venerdì, 07 Ottobre 2022

Bitcoin, strumento di guerra?

Da non perdere

Noel Angrisani
Laureato in Scienza della Politica, ha completato il suo percorso di studi con un master in Relazioni Istituzionali, Lobby e Comunicazione d'Impresa. Per due anni si è occupato di progettazione europea, successivamente ha lavorato presso un'agenzia di eventi corporate e B2B per il No-Profit. Dopo essersi cimentato nel public affairs, oggi lavora come consulente in ambito organizzazione e pianificazione.

Come ampiamente già dimostrato dal caso Kazakistan, le criptovalute sono pesantemente influenzate dalle tensioni internazionali e dai riflessi della crisi energetica, oltre a risentire dell’andamento dei mercati azionari. In concomitanza con la crisi ucraina, i Bitcoin sono calati ai minimi delle ultime due settimane. Hanno perso il 5% insieme alle altre valute digitali, non avendo più alcun tipo di immunità e aggiungendo così un altro tassello verso un processo di normalizzazione in seno ai sistemi politici.

L’esperimento dei bitcoin è interessante non solo per la sua capacità di rivoluzionare il mercato monetario – nonostante l’eccesso di volatilità continui a rappresentare una grande incognita – ma perché con la sua duttilità rappresenta un’arma non convenzionale. L’ultima dimostrazione arriva dall’Ucraina. Secondo quanto si legge nel rapporto fornito società di analisi blockchain Elliptic, un grande afflusso di criptovalute è stato recentemente destinato ad organizzazioni di volontariato ONG per forniture di attrezzature militari, mediche e tecnologiche all’esercito ucraino.

Crowfunding di guerre

Per il fondatore di Elliptic, Tom Robinson, «la criptovaluta viene sempre più utilizzata per il crowdfunding di guerre, con la tacita approvazione dei governi. È particolarmente adatta alla raccolta fondi internazionali perché non rispetta i confini nazionali ed è resistente alla censura. Non esiste un’autorità centrale che possa bloccare le transazioni, ad esempio in risposta alle sanzioni». Questo potrebbe essere il primo esempio di criptovaluta utilizzata per supportare uno sforzo bellico ed essere parte integrante dell’economia nazionale.

Nello scenario ucraino, le dinamiche tipiche del mercato dei bitcoin – ovvero le continue oscillazioni tra poderosi guadagni e drammatiche perdite – hanno fatto però crollare la narrativa di bene rifugio che li avvolgeva, molto spesso paragonati all’oro. In realtà nel momento in cui le criptovalute sono utilizzate come “strumento di guerra”, in balia delle schermaglie geopolitiche, non rappresenterebbero più una riserva di valore in tempi di incertezza. Sarebbero, invece, strumento di negoziazione, allineato alle fluttuazioni dei mercati tradizionali proprio come le azioni.

I bitcoin come strumento, in Ucraina

Nel tentativo di opporsi alla Russia di Putin e al suo strapotere energetico, l’Ucraina si sta affermando come un avamposto nell’uso dei bitcoin. Infatti, è al quarto posto nel Global Crypto Adoption Index, compilato dalla società di dati Chainalysis, che stima in circa 8 miliardi di dollari le criptovalute che entrano ed escono dal paese ogni anno. Come si legge in una lunga inchiesta del New York Times – significativamente intitolata La cripto capitale mondiale deve essere da qualche parte. Perché non l’Ucraina? – il volume giornaliero delle transazioni di criptovalute si attesta a circa $ 150milioni, superando il volume degli scambi interbancari.
Inoltre, la recente decisione del parlamento ucraino di approvare due disegni di legge per autorizzare l’utilizzo dei bitcoin e fornire un quadro giuridico per la regolamentazione e gestione dei beni digitali, rappresenta una dimostrazione ulteriore di come i veti posti lo scorso ottobre da Volodymyr Zelensky, su questo tipo di strumenti, siano stati superati.

Il cambio di prospettiva ha forse legami con l’aumento delle probabilità di un conflitto con la Russia, nella speranza che i massicci investimenti da parte di Kiev rappresentino un incentivo nella protezione dell’integrità territoriale. Sicuramente lo Stato ucraino rappresenta uno dei casi più interessanti circa la possibilità di uno sfruttamento attivo di questa tecnologia. Non solo in scenari bellici, ma soprattutto come fonte di sviluppo. C’è, infatti, la volontà da parte del Ministro della Trasformazione Digitale di raddoppiare la percentuale che la tecnologia aggiunge al PIL ucraino e aumentare le persone attive nel settore tecnologico.

Le continue oscillazioni e relativi crolli del mercato dei bitcoin non sembrano al momento preoccupare minimamente Kiev, anzi. Le prossime settimane, guerra permettendo, ci diranno se l’azzardo ucraino rappresenta la mossa della disperazione o una solida scommessa di sviluppo sul futuro.

- Advertisement -spot_img

Talk For

F&NEWS