considerando i 24 milioni di follower della Ferragni su Instagram, è lecito pensare che qualsiasi sua opinione – sua o di Fedez o di chiunque lei scelga di sostenere – abbia una eco proporzionata al numero di seguaci. Certo, la risposta di Renzi non si è fatta attendere e, in particolare, c’è una parte che mi ha dato da pensare: «la politica […] è un’attività nobile e non fa schifo. E la politica si misura sulla capacità di cambiare le cose, non di prendere i like».

Chiara Ferragni è invincibile

Ecco, anche se la Ferragni ha detto che sono i politici a far schifo e non la politica in sé (e Renzi questa differenza l’ha colta senza dubbio), il succo della questione è un altro.

Personalmente, quel «che schifo che fate politici» m’ha fatto inc*****e. Ma, allo stesso tempo, ho ammirato l’arte della deresponsabilizzazione messa in campo dalla Ferragni, la quale è perfettamente consapevole del proprio status di invincibilità. Questo deve essere chiaro: comunque vadano le cose, la Ferragni, come anche lo stesso Fedez, vincerà sempre. Insomma, dice quello che vuole quando vuole senza vincoli, senza dover rendere conto a questo o a quel partito; per quanto riguarda la questione, se col DDL Zan finirà male, allora la quel «politici fate schifo» troverà piena giustificazione. Se, invece, dovesse finir bene, ancora una volta la Ferragni e Fedez (che non ci ha privati della sua opinione sotto forma di contro risposta a Renzi) si saranno resi paladini di una vittoria altrui.

Chiara Ferragni
Il tweet con cui Fedez è intervenuto nella questione. Vi invito a leggere il dibattito tra i commenti.

Perché, questo sia chiaro, loro non hanno assolutamente nessun merito per quanto riguarda il DDL Zan. Che poi è geniale, a ben pensarci: comunque vadano le cose, per i Ferragnez sarà una situazione win-win. (che non avrà in alcun modo contribuito alla causa) che non farà altro che consolidare la loro posizione.

(dis)Educazione politica

Però non si fa così. La Ferragni, la cui opinione rimbomba non meno di 24 milioni di volte, ha contribuito a diseducare circa la politica e la sua cruciale importanza. Di un Renzi, così come di una Meloni o di un Salvini si è legittimati a pensare quello che si vuole ma non che non sappiano fare politica. Compromessi, trattative, modifiche, rinunce e conquiste, tagli e aggiunte – la politica è fatta di queste cose qua, non dei like e delle opinioni lanciate dall’alto della propria sacrosantità inviolabile. La responsabilità Chiara Ferragni ce l’ha, perché non puoi avere milioni di persone che ti seguono e che ti prendono a modello e fregartene dell’effetto che avranno le tue parole.

Da un grande potere…

Siamo sempre lì: abbiamo da un lato i politici che utilizzano i social ma sanno che il loro lavoro si fa altrove e, dall’altro, i Fedez e le Chiara Ferragni, che sanno di poter dire qualsiasi cosa senza doverne poi rendere conto. Qui non si tratta di essere o meno d’accordo con la Ferragni o con Fedez o con chicchessia. Stiamo parlando, semplicemente, di una responsabilità di comunicazione che accomuna chiunque abbia un gran seguito. E, per inciso, la politica serve proprio a cambiare quelle cose che vanno cambiate. E non cambierà niente con proclami, dirette Facebook, o storie su Instagram; sono come sempre le azioni ad avere effetto. Allora, magari, chi – come i Ferragnez – ha un gran seguito e grande risonanza mediatica ci dovrebbe pensare due volte prima di lanciare messaggi diseducativi rispetto a materie di cui ignorano modi e complessità.

I processi non si fanno su Facebook, la politica non si fa su Instagram.

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