mercoledì, 04 Agosto 2021

BLOCKCHAIN E GESTIONE DI SUPPLY CHAIN

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Il World Economic Forum ha previsto che entro il 2025 il 10% del PIL del mondo sarà generato da attività basate sui principi della Blockchain, definita dal The Economist “la prossima grande rivoluzione”. Nelle prossime settimane pubblicheremo un approfondimento basato sull’analisi del Parlamento Europeo su come Blockchain può cambiare le nostre vite.

16 miliardi di euro. Ecco quanto la gestione della catena di distribuzione dei beni (supply chain) influisce sul commercio mondiale. I beni sono prodotti e distribuiti, attraverso un vasto network di produttori, rivenditori, distributori, trasportatori e fornitori, in una complessa organizzazione di processi concepiti per gestire contratti, pagamenti, etichettature, sigilli, logistica, pratiche anti-contraffazione e anti-frode.

A causa della vastità di scala e della complessità dei sistemi coinvolti, le supply chain hanno alti costi transazionali e devono spesso fare i conti con discrepanze ed errori nella documentazione manuale relativa ai prodotti. Allo stesso tempo, può accadere che i beni subiscano danni o furti. Possono verificarsi anche altri problemi: condizioni di lavoro non sicure, danni ambientali, processi illegali di estrazione e produzione, contraffazione e rischi alla salute, sono tutti causati da una poco oculata gestione della catena di distribuzione. Questi problemi sfociano di frequente in incidenti, in particolare  nel settore alimentare, estrattivo e dell’abbigliamento. Alcuni sostengono che l’applicazione di standard e certificazioni ha portato i consumatori a differenziare e scegliere con maggiore consapevolezza i beni da acquistare, anche se il processo alla base delle supply chain in quanto tale rimane costoso e inaffidabile, specialmente nelle regioni soggette ad alti livelli di corruzione. Riuscire a tracciare una catena di custodia dei beni che sia completa e che dimostri l’origine di ogni materiale o prodotto, è ancora un meccanismo poco solido, frammentato tra le diverse organizzazioni che partecipano alla catena di distribuzione e, infine, è vulnerabile alle frodi e agli errori, anche quando si lavora con compagnie certificate. C’è una richiesta crescente di sicurezza, di gestione più affidabile e trasparente delle supply chain. La domanda da porsi allora è se la tecnologia blockchain può realmente migliorare la distribuzione e la logistica del settore e rispondere alle inefficienze operazionali e alle frodi. È necessario chiedersi, inoltre, se si può persino affrontare due grandi sfide: l’eliminazione delle pratiche di lavoro non etiche e il degrado ambientale.

Le applicazioni a base blockchain hanno senza dubbio il potenziale adatto a migliorare il settore delle supply chain perché forniscono un’infrastruttura che registra, certifica e mappa un bene che viene trasferito tra parti spesso lontane, connesse tra di loro tramite una catena di distribuzione tra parti che non necessariamente sono legate da un vincolo di fiducia. Visti in questo modo, i beni sarebbero delle pedine che possono essere trasferite lungo una catena di controllo, che verifica nel tempo, in un processo criptato e trasparente, una transazione. I termini di ogni transazione rimarrebbero irrevocabili ed immutabili, aperti al controllo di chiunque o soltanto di utenti autorizzati. Potrebbero anche essere utilizzati smart contract per eseguire pagamenti e altre procedure in maniera automatica.

Molte compagnie stanno già testando Blockchain per tracciare la loro catena di distribuzione. Everledger, ad esempio, per combattere le frodi documentali e per fornire un’assicurazione sull’acquisto dei diamanti, fa in modo che le compagnie coinvolte e gli acquirenti possano tracciare la provenienza di ogni diamante da quando viene estratto fino a quando arriva in gioielleria. Di ogni diamante, Everledger misura 40 diverse caratteristiche, tra cui il taglio, la purezza, il numero di gradi negli angoli e, naturalmente, il luogo di estrazione. Everledger genera un numero di serie per ogni diamante iscritto nel registro e viene aggiunta un’impronta digitale alla catena di controllo del proprio libro mastro che al momento è composto da 280.000 diamanti. Questo processo rende possibile stabilire e mantenere la storia completa della proprietà del diamante, aiutando allo stesso tempo sia a contrastare le frodi che a supportare la polizia e le assicurazioni nel ritrovamento delle gemme rubate. Così i consumatori possono fare acquisti consapevoli e limitare la propria ricerca ai soli diamanti con una storia pulita, libera da frodi, furti, lavoro forzato e da venditori di dubbia provenienza, legati alla violenza, alla droga o al traffico di armi.

Un altro utilizzo di Blockchain è quello dell’impresa sociale Provenance, che ha sviluppato una piattaforma in tempo reale che racchiude e verifica l’origine di una risorsa assegnando ad una pedina un passaporto digitale che è tracciato in una catena di controllo completa fino a che non raggiunge la sua destinazione. Questo meccanismo potrebbe aiutare a contrastare le frodi nella vendita dei beni ad origine controllata, come il vino o il formaggio. SmartLog, ad esempio, per programmare meglio le sue risorse, sfrutta la blockchain per costruire smart contract e localizzare i container di spedizione. Blockchain è anche usata per minimizzare i rischi nei pagamenti in compagnie come Skuchain e Fluent che offrono una base blockchain a supporto di finanziamenti e pagamenti. Un altro metodo di utilizzo della tecnologia blockchain può lavorare allo sviluppo di un sistema che velocizzi il processo manuale di documentazione, usando una catena di controllo privata per condividere informazioni tra gli esportatori, gli importatori e le loro banche. Wal-Mart, il più grande venditore al dettaglio del mondo, invece sta provando Blockchain per la sicurezza alimentare. Una traccia a base blockchain, quindi, accurata e aggiornata, potrebbe aiutare a identificare un prodotto, a tracciare una spedizione e i venditori, soprattutto nel caso in cui sorga un problema. In questo modo, ad esempio, è possibile risalire ai dettagli su come e dove un cibo è stato coltivato e su chi lo ha ispezionato. Un accurato record del prodotto potrebbe anche rendere la catena di gestione più efficiente ed inviare il cibo ai negozi più velocemente, riducendo così gli scarti e gli sprechi.

Blockchain quindi, ha il potenziale per rendere più efficiente il sistema degli approvvigionamenti, della logistica e dei pagamenti, per ridurre il processo manuale di documentazione sull’import/export dei prodotti, per assicurare la conformità e la consegna di beni e prevenire le perdite, e così ridurre i costi generali, migliorare la sicurezza, la correttezza e minimizzare le frodi nell’intero processo. Può anche provvedere a fornire i mezzi per verificare l’autenticità, l’origine e gli standard etici di beni e servizi. Possedere una storia della proprietà trasparente e tracciabile potrebbe rivelare frodi storiche, se un bene è stato rubato, se per produrlo si è ricorso all’utilizzo di lavoro forzato o di violenza, se ci siano legami con soggetti coinvolti nel traffico di droga o di armi o in altre pratiche dubbie. Così si migliorerebbe la capacità di rafforzare pratiche legali e si riuscirebbe a fare in modo che ci sia un consumo più responsabile.

Blockchain ha certamente grandi potenzialità ma ci fornisce però anche motivi per essere cauti. La fiducia tra i partecipanti alla catena di distribuzione dei beni dipende infatti dalla fiducia che si può nutrire verso questa tecnologia, ma anche Blockchain non è completamente libera da vulnerabilità. Pensiamo agli errori che possono avvenire accidentalmente o agli attacchi mirati a cui può essere soggetta poiché l’automazione non garantisce l’eliminazione di bug, conflitti, interessi o della corruzione, che comunque potrebbero essere presenti nella complessa catena globale di gestione dei beni.

Come sappiamo, Blockchain offre la possibilità di avere pseudonimi. In altre parole, anche se non sono esplicitamente collegate ad individui o organizzazioni che esistono nel mondo reale, tutte le transazioni sono trasparenti e agiscono proteggendo l’identità delle parti lungo la catena di controllo senza compromettere l’integrità della transazione. Il controllo della qualità e del movimento dei beni può essere separato dalla conoscenza dell’identità degli utenti, nascondendo quei dati personali particolarmente sensibili e  che non sono richiesti per partecipare alla catena di controllo. Tuttavia, questo anonimato non è assoluto e, con uno sforzo adeguato, potrebbe essere possibile collegare  una transazione ad uno specifico utente. Mentre questo è in larga misura considerato un miglioramento del sistema attuale, potrebbe creare problemi di privacy. Una volta che le merci arrivano al consumatore, il monitoraggio specifico della spedizione dovrebbe cessare o, almeno, rispettare i requisiti in materia di privacy e protezione dei dati.

Lo sviluppo di Blockchain nella gestione della catena di distribuzione presenta importanti sfide normative. Le norme, come la direttiva europea sul reporting non finanziario, potrebbero avere un impatto sui modi di applicare Blockchain alle catene di approvvigionamento. Questo però richiede prima di tutto che le aziende forniscano informazioni affidabili su questioni ambientali, sociali e su come trattano i propri dipendenti, se vengano rispettati i diritti umani e se siano superate le problematiche anticorruzione, spingendo pertanto una maggiore trasparenza nelle loro operazioni.

Tuttavia, l’assenza di un intermediario, nella maggior parte o in tutte le fasi della catena di approvvigionamento, in futuro potrebbe creare incertezza per le parti coinvolte, soprattutto quando si tratta di modalità automatizzate di esecuzione e supervisione delle transazioni. Nella maggior parte dei casi, devono comunque essere adottate azioni e meccanismi di attribuzione di responsabilità in caso avvengano problemi imprevisti.

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