martedì, 18 Gennaio 2022

5G, sostenibilità e competitività

Da non perdere

Francesca Santoro
Classe '95. Cultrice di linguistica generale, scrittrice in erba, lettrice appassionata. Ama i bei film e le serie tv, ma non più dei suoi gatti. Teinomane convinta.

Il Talk FOR 5G dal titolo “5G, sostenibilità e competitività”, in partnership con Ericsson, di martedì 30 luglio si inserisce perfettamente nel dibattito attuale sulla transizione digitale ed ecologica. In questo nuovo appuntamento abbiamo toccato molti aspetti fondamentali: PNRR, lavoro, telecomunicazioni, sostenibilità. Ne abbiamo parlato con Emanuele Iannetti, Marco Bentivogli e Raffaella Paita, con la moderazione di Claudio Velardi (è possibile rivederlo qui integralmente).

Il 5G, un risorsa per le aziende e per i cittadini

Una transizione digitale fatta anche attraverso il 5G consente di far fronte a importanti obiettivi di sostenibilità, in tanti settori, dall’energia ai trasporti all’edilizia. «Ericsson è immedesimata completamente in una sostenibilità e competitività perché sono al centro della nostra visione aziendale e mondiale» ha detto in apertura Emanuele Iannetti, Presidente e AD di Ericsson Telecomunicazioni. Ormai viviamo in un mondo in cui la connettività non ha più confini, ed ha la possibilità di migliorare le aziende e la vita delle persone, nell’ottica di un futuro più sostenibile. 

«Oggi le reti si progettano in modo che la relazione tra le prestazioni, la copertura e l’impatto ambientale, attraverso anche degli algoritmi di intelligenza artificiale, venga migliorata notevolmente», così come l’efficienza ed efficacia dei prodotti, ha spiegato Iannetti. 

Mentre in passato c’era un andamento quasi lineare dei consumi di energia, oggi invece, con il 5G, si riduce il consumo energetico giornaliero da parte delle imprese. Per esempio, le antenne di Ericsson nel centro di Londra hanno ottenuto un abbattimento dei consumi energetici del 43% in media giornaliera, e fino al 55% nelle ore di non di punta. 

Fra gli altri progetti di Ericsson, la Giga Initiative di UNICEF e ITU punta a favorire la connessione delle scuole con connettività a un giga. Si tratta di un’iniziativa legata al capitale umano futuro, che darà la possibilità ai bambini di adottare tecniche digitali di apprendimento. Si tratta di un programma che nel prossimo ventennio consentirà di avere dettagliata e includere le scuole nella rete digitale.

Il 5G non è distribuito in modo omogeneo, infatti, le aziende che adottano prima questa tecnologia, chiaramente, raggiungono prima gli obiettivi di sostenibilità ed efficienza. Il gap che si andrà a generare con i “ritardatari” sarà difficile da colmare anche in termini di competizione, sia in ambito internazionale che europeo.

Per quanto riguarda il Piano Italia 5G, questo ha l’obiettivo di colmare il digital divide, che comporterebbe anche un beneficio per tutta la filiera delle telecomunicazioni. C’è, però, la necessità di piani pluriennali, strategici, «che consentano alle aziende nazionali o internazionali che hanno centri di ricerca e sviluppo in Italia di ricostruire un percorso di crescita e di investimento».

Il pericolo dell’obsolescenza

Marco Bentivogli, Coordinatore Nazionale di Base Italia, per quanto riguarda in particolare la sostenibilità ha sottolineato che «l’ecosistema 5G consente di per sé una maggiore efficienza complessiva di sistema». Si tratta infatti di un minore dispendio di energia e di risorse, nonché di una riduzione dei tempi morti. Tuttavia, la transizione pone il problema che una quota molto rilevante di lavoratrici e lavoratori hanno mansioni e riferimenti a tecnologie e sistemi di organizzazione del lavoro sempre più obsoleti. Allo stesso tempo non sono state preparate vecchie o nuove risorse per le tecnologie attuali. L’obsolescenza di competenze e di mansioni rappresenta un mismatch molto rilevante, che nei paesi avanzati porta una perdita di 11% di PIL. Con ricadute in termini di competitività e occupazione.

C’è il bisogno di «creare capacità di partenariato pubblico-privato, delle vere e proprie alleanze per recuperare il gap», ha rilevato Bentivogli. In Italia, inoltre, c’è anche un problema di sviluppo territoriale, con la necessità, quindi, di un nuovo paradigma di sviluppo territoriale che il 5G può abilitare in termini di ecosistema. Il PNRR potrebbe rappresentare un’utile risorsa a tal proposito. 

«consapevolezza, velocità, sburocratizzazione»

«La connessione è la cifra generale dalla quale partire se vogliamo davvero cercare di fare un passo in avanti nel miglioramento della qualità della vita, ma anche nella capacità di dare a tutti più opportunità», ha sottolineato Raffaella Paita, Presidente Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera dei Deputati. Creando reti e connessioni adeguate potremmo essere in grado di affrontare un miglioramento in termini di servizio nella pubblica amministrazione, ma anche per quanto riguarda il sistema sanitario e scolastico – basti pensare alla didattica a distanza, spesso difficoltosa per alcuni ragazzi a causa di una connessioni di bassa qualità. Oltre al PNRR, che è comunque uno strumento perfettibile, ci sono interventi specifici su cui lavorare, da semplificare, in modo da stare al passo con l’Europa, sia a livello nazionale che locale. Il paese, comunque, deve dimostrare consapevolezza, velocità, sburocratizzazione.

La formazione, è uno strumento fondamentale su cui investire. Paita è sulla stessa linea di Bentivogli nel rilevare la necessità di collaborazione fra pubblico e privato, nonché di un piano strategico a lungo termine. «Le istituzioni devono fare, e stanno facendo, la loro parte, ma naturalmente si cerca cerchiamo di fare sempre in modo che le cose vadano meglio con lo spirito solito, ottimista e razionale», ha concluso Raffaella Paita.

- Advertisement -spot_img

Talk For

F&NEWS