sabato, 31 Luglio 2021

Prestate attenzione a tecnologia, innovazione, imprenditorialità per una crescita a lungo termine

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Articolo di Datuk Dr John Antony Xavier, New Straits Times

Traduzione di Carlo Minopoli

La trasformazione economica degli Stati Uniti – che ha alla base la tecnologia – ha reso la produzione e i servizi la maggiore fonte di occupazione.

Warren Bennis, un guru della gestione, nel tempo, ha osservato che la fabbrica del futuro avrà solo due impiegati: un uomo e un cane! Il compito dell’uomo è di nutrire il cane, e il compito del cane è di mordere l’uomo nel caso in cui tocchi la console che controlla a distanza la fabbrica. Questo scenario è veritiero oggi, nelle fabbriche intelligenti: meno il cane, ovviamente!

Il World Economic Forum (WEF) prevede che quasi la metà dei posti di lavoro potrebbero essere automatizzati in futuro. Entro il 2030, 800 milioni di posti di lavoro andranno sostituiti dalle macchine. Erik Brynjolfsson, professore presso il Massachusetts Institute of Technology, lo afferma francamente: “Non esiste una legge economica che stabilisca che tutti trarranno beneficio da una rivoluzione industriale. È possibile che una maggioranza venga lasciata indietro”.

È vero, le interruzioni del lavoro sono state dilaganti in tutte le rivoluzioni industriali. James Watt, un inventore scozzese, ha innescato la prima di queste, con la sua invenzione del motore a vapore nel 1776. Ha portato i Ludditi – operai inglesi – a distruggere macchinari che ritenevano, stessero distruggendo il loro lavoro.

Le successive rivoluzioni trasformarono anche il commercio e l’industria, sebbene con grave dislocazione verso l’occupazione. Ma la paura di causare un calo permanente dell’occupazione non si è materializzata.
Ad esempio, durante la prima rivoluzione industriale, nonostante il vandalismo luddista, il reddito medio nel Regno Unito è aumentato del 40% dal 1823 al 1873, mentre il rapporto di occupazione è aumentato dal 43 al 47%.

La demistificazione dell’apparente paradosso che la tecnologia distrugge i posti di lavoro, ma ne crea molti altri, ha tre implicazioni principali per la nostra economia.

In primo luogo, come Robert Solow, vincitore del premio Nobel per l’economia postulò, la capacità del progresso tecnologico di catalizzare l’espansione economica. Allo stesso modo, Joseph Schumpeter, un economista austriaco, ha visto che la “distruzione creativa” delle aziende è alla base della crescita economica. Le mutazioni industriali inducono una crescita della produttività che aumenta i redditi. Questi poi aumentano la domanda di beni, servizi e nuove industrie e creano nuovi posti di lavoro per i disoccupati.

La trasformazione economica degli Stati Uniti che ha alla base la tecnologia, ha reso la produzione e i servizi la maggiore fonte di occupazione. Nel 1850, l’agricoltura impiegava metà della forza lavoro americana. Oggi impiega solo l’uno per cento.

In secondo luogo, l’imprenditorialità è vitale per il progresso tecnologico. Schumpeter considerava l’innovazione “un’impresa non di intelletto ma di volontà”. Richiede un imprenditore che è costantemente alla ricerca di rendimenti superiori sul mercato. I notevoli risultati di Ren Zhengfei e Steve Jobs sono l’incarnazione dell’imprenditoria che Schumpeter immaginava. Ren, ad esempio, ha fatto crescere Huawei passando da un importatore di apparecchiature per telecomunicazioni nel 1987 a diventare il più grande produttore di apparecchiature per telecomunicazioni al mondo, oggi.

È quindi necessario che il governo acceleri l’imprenditorialità nell’economia. Le start-up dovrebbero essere aiutate da maggiori finanziamenti economici e più supporto istituzionale.

L’innovazione richiede ricerca e sviluppo (R&S) in prodotti e tecnologia. I paesi avanzati sono riusciti a innovarsi grazie al sostegno pubblico su R&S di circa il 4,0 per cento del PIL. Dobbiamo aggiornare la nostra capacità di innovazione raddoppiando almeno la nostra spesa attuale.

In terzo luogo, per rispondere ai cambiamenti tettonici nell’occupazione, dobbiamo potenziare la nostra forza lavoro in modo che possa spostarsi da lavori 3D (sporchi, pericolosi e noiosi) a 2D (guidati dal digitale) e diventare necessaria nell’era del 5G. Il WEF identifica le competenze trasversali del pensiero critico, della creatività, delle abilità delle persone e dell’intelligenza emotiva come ugualmente vitali nell’era digitale.

Speriamo che la crescita a lungo termine, grazie alla tecnologia, all’innovazione e all’imprenditorialità, nonché alla coltivazione dell’IT e delle competenze trasversali, sarà adeguatamente affrontata dai governi.

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