martedì, 22 Giugno 2021

Banda larga e percezioni ridotte

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In Italia la diffusione della banda larga sta aumentando drasticamente: nel rapporto 2017 sulle Tlc, elaborato dagli osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano, la banda larga fissa superiore ai 30Mbps risulta coprire circa il 70% delle abitazioni italiane, contro il 60% dell’anno precedente e vicino alla media europea del 76%, anche grazie agli importanti investimenti privati (6,5 miliardi di euro nel 2016). Insomma, analizzando i dati, ed evitando di fermarsi alle apparenze e al sentiment generale, il Paese non è immobile e su questo tema sta facendo progressi costanti, pur con tutte le difficoltà del caso.

Il problema di diffusione della banda larga è infatti complesso e risente di alcuni problemi strutturali e storici che hanno portato ad avere una distribuzione non omogenea e territori fortemente disagiati, a fronte di grandi città in linea con gli standard europei. In particolare soffriamo un ritardo nella diffusione della fibra ottica a causa della inesistente diffusione delle tv via cavo, che hanno permesso agli altri Paesi di adottare queste tecnologie in anticipo e capillarmente. Inoltre scontiamo l’elevato numero di player nel settore e la preferenza di investimenti nel settore mobile. Questo è motivato dall’estrema diffusione in Italia di dispositivi mobili, il 128% della popolazione ha infatti uno smartphone (dati Digital in 2017) e mentre cala l’utilizzo di computer fissi e portatili (-14% l’ultimo anno), cresce esponenzialmente l’accesso da telefoni (+44%) e tablet (+8%). La scelta di preferire le tecnologie mobili ha peraltro portato l’Italia a essere tra i paesi leader in Europa per la diffusione della rete 4G (97% del territorio coperto) e nello sviluppo di tecnologie innovative come il 5G.

I problemi legati alla omogeneità della diffusione di banda larga sul territorio sono però in via di superamente. Il recente studio di SosTariffe.it, sito indipendente specializzato nel confronto di tariffe, ripreso in questi giorni da diversi quotidiani, fa emergere come il 22% degli utenti sia potenzialmente già raggiungibile non solo dalla banda veloce ma da una connessione fino a 1000 Mbps. Le statistiche riportate smentiscono un altro bias diffuso, l’arretratezza infrastrutturale che colpisce principalmente il sud Italia. La classifica della copertura vede infatti al primo posto la Campania e al quarto la Sicilia. Dal report emerge anche un interessante dato relativo al costo delle connessioni ultraveloci, sceso del 35% dal 2013 (-4,6% dal 2016), arrivando a un prezzo estremamente competitivo e comparabile con quello dell’adsl tradizionale, con una media di 2 soli euro di differenza.

Passando dalla percezione alla previsione, l’aumento della copertura previsto dalla Strategia italiana per la banda ultralarga, che promette entro il 2020 una copertura del 100% dei cittadini fino a 30 Mbps e l’85% superiore ai 100Mbps, porterà un’ulteriore diminuzione del prezzo con l’auspicio di una definitiva competitività dell’Italia anche in questo tipo di infrastrutture e la fine, dati alla mano, di percezioni distorte sullo stato della realtà.

 

di Federico Bergna

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