domenica, 29 Gennaio 2023

La tecnologia ha creato più lavoro di quanto ne abbia distrutto

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Non è raro ascoltare o leggere punti di vista estremamente negativi sugli scenari del mondo del lavoro: pare che il sistema delle professioni sia profondamente cambiato e destinato a chiudere le porte a decine di lavori per le quali macchine, tecnologie varie e curiosi ecosistemi di Internet of Things saranno senz’altro preferiti alla manodopera umana.

La società di consulenza Deloitte, a tal proposito, ha recentemente prodotto uno studio al fine di fare luce sulla relazione che intercorre tra lo sviluppo della tecnologia e il mercato del lavoro. I dati, perché lo studio è basato sui dati, sono censimenti che risalgono al 1871 e arrivano sino ad oggi e fanno luce in particolare su Inghilterra e Galles.

Partendo da così lontano sarebbe lecito aspettarsi di osservare, negli ultimi 140 anni, un’evoluzione dello scenario piuttosto irregolare. Invece, di decennio in decennio si osserva una progressiva diminuzione di lavori basati sulla forza fisica – in particolare nel settore agricolo – per i quali sono intervenute tecnologie in grado di sostituire il lavoro umano, e una crescita altrettanto progressiva di lavori nel settore dell’assistenza, della creatività, dei servizi.

Lo studio, finalista per il premio Rybczynski della Society of Professional Economists, conclude facendo luce sul ruolo che avrebbe avuto il progresso tecnologico: la tecnologia è stata una “grande macchina per creare posti di lavoro”.

In particolare, se osserviamo anche soltanto gli ultimi due decenni, vale a dire gli anni tra il 1992 e il 2014, troviamo un aumento del 909% delle professioni nel campo dell’assistenza; nello stesso periodo si verifica un incremento del 580% di figure di supporto all’insegnamento e all’istruzione, una crescita del 183% nel settore del benessere, hospitality, un aumento del 168% degli operatori di cura e degli assistenti domiciliari.

Fonte: The Guardian

Come affermano gli autori Ian Stewart, Debapratim De e Alex Cole, le macchine progressivamente hanno tolto agli esseri umani lavori che tutto sommato non vorremmo realmente continuare a svolgere, ma, soprattutto, la tecnologia ha contribuito a creare un mondo in cui sono estremamente necessari lavori che prima non esistevano, o di cui si sentiva meno il bisogno.

Il rapporto cita un “profondo cambiamento”, con un mutamento del lavoro che ieri era una serie di attività e mansioni basate sulla forza fisica, oggi è cura, istruzione, fornitura di servizi agli esseri umani.

In alcuni settori che sono cresciuti a vista d’occhio come medicina, istruzione e servizi professionali, la tecnologia ha aumentato la produttività creando ancora più lavoro, di conseguenza l’occupazione è aumentata allo stesso tempo: con il fatto che negli ultimi decenni sia diventato sempre più semplice accedere alle informazioni, tutti i sistemi basati sulla conoscenza si sono dovuti evolvere ed è cresciuta la domanda di personale altamente qualificato per affrontare il cambiamento.

Con la crescita dei redditi, sono cresciuti i servizi alle persone e insieme a questi è cresciuta la domanda per il tempo libero: un dato curioso è che nel 1871 c’era un parrucchiere o un barbiere per 1793 persone dell’Inghilterra e del Galles, oggi ce n’è uno per 287 persone.

In un celebre TEDTalkDavid Autor conferma lo studio Deloitte: il settore del lavoro evolve perché, se i processi tendono a diventare più efficienti, l’azione del singolo lavoratore ha un peso ancora più cruciale di quanto non ne avesse decenni fa.

Fonte: TEDTalk

Contemporaneamente, si verifica una sorta di polarizzazione del lavoro rispetto al passato: le professioni ad alta specializzazione, per cui è richiesta una formazione accademica per intenderci, sono cresciute; crescono, meno, anche quelle per cui è richiesta minore specializzazione, come il settore ristorazione, sicurezza, assistenza.

Sono, invece, le competenze medie – Autor parla per lo più operativi del settore della produzione, o una certa tipologia di operatori commerciali – che sono sempre meno richieste: perché questo tipo di mansioni sono più facilmente sostituibili se la struttura verticale tende ad accorciarsi.

In conclusione potremmo dire che la tecnologia pare essere un acceleratore dell’evoluzione del lavoro umano, se intendiamo questo accelerare nel senso corretto. Scenari drammatici che presagiscono la scomparsa di centinaia di professioni umane di solito si basano su ragionamenti che hanno due grandi falle: innanzitutto, quasi nessuna di queste analisi si basa sui dati, e, come vuole Edwards Deming, “Without data you’re just a person with an opinion”.

In secondo luogo, chi immagina un futuro apocalittico per gli esseri umani, tende a non considerare che lo sviluppo della tecnologia non è un affare che riguarda solo il presente, ma è possibile osservare l’evoluzione del lavoro su centinaia di anni. E se oggi siamo qui a parlarne, probabilmente non sta accadendo niente che non si possa controllare.

 

di Noemi Borghese

[dt_quote font_size=”normal”]chi immagina un futuro apocalittico per gli esseri umani tende a non considerare che lo sviluppo della tecnologia non è un affare che riguarda solo il presente, ma è possibile osservare l’evoluzione del lavoro su centinaia di anni[/dt_quote]
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