lunedì, 15 Agosto 2022

Che cos’è il Deposito Nazionale e perché se ne parla

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Francesca Santoro
Classe '95. Cultrice di linguistica generale, scrittrice in erba, lettrice appassionata. Ama i bei film e le serie tv, ma non più dei suoi gatti. Teinomane convinta.

Si sta parlando molto in questi giorni, sui giornali e in tv, di Deposito Nazionale (noi ne abbiamo parlato qui). Ma soprattutto si sta parlando della carta dei siti potenzialmente idonei ad ospitarlo. Ma partiamo dalle basi.

Il Deposito Nazionale è, o meglio, sarà (ancora non è stato costruito) «un’infrastruttura ambientale di superficie che permetterà di sistemare definitivamente in sicurezza i rifiuti radioattivi, oggi stoccati all’interno di decine di depositi temporanei presenti nel Paese» (depositonazionale.it). Può sembrare strano che in Italia, Paese in cui il nucleare è circondato da un (anacronistico) alone negativo, e guai a parlarne bene – molti sono finiti nella bufera per dichiarazioni pro nucleare -, ci siano in effetti dei rifiuti radioattivi. E invece non deve stupire più di tanto. Sia perché, comunque, di centrali nucleari in passato ne abbiamo avute, sia perché facciamo ampiamente utilizzo di nucleare, anche se non per fini energetici.

Da dove vengono i nostri rifiuti radioattivi

Il nucleare è molto utilizzato in medicina (come abbiamo detto anche qui): sono impiegate sostanze radioattivo a scopi diagnostici, terapeutici e di ricerca biomedica. Per esempio, la PET e la TAC. Per le terapie, invece, fra le più note c’è la radioterapia in campo oncologico.

I rifiuti radioattivi provengono anche dallo smantellamento dei vecchi impianti nucleari; inoltre, ci sono i “vecchi” rifiuti, ovvero quelli che le centrali nucleari hanno prodotto mentre erano in funzione. Attualmente questi rifiuti, sia nuovi che vecchi, sono conservati in venti depositi temporanei disseminati in tutta Italia.

Perché se ne sta parlando ora

Per mesi si è svolto un seminario di consultazione, chiamato seminario nazionale, organizzato da Sogin, la società a cui è stata affidata lo smantellamento degli impianti. Precisamente, dal 7 settembre al 24 novembre, si sono tenuti diversi incontri volti a coinvolgere comuni, province, associazioni, enti, o anche singoli individui, che volessero dare un apporto alla discussione. Lo scopo del seminario, per Sogin, era convincere uno dei comuni indicati a ospitare il Deposito. Già a gennaio 2021, infatti, era stata pubblicata la CNAPI, Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee a ospitare il deposito nazionale di rifiuti radioattivi (67 aree in totale). Era pronta già nel 2015, e la sua genesi è durata vent’anni, ma fino a gennaio 2021 era rimasta un segreto.  

Il 15 dicembre sarà presentato il resoconto definitivo del seminario nazionale. Dopodiché, ci saranno due settimane per presentare documenti o considerazioni. La CNAPI non è definitiva e subirà un’ulteriore selezione alla luce dei nuovi dati emersi nel corso del seminario. Sarà pubblicata, quindi, una versione della mappa aggiornata, la CNAI, la Carta Nazionale delle Aree Idonee, non più potenziali, che verrà approvata dal ministero della Transizione ecologica e delle Infrastrutture. L’ideale, per Sogin, sarebbe una “manifestazione d’interesse” spontanea da parte dei territori coinvolti, ma le premesse non sono delle più rosee. Perché il Deposito funzioni entro il 2029, come da programma, in caso di mancata candidatura volontaria il ministero della Transizione ecologica dovrà scegliere uno dei territori.

Il Deposito Nazionale è meglio di tanti piccoli depositi?

Non bisogna pensare a un enorme edificio di cemento armato, con il simbolo “pericolo”, quando si immagina il Deposito Nazionale. Ci sarà una perfetta integrazione con il territorio e con il paesaggio. I rifiuti radioattivi, infatti, saranno ricoperti da quattro barriere di protezione, di cui l’ultima è una grande collina artificiale composta da materiali impermeabili per proteggere dalle infiltrazioni d’acqua. Uno strato d’erba armonizzerà l’impianto con l’ambiente.

Un unico Deposito permetterà ai territori con i depositi temporanei di riappropriarsi dei siti, e conserverà i rifiuti per oltre 300 anni. Sarnano, infine, rispettate le normative europee vigenti in termini di sicurezza delle scorie radioattive. Innumerevoli vantaggi che tutti riconoscono, e che hanno portato il seminario nazionale ad essere quasi del tutto privo di tensioni.

Insieme al Deposito sarà costruito il Parco Tecnologico, «centro di ricerca applicata e di formazione nel campo del decommissioning nucleare, della gestione dei rifiuti radioattivi e della radioprotezione, oltre che della salvaguardia ambientale». Il Parco dovrebbe incentivare i comuni ad ospitare il Deposito, che appunto porterà diversi vantaggi e benefici al territorio dove sarà collocato, sia dal punto di vista economico che della ricerca scientifica – si tratterà infatti di un polo molto all’avanguardia sullo studio della gestione dei rifiuti nucleari, della tutela ambientale.

Deposito e Parco attrarranno posti di lavoro, turisti, e costituiranno un vero polo all’avanguardia per il territorio scelto o, auspicabilmente, si proporrà per ospitarlo. È un’opportunità e una necessità insieme.

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