sabato, 31 Luglio 2021

Quando a Rambouillet l’Occidente ritrovò la bussola dell’ottimismo

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Il 15 novembre del 1975, quando si incontrarono nel castello quattrocentesco di Rambouillet, a cinquanta chilometri da Parigi, i capi di stato e di governo dei sei paesi più industrializzati del mondo (Usa, Regno Unito, Germania Federale, Francia, Italia, Giappone) avevano almeno una cosa in comune: il pessimismo.

Per l’Occidente le cose andavano male. Dopo la fine del sistema di Bretton Woods e dei cambi fissi (1971), la finanza internazionale sembrava in uno stato di anarchia. O, meglio, fuori dal controllo degli stati nazionali. Inoltre la guerra arabo-israeliana del Kippur (1973) aveva provocato il rialzo vertiginoso dei prezzi del petrolio, arricchendo i paesi produttori dell’Opec, ma aumentando i costi nei paesi industriali. Era arrivata la recessione. Ed erano arrivati i profeti di sventura. Un’equipe di scienziati del MIT aveva pubblicato un rapporto che intendeva mettere in guardia dai rischi, per il pianeta terra, della crescita economica (D.Meadows e altri, I limiti dello sviluppo, Mondadori, 1972). Ma erano le stesse democrazie liberali che apparivano traballanti.

Gli Usa venivano dalle drammatiche dimissioni di Richard Nixon e avevano un presidente, Gerald Ford, non eletto. La Gran Bretagna era alle prese con la questione irlandese e, in quel clima da guerra civile, i laburisti cominciarono a nutrire l’ossessione di un colpo di stato militare. In Italia (presente alla conferenza con il premier Aldo Moro) i comunisti sembravano ormai alle soglie del governo. Il che era l’incubo del cancelliere tedesco. Anche la Germania di Helmut Schmidt, peraltro, fra terrorismo rosso, crisi economica e tensioni sociali, covava profonde incertezze.

A Rambouillet invece le cose andarono bene. Bene per l’Occidente, ma anche (di conseguenza) per il resto del mondo. I Sei Grandi si accordarono per una maggiore vigilanza sulla finanza internazionale e sulle politiche finanziarie nazionali (attraverso il Fmi), escludendo tuttavia ogni ritorno ai cambi fissi. E puntarono su una strategia che mirava a rafforzare l’interdipendenza dei paesi occidentali, a dividere il fronte dell’Opec e a garantire il controllo geopolitico del Nord del mondo. In un quadro di liberi mercati e libera economia.

Era la linea suggerita dal Segretario di Stato Harry Kissinger. Tra la visione vincolista dei francesi e quella opposta degli americani, avevano vinto gli americani. Pochi anni dopo, i prezzi del petrolio calarono sensibilmente, mentre nuovi paesi, dal Brasile all’India e all’Asia orientale, si affacciavano allo sviluppo. La recessione venne superata. Rambouillet aveva aperto l’era della globalizzazione.

 

di Paolo Macry

[dt_quote]La recessione venne superata: il vertice internazionale aprì l’era della globalizzazione[/dt_quote]
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