mercoledì, 04 Agosto 2021

Blue carbon tra economia e cambiamento climatico

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Emanuela Scardapane
Dottoranda in Fisica all'Università Federico II di Napoli, studia e progetta biosensori per la rivelazione di contaminanti e agenti patogeni nell'acqua. Appassionata di scienza e sostenibilità ambientale, quando non è tra i libri si diverte a scarpinare in montagna.

Produrre anidride carbonica (CO2) è estremamente semplice. Non c’è bisogno di volare con un aereo privato o trivellare una riserva naturale in Alaska. Persino quando pensiamo di aver poltrito tutto il giorno abbiamo sicuramente prodotto CO2. Ma liberarci dall’eccesso di anidride carbonica nell’aria non è altrettanto semplice. Si impara presto che le foreste terrestri hanno una grande capacità di assorbire CO2 dall’atmosfera. Ma quanta CO2 catturano gli ecosistemi marini e costieri? In realtà abbastanza da farci un tesoro, il blue carbon (carbonio blu).

Perché il blue carbon è prezioso

Posidonia oceanica – Alberto Romeo

Nel mediterraneo ci sono bellissime praterie di Posidonia oceanica, una pianta che è in grado di trattenere un deposito di carbonio nelle sue radici per migliaia di anni. Praterie marine – come quelle di Posidonia – mangrovie e paludi salmastre sono capaci di assorbire CO2 dall’aria e accumulare carbonio in modo più efficiente delle foreste pluviali. Il tesoro che custodiscono è noto come blue carbon. Neanche a dirsi, questi ecosistemi sono fondamentali per mitigare gli effetti del cambiamento climatico. Ci aiutano infatti ad assorbire CO2 dall’atmosfera, producono grandi quantità di ossigeno e proteggono le coste dall’erosione. Purtroppo, in questo momento il loro degrado procede senza sosta. Le praterie marine stanno scomparendo velocemente, ne perdiamo dal 2% al 7% all’anno. Con la distruzione di questi ecosistemi l’anidride carbonica immagazzinata nei loro depositi viene rilasciata nell’atmosfera, causando un aumento delle emissioni di CO2.

Un ambizioso progetto per il blue carbon italiano

In Italia è attivo dal 2018 il progetto SEAFOREST LIFE, nominato “progetto Life del mese di maggio 2021” dal Ministero della Transizione Ecologica. Il progetto coinvolge attualmente due regioni, la Campania e la Sardegna, e tre parchi Nazionali con le rispettive aree marine protette (il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, il Parco Nazionale dell’Asinara e il Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena). L’obiettivo generale è conservare e rigenerare gli habitat della Posidonia, fornendo appositi piani di gestione per le aree protette. Ma SEAFOREST LIFE va anche molto oltre.

Una volta quantificate le riserve di blue carbon, si prevede di monetizzarle creando dei crediti di carbonio da immettere in un vero e proprio carbon market (mercato del carbonio). Ciò che si può vendere è la capacità della Posidonia di rimuovere CO2 dall’atmosfera. Secondo le prime stime del progetto, 460 ettari di praterie di Posidonia in salute possono assorbire fino ad una tonnellata di CO2 all’anno. Un’azienda potrà compensare le proprie emissioni di gas serra attraverso l’acquisto di crediti di carbonio su una apposita piattaforma online. In questo modo sosterrà la conservazione della Posidonia, contribuendo a migliorare i depositi di blue carbon. L’idea è instaurare un circolo virtuoso a sostegno degli ecosistemi marini ma anche di una transizione sostenibile dell’economia.

Istituire un carbon market non è una novità. Da un po’ di tempo è possibile compensare l’anidride carbonica emessa delle proprie attività sul web piantando alberi in giro per il mondo. Ma ad un livello più grande, dal 2005, l’Unione Europea ha dato vita al primo – ancora adesso maggiore – carbon market internazionale, che coinvolge 11.000 impianti industriali in tutta Europa. Attualmente i crediti di carbonio possono basarsi anche su ecosistemi naturali come le foreste terrestri. Non sono ancora incluse, invece, le riserve di carbonio blu delle praterie di Posidonia. Il modello di carbon market locale di SEAFOREST LIFE potrebbe sopperire a questa mancanza, diventando un importante punto di riferimento. Si tratterebbe, inoltre, di un modello scalabile all’interno dei confini nazionali per tutte le praterie di Posidonia individuate dalle coste liguri a quelle siciliane.

Prospettive future

Il meccanismo del carbon market può aiutarci davvero a combattere il cambiamento climatico? Il rischio è che i crediti di carbonio vengano usati per ripulirsi la coscienza ed esibire una certificazione green, mentre di fatto si continua ad inquinare. Per questo SEAFOREST LIFE prevede criteri stringenti. Le aziende interessate dovranno misurare le proprie emissioni secondo un protocollo preciso e dimostrare “di aver svolto attività di riduzione di tali emissioni prima di optare per la compensazione delle emissioni rimanenti”.  

L’ultima spinta al futuro del carbonio blu è stata data dalla IUCN (International Union for Conservation of Nature) che il mese scorso ha pubblicato il primo manuale per la creazione di progetti di blue carbon in Europa e nel Mediterraneo, sottolineando quanto siano importanti per rispettare (almeno) l’accordo di Parigi, ovvero azzerare le emissioni di gas serra entro il 2050.

Intanto, SEAFOREST LIFE è già sulla buona strada. Con queste premesse, stanno forse per iniziare gli anni del blue carbon in Italia?

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