lunedì, 21 Giugno 2021

Lo stato francese perde una causa storica per inerzia climatica

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Articolo di Lucie Duboua-Lorsch, Euractive

Traduzione di Flavia Stefanelli

Il tribunale amministrativo di Parigi ha riconosciuto mercoledì (3 febbraio) le “carenze difettose ma parziali” dello Stato francese nella lotta al riscaldamento globale in quello che è stato definito “il caso del secolo”.

In una decisione tanto attesa, il tribunale amministrativo di Parigi ha emesso la sentenza nel “primo grande processo climatico francese”, come è stato descritto dal relatore pubblico il 14 gennaio, quando si sono aperte le udienze.

Nella sentenza pronunciata mercoledì, i giudici francesi hanno riconosciuto le “colpe” dello Stato nella lotta contro il riscaldamento globale, sostenendo la denuncia presentata dai quattro gruppi ambientalisti: Notre Affaire à tous, Fondation Nicolas Hulot, Greenpeace e Oxfam.

Secondo le quattro ONG ambientaliste che hanno fatto causa allo Stato per “inerzia climatica”, questa è una “vittoria storica”.

I giudici si sono dati due mesi per decidere se ordinare o meno al governo di agire per proteggere il clima.

Parzialmente responsabile

Sulla base di numerosi rapporti e studi che hanno lasciato pochi dubbi in materia, il tribunale di Parigi ha evidenziato il “danno significativo agli elementi e alle funzioni degli ecosistemi” come definito nel codice civile.

Ma mentre l’incapacità di agire dello Stato è indiscutibile, la corte ha riconosciuto solo in parte la sua responsabilità per la crisi climatica.

“Per quanto riguarda gli impegni che aveva preso e non è riuscito a rispettare nell’ambito del primo bilancio del carbonio, lo stato deve essere ritenuto responsabile […] per una parte del danno ecologico”, afferma la sentenza.

Lo stesso vale per il miglioramento dell’efficienza energetica o delle energie rinnovabili. In entrambi i casi, il tribunale ha affermato che “se l’indagine mostra quindi che nemmeno gli obiettivi fissati dallo Stato sono stati raggiunti, il divario tra obiettivi e risultati […] non può essere considerato come un contributo diretto all’aggravamento del danno ecologico per il quale le associazioni ricorrenti chiedono un risarcimento ”.

Mentre le ONG hanno espresso un entusiasmo travolgente dopo il processo, in gran parte rafforzato dai messaggi e dai video pubblicati sui social network, molti osservatori sono stati più cauti.

È stato il caso dell’avvocato ambientale Arnaud Gossement, che ha trovato “difficile accontentarsi di una sentenza che ammette solo una colpa abbastanza lieve da parte dello Stato”, vale a dire solo sul bilancio del carbonio.

Secondo Gossement, si devono aspettare le “decisioni finali” prima di poter effettuare una valutazione finale.

“Il caso del secolo non è finito”, ha aggiunto.

Un caso da seguire

Oltre a riconoscere una parziale inadempienza dello Stato, il tribunale ha emesso una “istruzione supplementare”.

I giudici si sono quindi dati due mesi prima di decidere se incaricare o meno il governo di adottare misure aggiuntive per combattere il riscaldamento globale, dando il tempo di presentare le osservazioni “dei ministeri competenti a tutte le parti”. Su questo punto, la Corte ha seguito le raccomandazioni del relatore pubblico formulate nella prima udienza del 14 gennaio.

Inoltre, il tribunale ha anche ordinato allo Stato di versare un simbolico euro a ciascuna delle quattro associazioni “a titolo di risarcimento del danno morale”.

Più che una “vittoria storica”, questa sentenza è un primo passo verso la giustizia climatica. Poiché la futura legge sul clima dovrebbe essere presentata al Consiglio dei ministri il 10 febbraio, le ONG ricorrenti sperano che “la giustizia non si limiti a riconoscere la colpa dello Stato, ma lo costringa anche a prendere finalmente misure concrete per rispettare, almeno, gli impegni sul clima”.

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