sabato, 31 Luglio 2021

Una nuova, vecchia Grosse Koalition

Da non perdere

A scorrere il testo dell’accordo fra conservatori e socialdemocratici in Germania, ben 177 pagine che costituiranno la base della prossima alleanza di governo, il primo aggettivo che viene in mente è che questa nuova Grosse Koalition sarà decisamente costosa. Si parla infatti di una cifra che si aggira intorno ai 46 miliardi di euro – quasi il doppio di quanto fu stanziato per la scorsa legislatura – destinata principalmente a provvedimenti di sostegno ai redditi, alle famiglie e ai lavoratori.

Gli investimenti vanno cercati un po’ più col lumicino: ed è questa la principale critica mossa da molti esponenti del mondo economico e industriale, il fatto cioè che sembra si sia deciso di favorire misure di ridistribuzione a breve termine a scapito di iniziative strategiche dagli effetti magari meno immediati, ma cruciali per mettere in sicurezza il tessuto produttivo tedesco nel lungo periodo.

Il motivo politico è però abbastanza evidente: è necessario togliere terreno sotto ai piedi dei populisti di Alternative für Deutschland, il partito di estrema destra xenofobo e antieuropeista, che alle elezioni del 24 settembre ha ottenuto un ottimo risultato proprio facendo leva sulle paure e sulle insicurezze di un ceto medio che si sente minacciato dai grandi cambiamenti economici di questo decennio, dalla globalizzazione ai flussi migratori.

Dunque, una nuova Grosse Koalition di sapore molto socialdemocratico, come ha ripetuto lo stesso Martin Schulz durante la conferenza stampa successiva all’accordo: e un’ulteriore conferma la si trova se si scorre la distribuzione dei posti di governo.

Alla SPD, infatti, toccano tre ministeri cruciali: gli Esteri, a cui andrà con ogni probabilità Martin Schulz, il Lavoro e soprattutto le Finanze, quel dicastero fondamentale che – come abbiamo imparato durante il periodo in cui sulla poltrona sedeva Wolfgang Schäuble – è l’unico a potersi confrontare con la Cancelleria da pari a pari.

Ci attende allora un’inversione di marcia rispetto alla rigida austerity di questi anni? Sì e no – o meglio, le cose non sono così semplici. Vediamo perché.

Dal punto di vista delle politiche interne, come abbiamo visto si insisterà molto sulla redistribuzione, ma tutti i partiti si sono impegnati a rispettare lo schwarze Null, lo “zero nero”, cioè l’assenza di creazione di nuovo debito che è stato uno dei risultati più importanti della gestione Schäuble: si spenderà, dunque, ma sempre rimanendo dentro i parametri stabiliti dall’ex Ministro di Merkel – anche perché comunque i soldi ci sono, le casse pubbliche non sono mai state così piene negli ultimi trent’anni.

Non va dimenticato, però, che il Ministero delle Finanze ha anche delle competenze cruciali sul versante europeo: ed è qui che le cose si fanno complicate, ma anche molto interessanti. Il Ministro in pectore, Olaf Scholz, è sì uno dei principali avversari di Martin Schulz dentro il partito, ma condivide con lui una prospettiva fortemente orientata a una maggiore integrazione, sulla scia degli “Stati Uniti d’Europa” evocati proprio da Schulz in un suo importante discorso qualche settimana fa.

A trattare in sede europea, dunque, arriverebbe qualcuno molto più vicino alla sensibilità europeista dei leader progressisti del continente, qualcuno molto più aperto alle proposte di riforma di Emmanuel Macron.

Il problema, però, è che si tratta pur sempre di un governo di compromesso, e non è affatto detto che dall’altra parte, quella dei conservatori dell’Union, si sia pronti ad accettare l’abbandono del principio prevalentemente intergovernativo che è servito da linea guida negli anni scorsi: e le difficoltà che sicuramente verranno si notano nel testo dell’accordo, dove si parla di rimodulazione del budget europeo e di una modifica del Meccanismo Europeo di Stabilità in senso più strutturale, ma non c’è traccia della figura del Ministro delle Finanze Europeo tratteggiato dal Presidente francese né di altri dettagli concreti su come farle, queste riforme necessarie.

Insomma, le condizioni per un’inversione di marcia ci sarebbero: forse a mancare, però, è il contesto giusto.

 

di Edoardo Toniolatti

[dt_quote font_size=”normal”]L’accordo tra CDU e SPD per il nuovo governo della Germania sembra aprire alla possibilità di un’apertura ad una maggiore integrazione europea[/dt_quote]
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