sabato, 31 Luglio 2021

Riforma si, riforma no. Il mondo digitale al bivio sulle regole del copyright.

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Le regole sul copyright sono diventate anacronistiche dopo l’avvento del digitale? È giusto tutelare i titolari del diritto d’autore oppure le misure contro le piattaforme rappresentano l’ennesimo attacco ai big tech e rischiano di mettere a repentaglio la libera circolazione di contenuti online?

Sono queste a grandi linee le perplessità che accompagnano il dibattito sulla direttiva europea sul copyright. In realtà da tempo l’Unione Europea intende ridefinire le norme alla base del diritto d’autore per adeguarle alle trasformazioni intervenute in ambito tecnologico e le proposte risalgono al settembre 2016. Negli ultimi giorni tuttavia, si è ripreso a parlare di questa materia perché era previsto il voto sulla direttiva da parte dell’Europarlamento.

La riforma complessiva ha tre scopi principali: facilitare l’accesso cross border a contenuti protetti dal diritto d’autore in rete, ampliare l’uso di materiale coperto dal copyright per fini educativi e di ricerca e garantire un miglior funzionamento del mercato al fine di stimolare la produzione di testi di qualità[1].

Tuttavia due articoli della direttiva oggetto dell’esame del Parlamento europeo hanno sollevato più di una perplessità. Si tratta in particolare dell’articolo 13 e dell’articolo 11. Il primo stabilisce che le società di informazione che archiviano e condividono con il pubblico molto materiale soggetto a copyright, devono garantire il rispetto degli accordi preventivamente presi con gli autori per l’uso dei loro contenuti. In caso contrario devono vietarne la disponibilità, operando di fatto una sorta di verifica preventiva per evitare che finisca in rete materiale non autorizzato. Come riporta tra gli altri Il Post [2], solo le grandi piattaforme sono tuttavia in grado di usare strumenti che operano questo controllo preliminare e inoltre, tale disciplina secondo alcuni, di fatto limiterebbe la circolazione delle informazioni in Rete. Sul sito dell’Ue [3] si legge invece che lo scopo della misura è offrire garanzie ai titolari dei diritti d’autore affinché vengano remunerati per l’utilizzo del loro materiale. Viene inoltre specificato che la disposizione è rivolta alle piattaforme digitali più che ai singoli utenti. Le molteplici interpretazioni però lasciano campo aperto a più di un dubbio. L’altro articolo discusso è l’undicesimo, che secondo alcuni celerebbe una sorta di tassa sui collegamenti ipertestuali, dal momento che le piattaforme dovrebbero concordare con gli editori una licenza annuale per poter condividere i link ai loro articoli. Come evidenzia ancora Il Post [4], la querelle tra editori, social network e motori di ricerca è di vecchia data, infatti i primi si lamentano perché le piattaforme mostrano i propri link senza ricavarci nulla, le seconde invece sostengono che proprio grazie alla loro anteprima gran parte di chi naviga venga indirizzato sui siti web di notizie. Ancora sul portale dell’Unione Europea [5] si legge che la Commissione Europea non intende fissare una “hyperlink tax” e che la disposizione non incide sulla possibilità per i singoli utenti di condividere link a siti web o a testate giornalistiche, piuttosto serve a rafforzare la posizione contrattuale degli editori quando negoziano l’uso dei propri contenuti con le piattaforme. L’opinione pubblica si è divisa e personaggi più o meno coinvolti si sono schierati a favore oppure contro l’approvazione delle modifiche del quadro normativo. Tra i primi vi è anche Paul McCartney che ha pubblicato una lettera aperta [6] in cui ha scritto che la musica e la cultura contano ma dietro hanno il lavoro di tante persone e infatti generano occupazione, crescita economica e innovazione digitale. Secondo l’ex Beatles è giusto che gli artisti vengano remunerati adeguatamente da chi condivide le loro opere sulle piattaforme che ne ricavano sicuramente dei vantaggi. L’articolo 13 della direttiva servirebbe, a suo dire, proprio a colmare il divario tra i ricavi di queste ultime e i mancati introiti di chi produce musica.

Intanto nella tanto attesa seduta plenaria di giovedì scorso, il Parlamento Europeo ha respinto il mandato negoziale proposto dalla commissione giuridica il 20 giugno. L’ha fatto con 318 voti contrari, 278 voti favorevoli e 31 astenuti.  La discussione riprenderà nella prossima sessione plenaria di settembre, con la possibilità di emendamenti [7] fornendoci quindi più tempo per capirne di più sull’intricata questione.

 

di Giusy Russo

 

[1] https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/modernisation-eu-copyright-rules

 

[2] https://www.ilpost.it/2018/06/23/unione-europea-regolamento-copyright/

 

[3] https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/faq/frequently-asked-questions-copyright-reform

 

[4] Ancora da https://www.ilpost.it/2018/06/23/unione-europea-regolamento-copyright/

 

[5] Ancora da https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/faq/frequently-asked-questions-copyright-reform

 

[6] https://www.nme.com/news/music/paul-mccartney-calls-meps-back-music-copyright-law-change-2349934

 

 

[7] http://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20180628IPR06809/copyright-il-parlamento-riesaminera-le-norme-a-settembre

[dt_quote]La riforma complessiva ha tre scopi principali: facilitare l’accesso cross border a contenuti protetti dal diritto d’autore in rete, ampliare l’uso di materiale coperto dal copyright per fini educativi e di ricerca e garantire un miglior funzionamento del mercato al fine di stimolare la produzione di testi di qualità. Tuttavia due articoli della direttiva oggetto dell’esame del Parlamento europeo hanno sollevato più di una perplessità. Si tratta in particolare dell’articolo 13 e dell’articolo 11.[/dt_quote]
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