martedì, 28 Giugno 2022

Benvenuti nel 2050: così la tecnologia cambierà le nostre vite. Intervista a Cristina Pozzi

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Philip Dick non abita più qui e parlare di futuro è tanto affascinante quanto rischioso. Industria 4.0, robotica, genetica, blockchain, stampa 3D e intelligenza artificiale, pseudo scenari tra genere fantasy, letteratura e ontologia. Come vivono gli abitanti del 2050? Cosa mangiano? Come si vestono? Come funzionano la riproduzione, il sistema sanitario e l’economia? A queste e altre domande tenta di rispondere Cristina Pozzi con il volume 2050: Guida (fu)turistica per viaggiatori nel tempo (Impactscool, 2017).

Il tema del futuro ha attraversato mirabili interpretazioni cinematografiche, da Metropolis di Fritz Lang, al Kubrick di 2001 Odissea nello spazio, dal celebratissimo Blade Runner di Ridley Scott, al romantico Se mi lasci ti cancello. E parlando di intelligenza artificiale non possiamo non citare Matrix.

L’approccio di Cristina Pozzi, Ceo di Impactscoolorganizzazione no profit nata nel 2017 con l’ambizioso obiettivo di diventare un punto di riferimento europeo per la divulgazione delle tematiche legate alle tecnologie esponenziali, è molto pragmatico, esplora il Futuro partendo da studi e previsioni degli esperti.

Oggi si parla molto delle potenzialità della blockchain, il 2050 sarà un mondo senza intermediazione?

La blockchain, tecnologia alla base delle criptovalute come i Bitcoin, ha grandi potenzialità per la creazione di strutture di archivio distribuito (lo hanno in mano contemporaneamente tutti gli appartenenti alla struttura) e che si basano su una catena (chain) di nodi (block) per garantire la certezza e la trasparenza di informazioni, dati, contratti e transazioni. Significa che anziché avere un ente o un archivio preposto a custodire e certificare una certa informazione, ad esempio, posso chiederla a un campione statistico abbastanza esteso da permettermi di avere la certezza che, se tutti i nodi rispondono allo stesso modo, allora quell’informazione è per forza vera. Se partiamo da questo presupposto siamo di fronte alla possibilità di snellire e rendere più efficienti operazioni e transazioni che oggi passano da intermediari e certificatori rispondendo alle esigenze di certezza e trasparenza. Molte cose potranno quindi essere disintermediate. Non credo però che questo significhi che arriveremo a eliminare qualunque intermediazione: ci sono infatti attività a valore aggiunto che spesso vengono svolte da chi oggi si pone come intermediario, che continueranno ad essere necessarie anche in futuro.

Come si scambieranno il denaro i cittadini del 2050?

Che si basi su blockchain o su altri sistemi, quello che è sicuro è che il denaro è in una fase di dematerializzazione sempre più evidente. Chip indossabili o che potranno fare parte del nostro corpo, tatuaggi smart, device di nuova generazione: qualunque sarà il mezzo di supporto, la moneta come la conosciamo oggi tenderà a scomparire per lasciare il posto al denaro digitale.

Gli studi sull’intelligenza artificiale stanno progredendo in modo molto veloce, che posto occuperanno microchip e biotecnologie?

L’intelligenza artificiale non può progredire in modo isolato. Parte dei suoi progressi passa infatti dal supporto che permette di aumentare la capacità computazionale degli algoritmi. Biotecnologie e nanotecnologie possono aiutarci a creare questi supporti e a rendere gli algoritmi di intelligenza artificiale sempre più efficienti, veloci e potenti. 

Il lavoro sta cambiando, che ruolo avrà la robotica nel futuro e come conciliare la tecnologia con il rispetto della dignità del lavoratore?

Tra robotica e intelligenza artificiale è certo che l’automazione dei lavori così come li conosciamo oggi è una tendenza che non possiamo non considerare con grande attenzione per via degli evidenti impatti etici che comporta. Le mansioni, così come le conosciamo oggi, verranno radicalmente trasformate in ogni settore. È dunque importante che si diffonda una maggior cultura e consapevolezza dell’innovazione riguardo a queste tecnologie che hanno davvero potenzialità grandissime. Come ogni tecnologia, si tratta di strumenti in grado di potenziare le nostre capacità e diventa quindi cruciale utilizzarle per potenziare gli aspetti migliori dell’essere umano. Imparando a conoscere queste tecnologie è possibile imparare a comprendere come si potranno affiancare ai nostri lavori, come potranno crearne di nuovi e come evitare che diventino dannose, contenendone le criticità. Sono inoltre necessarie reti sociali in grado di garantire ai lavoratori la possibilità di formarsi per nuove mansioni, per affrontare il nuovo mondo del lavoro con dignità e con la possibilità di valorizzare i propri talenti e la propria individualità.

Altro tema affascinante è quello dell’alimentazione, che prospettive ci sono? Esistono già esempi di cibi creati in laboratorio: che implicazioni possono avere in ambito sociale?

L’alimentazione sarà sempre più tecnologica e funzionale. I cibi potranno essere sempre più studiati per interagire al meglio con il nostro organismo e per svolgere funzioni che vanno oltre l’alimentazione. Da un lato, quindi, sarebbe possibile utilizzare nuove tecnologie per migliorare la salute in tutte le aree geografiche. Dall’altro, dobbiamo far fronte ad un aumento della popolazione che invita a chiederci come produrre cibo sano per tutti e come produrre questo cibo in modo sostenibile per il pianeta. Per questo motivo alcuni esperimenti di proteine create in vitro vengono chiamati in causa proprio per cercare di trovare soluzioni alternative alle modalità tradizionali dell’allevamento oggi in uso. Resta però necessario verificare se saremo in grado di garantire accesso alle innovazioni a tutta la popolazione oppure solo ad alcuni, con la spiacevole conseguenza di un aumento della divisione sociale.  

Futuro e partecipazione, quali saranno le forme di comunicazione del futuro? Non si corre il rischio di isolamento?

Oggi siamo sempre connessi, costantemente accompagnati da notifiche e conversazioni con una grande quantità di persone, eppure siamo sempre più soli. La nascita e la grande diffusione d’intelligenza artificiale in grado di riconoscere il linguaggio naturale e di conversare con noi, sta contribuendo a confonderci ancora di più: leggendo alcune recensioni di strumenti a comando vocale come Amazon Echo, si scopre come alcuni utenti tendono a umanizzare le interazioni che hanno con algoritmi di intelligenza artificiale al punto da considerarle al pari di quelle con altri esseri umani. Questo quadro è certamente inquietante e non dobbiamo generalizzare, perché si tratta di casi isolati, ma non possiamo non osservare il fenomeno, e non ritenere che non ci sia un rischio di isolamento sempre più elevato, man mano che le tecnologie che abbiamo a disposizione aumentano il loro grado di precisione nell’imitare la realtà, e di conseguenza, la loro capacità di confondere i nostri sensi.

 

di Francesco Rosati

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conoscere la tecnologia per imparare a comprendere come si potrà affiancare ai nostri lavori, come potrà crearne di nuovi e come evitare che diventi dannosa, contenendone le criticità.

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