mercoledì, 04 Agosto 2021

CARLO ROVELLI: “DELEGITTIMARE LA SCIENZA È UN PASSO VERSO IL POTERE DELL’IDIOZIA”

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 A volte si sente pazzo: “Quando intuisci qualcosa del mondo e non puoi ancora dimostrarlo cammini sospeso tra la rivelazione e il delirio. In ogni scoperta scientifica, prima vedi qualcosa che nessun altro vede, poi cerchi le prove. Può essere una visione nuova oppure un’allucinazione: in quel momento, il confine tra le due cose è molto labile”. Carlo Rovelli era all’ultimo anno di università quando si sdraiò sulla spiaggia di Condofuri, in Calabria, e vide il cielo piegarsi come un foglio di carta trasportato dal vento: “Quando capii la teoria della relatività generale di Albert Einstein mi trovai di fronte a un mondo fantasmagorico, dove gli universi esplodono e le stelle spente crollano nei buchi neri, un pianeta in cui lo spazio e il tempo s’increspano e ondeggiano come la superficie del mare. Stavo leggendo un libro rosicchiato dai topi e fu come vedere la magia di un incantesimo: ciò che avevo intorno prese una forma diversa da quella che aveva sempre avuto, e non per l’effetto del sole che mi picchiava in testa”.

La vocazione è una signora sconosciuta a questo fisico teorico dell’università di Marsiglia, autore di un libro tradotto in quaranta lingue – “Sette brevi lezioni di fisica” – e ora in libreria con “L’ordine del tempo” (entrambi Adelphi): “A diciannove anni lessi “I fratelli Karamazov” di Fëdor Dostoevskij e per mesi non parlai d’altro. Ogni personaggio era un rappresentante straordinario dell’essere umano e allo stesso tempo il centro di una visione del mondo: ti potevi immergere nelle profondità di ciascuno di essi ed uscirne con altrettanti sguardi sull’esistenza”.
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